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A lasciare sgomenti è sia la copertina, con i suoi apparenti richiami alla pop art di Andy Warhol, sia la musica, totalmente protesa verso un pop commerciale di stampo britpop, movimento che pare emulato dai quattro anche a livello estetico e posturale. L'hard rock di un tempo è ormai del tutto superato a favore di un sound pop vagamente macchiato di latente substrato psichedelico. A parte "Regeneration", brano che scimmiotta con scarso successo i Procupine Tree più acidi e rumorosi, l'album viaggia in bilico tra la scena indie e una formula che subisce la poco credibile ascendenza di Oasis, Radiohead e Coldplay, pur infarcita di vaghe ed occasionali chitarre distorte. Tutto molto ben suonato, invero, ma francamente poco in linea con la seminale ruvidità ancorata agli anni '70 di cui alla pregressa discografia del gruppo tedesco. Anche "Star", un'ottima escursione onirica di stampo floydiano (pur filtrata in chiave orecchiabile, malcelatamente indirizzata ai fan delle band poco sopra citate), non salva un album che, se in termini di valore assoluto ostenta una sua autonoma validità, appare invece, con specifico riguardo ai trascorsi dell'organico teutonico, quale passo falso totalmente ingiustificato. |
Christoph "Lupus" Lindemann - vocals, guitar Anno: 2025
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