|

Dopo la oramai lontana prima esperienza dell'album omonimo del 2018 è in arrivo (uscita prevista per il 19 settembre) l'ultimo lavoro degli Aerostation, il dinamico trio hard-prog che ha fatto del crossover la sua caratteristica distintiva, che ho avuto l'opportunità di sentire in anteprima.
La band si configura come un supergruppo formato da tre musicisti sopraffini ben noti sulla scena musicale italiana (e non solo) anche per i loro lavori solisti e le collaborazioni illustri: il tastierista Alex Carpani, il batterista Gigi Giovanni Cocchi e il bassista Jacopo Rossi. I DNA portati in dote alla band da ogni membro riescono in qualche modo a fondersi per formare qualcosa di diverso, di evoluto, un qualcosa difficile da catalogare; 'Rethink' si compone infatti di 11 brani che, se da un lato si muovono omogeneamente nel solco di un hard-prog tradizionale caratterizzato da un gusto raffinato, espresso con un linguaggio crudo e diretto senza autocompiacimenti e da una perizia tecnica fuori scala, dall’altro riescono a descrivere luoghi ed emozioni facilitando l’astrazione e la catarsi. Il disco si apre con la breve ma densa "The Dive", un'introduzione strumentale che funge da trampolino per l’intero lavoro: una composizione incisiva, dal ritmo serrato e dall'atmosfera tesa, che stabilisce fin da subito l'identità sonora del gruppo. Il brano si conclude con un crescendo che sfocia naturalmente nella successiva "A Distant Cry", uno dei pezzi chiave dell'album. Qui emerge chiaramente un'energia quasi metallica, pur in assenza della chitarra elettrica, grazie a una sezione ritmica potente e dinamica. Il riff principale – cupo, granitico, ma anche melodicamente articolato – guida l'ascoltatore attraverso un paesaggio sonoro in cui si bilanciano tensione ed eleganza. Con "Life is Calling", il gruppo cambia registro e si muove verso territori più raffinati e stratificati, che ricordano la produzione più matura dei Dream Theater, con armonie che si fanno via via più sofisticate e ampie. "The Wait is Over" e "Run as the Sun Goes Down" segnano un ulteriore spostamento verso sonorità post-rock, vicine alle atmosfere sospese e riflessive dei Porcupine Tree, con un pizzico di psichedelia qua e là. Il primo è costruito su un crescendo emozionale che parte da trame minimali per esplodere in un climax strumentale avvolgente; il secondo, invece, si distingue per una narrazione musicale più cinematica, quasi visuale, dove ogni strumento contribuisce alla costruzione di una architettura tridimensionale malinconica. Ulteriore svolta è il brano "Life is Too Short", con una melodia che si fa più cantabile e aperta, richiamando lo stile degli Yes, in particolare per merito della performance vocale di Carpani, elegante ed espressiva, ed al suo timbro distintivo in classico mood prog: vero e proprio marchio di fabbrica della band. Con "Meet Me at the End of the World", la band osa ancora di più introducendo elementi ritmici vicini alla musica dance, grazie a riff ipnotici e groove elettronici che non tradiscono l’impianto prog, ma lo aggiornano con un piglio moderno e accessibile. Questa sperimentazione ritmica risulta sorprendente ma efficace, dimostrando la versatilità compositiva dell'ensemble. "Fly Over Me" è un breve intermezzo che strizza l’occhio alla new wave degli anni ’80, con atmosfere notturne e un certo minimalismo elettronico. Il brano funge da ponte verso un ritorno a toni più duri e cupi, preparandoci alle successive "Drive My Soul" e "Soulshine". Entrambi questi pezzi si muovono in territori hard-prog, dove ritmi incalzanti e strutture complesse si fondono con melodie dilatate e arrangiamenti sofisticati. In "Drive My Soul", arpeggi eterei e un groove deciso costruiscono un’atmosfera potente, mentre "Soulshine" gioca su contrasti dinamici, alternando momenti di quiete a esplosioni strumentali, sempre mantenendo un’impronta post-rock. A chiudere il disco, troviamo "Messiah", brano manifesto dell’intero progetto. Qui confluiscono tutte le anime del lavoro: il prog classico e quello moderno, il lirismo vocale, le suggestioni elettroniche e la forza della sezione ritmica. Il brano riassume l’identità della band in una lunga suite strutturata in più sezioni, con una forte tensione narrativa e una produzione sonora impeccabile. "Messiah" è il culmine e la sintesi del "rethink" proposto: un prog allineato con la modernità, eterogeneo, fruibile, pensato per i media contemporanei ma anche fedele alla sua radice estetica. Coraggioso, infine, nel tentare un melange di suoni ed emozioni per un nuovo approccio, per un “ripensamento” del prog. Bella prova sperando di non dover ancora aspettare altri 7 anni per un nuovo viaggio musicale con gli Aerostation.
|
|

AEROSTATION Rethink
Alex Carpani: voce, tastiere, chitarra, drum machine Gigi Cavalli Cocchi: batteria, percussioni Jacopo Rossi: basso
Tracklist:
01. The dive 02. A distant cry 03. Life is calling 04. Meet me at the end of the world 05. The wait is over 06. Drive my soul 07. Life is too short 08. Fly over me 09. Soulshine 10. Run as the sun goes down 11. Messiah
Pubblicazione: 2025 Label: Independent Artist Records Genere: prog rock

|