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In questo album Stefano Mordenti non risponde ma, piuttosto, suggerisce la prima di molte domande che l’artista si pone in un viaggio di un animo maturo, ricco di trascorsi ed esperienze, con tratti di nostalgia verso il passato ma con un futuro ancora tutto da scrivere. L’artista tratteggia un indagar se stesso sin dal primo brano "A piedi nudi corri", ascoltando le proprie emozioni, descrivendone i tratti attraverso una scrittura musicale coerente con gli stati d’animo ed osservando il mondo e lui stesso. Mordenti crea percorsi armonici che assurgono a dimensioni quasi epidermiche, scrivendo su se stessi parole che raccontano con forza, come in "La maschera", storie di dubbi e ricordi, confronti, speranze ed entusiasmi. Una navigazione che vira spesso verso visioni mature e mai illusorie, ma ancora (come nel brano "Volare sognare") di chi, a dispetto di trascorsi anche difficili come nel racconto di "dove sono le tue risate", non ha perso mai la capacità di salvarsi dal cinismo e dalla disillusione, come descrive nel brano "innamorarmi ancora" quando afferma "troverò la chiave", un vero e proprio leit motiv. Le sonorità sono in prevalenza pop con accenni ad un “rock” privo di spigolosità estreme, con escursioni di ricerca mai troppo caratterizzanti, con sfumature insolite dalla prevalenza melodica che caratterizzano la maggior parte delle composizioni. Stefano Mordenti non rinuncia anche a sperimentare fornendo elementi di rottura adeguati a sottolineare la descrizione degli stati emotivi più critici, in un racconto di umanità che prende per mano chi ascolta e lo traghetta nel suo mondo intimo (come magistralmente riesce a fare nel brano "Come cambia il vento") per portarlo dentro una riflessione profonda, ricca di speranza e di amore, sino ad arrivare a farsi quella fatidica domanda che da il titolo all’album. |
Stefano Mordenti: (MOR) Autoproduzione
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