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Una traversata lisergica tra suono, memoria e libertà espressiva.
Con Whispers of the Electric Wind, gli Interstellar Underground firmano un debutto discografico che ha il sapore di un'esperienza sonora più che di un semplice album. Il gruppo, formato da musicisti di lungo corso della scena romana, nasce in un contesto dal forte valore evocativo: la performance multimediale Around Zabriskie Point, costruita attorno al ritrovamento di un filmato in super 8 girato da Michelangelo Antonioni e dalla sua troupe durante le riprese del leggendario Zabriskie Point (1970), e rimasto per decenni sepolto in un archivio. In quella cornice – che unisce cinema, narrazione e live electronics – la band realizza una colonna sonora originale, accompagnando il reading di Enrico Fico Antonioni con una musica densa, onirica e profondamente immersa nella psichedelia sperimentale di fine anni ’60. Le suggestioni nate da quel lavoro non si esauriscono in quel progetto, ma confluiscono in maniera organica anche in questo primo album, che ne espande l’estetica e ne radicalizza la ricerca sonora. Il sound di Whispers of the Electric Wind si muove lungo traiettorie ben definite ma tutt’altro che prevedibili: i riferimenti vanno dai Pink Floyd della fase Ummagumma al primo krautrock – quello viscerale e cosmico di Ash Ra Tempel e Amon Düül II – passando per gli echi jazz-rock destrutturati della Soft Machine. Ma più che un’operazione revivalistica, il disco si configura come un tentativo consapevole di recuperare lo spirito libertario e improvvisativo di quell’epoca, reinterpretandolo con sensibilità contemporanea. Le composizioni – o meglio, le sessioni improvvisative – si articolano come viaggi sonori, capaci di spaziare da rarefazioni ambient e sospensioni oniriche a momenti più acidi e taglienti, dove la chitarra e il synth assumono un ruolo centrale in lunghi assoli catartici. Il flusso musicale è frammentato e ricomposto secondo una logica più prossima alla tecnica del cut-up di Teo Macero che alle strutture consuete del rock, suggerendo un parallelismo con le jam dilatate dei Grateful Dead o con i mantra cosmici del kraut più visionario. Particolarmente interessante è l’utilizzo delle voci, affidate a due interpreti estremamente diversi tra loro. Da un lato Mauro Tiberi, bassista e sperimentatore vocale noto per la sua attività di ricerca sulle vocalità orientali e sul canto armonico; dall’altro Sara Mandile, batterista e voce che incarna invece una vocalità intimista, prossima al rock alternativo contemporaneo. Il dialogo – o meglio, la tensione – tra queste due anime vocali genera un dinamismo espressivo inusuale e affascinante. L’unica traccia del disco che si avvicina al formato della "canzone" è Waiting, brano di oltre undici minuti che decostruisce l’idea stessa di canzone trasformandola in un raga elettronico dalla struttura fluida e ipnotica. In questo senso, l’intero progetto degli Interstellar Underground appare come un esercizio di disintegrazione delle forme canoniche del rock per dar vita a un linguaggio musicale liquido, imprevedibile, dove le idee melodiche emergono in modo spontaneo, mutate e mutate ancora, libere da costrizioni metriche o armoniche. Whispers of the Electric Wind è anche una riflessione implicita sul presente, su un'epoca in cui l’intelligenza artificiale è ormai in grado di replicare e prevedere con straordinaria efficacia le strutture standardizzate della popular music. Gli Interstellar Underground sembrano voler lanciare una sfida: riconquistare la libertà espressiva perduta, esplorare territori sonori ancora vergini, rivendicare l’imprevisto come valore estetico. In un panorama musicale sempre più algoritmico, la loro proposta suona come un atto di resistenza poetica.
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Mauro Tiberi: Basso, voce Sara Mandile: Batteria, voce Alex Marenga: Chitarra, synth, campioni Gianluca Bacconi: Tastiere, organo, campioni
Anno: 2025 Label: Eclectic Genere: Psichedelia
Tracklist: 01. The Yeti Mountain 02. Waiting (Rainy Mix) 03. Quiet Streets 04. Hallucination Vibes 05. The Enchanted Forest 06. Space Navigator

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