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Brass Camel
Camel

Se Artists and Bands reintroducesse la valutazione numerica, i Brass Camel meriterebbero certamente la votazione massima di 100/100 (a memoria, almeno per ciò che concerne chi scrive, ciò è successo una volta soltanto, recensendo "Silence" degli svedesi Jono).
E' difficile che una nuova uscita discografica riesca ancora a stupire chi ha alle spalle 45 anni di ripetuti ed instancabili ascolti di musica reperita in ogni dove: i Brass Camel si collocano trasversalmente, rispetto a questo trend, schioccando 6 frecce, una per ciascun brano, che colpiscono tutte, indistintamente, il centro del bersaglio.
Qui al loro secondo album, questi canadesi sono in grado di fondere abilmente differenti stili, dal prog all'hard rock, passando per funk, pop, glam e art rock.
Il risultato stupisce per freschezza e spirito innovativo: "Zealot", ad esempio, è un pezzo decisamente prog che offre il pretesto al trio di richiamare la durezza di stampo quasi sabbathiano profusa dagli Yes di "Machine Messiah", sulla quale sono innestate criptiche soluzioni di stampo crimsoniano; il medley "Pick Of The Litter/Chain Reaction" offre un impianto di chiaro stampo hard rock, pur connotato da continui cambi di tempo, impreziosito da impalcature vocali proprie, tra gli altri, di Queen e Mr. Big (UK) e da innesti tastieristici che guardano al Rick Wakeman più enfatico quale sicuro punto di riferimento; il funky permea il substrato sonoro di brani come "On The Other Side" (sarebbe stato perfetto quale colonna sonora della serie "Starsky & Hutch", quantomeno fino a quando il gruppo richiama alcune soluzioni seminali dei Black Crowes più graffianti), e "Borrowed Time" (e agevole pensare che, in un'altra dimensione, il Jimmy Page di "Physical Graffiti" avrebbe potuto partorirne riff e assolo di chitarra). La durata estesa di "Another Day", infine, l'altra suite assieme al brano di apertura, permette al gruppo di ostentare continui esercizi di stile e di esuberanza, invero mai gratuiti: ballata in sitle Aerosmith inizialmente, l'opera offre poi soluzioni stratificate in grado di omaggiare i giganti del prog internazionale: sporadiche elucubrazioni dei Pink Floyd più cerebrali; soluzioni cadenzate che richiamano i deliri apocalittici (in 9/8) dei Genesis di substrato gabrielliano;
aperture cosmiche tipiche degli Yes più visionari; ricchi fraseggi tastieristici devoti ai Kansas più articolati e barocchi.
Messa in questo modo, questa musica sembra un pot-pourri caotico e delirante. Non è così, invece, giacchè questi ragazzi manifestano anche la rara capacità di presentare queste innumerevoli influenze in forma organica e credibile, facendole confluire in un'unica, contestualizzata direzione finale.
Il risultato è a dir poco incredibile, pur nella sua inusuale attitudine, che potremmo definire tanto innovativa quanto sbalorditiva, talchè l'opera tutta, se escludiamo una copertina piuttosto inadeguata, appare totalmente scevra da difetti









Bass, Vocals – Curtis Arsenault
Electric Guitar – Dylan Lammie
Electric Guitar, Vocals – Daniel Sveinson
Keyboards, Vocals – Aubrey Ellefson
Drums, Percussion – Wyatt Gilson

Anno: 2025
Label: Dromedary Recordings
Genere: hard rock, funky, prog, art rock

Tracklist:
1 Zealot 11:09
2 Pick Of The Litter 4:09
3 Chain Reaction 4:29
4 On The Other Side 5:07
5 Borrowed Time 3:30
6 Another Day 11:56

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