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Nel corso della loro carriera hanno pubblicato un promettente demo nel 2005, compaiono con cinque brani nell'album del 2006 "Tworzenia, Resurrezione, Démence", diviso equamente con gli italiani Hateful e i francesi Impureza, e finalmente nel 2010 si fanno conoscere ad una platea più ampia grazie al bel disco d'esodio "Child in Hell". Il gruppo ha cavalcato l'onda con altri due convincenti long playing ("The Great Red Dragon" del 2012 e "There Has Never Been a Son of Me" del 2016), poi, e parte il furente EP "In Agelssness" del 2021, fanno perdere le loro tracce. Il ritorno a livello discografico è costituito dal nuovo album "Euphorias - Stories of my Solitude" che include nove tracce all'insegna del tanto amato death metal ed è disponibile in formato digitale e in CD. La musica, togliamo ogni dubbio, è devastante e vanta un eccellente songwriting. La voce cavernosa del singer, la cura dei suoni e una certa voglia di provare ad inserire elementi di novità in uno stile che ha avuto il suo apice ormai molti anni fa grazie a formazioni quali gli Obituary, i Suffocation, i Morbid Angel, i Cannibal Corpse, i Sinister (l'elenco sarebbe davvero troppo lungo...), costituiscono gli elementi distintivi della proposta targata Hellspawn. Spicca la parte iniziale di "What Shall Not Stand in the Books of Nazareth" in cui fanno capolino le tastiere davvero inusuali nel death. Ci vuole coraggio e, d'altraparte, la band lo ha dimostrato anche in passato. E' giusto quantomeno provare ad uscire dal solito cliché trito e ritrito, considerando oltretutto che questo quartetto polacco possiede un'invidiabile tecnica (ascoltate bene il lavoro alle pelli di Kolman!). Per il resto, gli amanti del genere più ortodosso non potranno che adorare la veemenza dell'opener "Euphorias", della seguente "Helel Ben Shahar" o delle dirompoenti "Elysium" e "Infernal Descension". Death Metale rules again! |
Mariusz Konieczny bass & vocels
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