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Lo stoner rock e il grunge predominano in "Un'abitudine", un disco potente, ruvido e incisivo nel quale si palesano piacevoli riferimenti ai Kyuss, Queen of the Stone Age, Mudhoney, Soundgarden e Nirvana. Non mancano approcci post-core e blues psichedelici formando nell'insieme un lavoro piacevole, coeso e variegato nello stesso tempo. Convince il cantato in italiano e non è un aspetto secondario (insomma, una volta tanto defenestriamo l'idioma anglosassone!). Brown urla tutta la sua rabbia verso un mondo che non si attaglia più alle esigenze dei giovani (e non solo). L'incertezza, la frustazione, il disagio mentale e le amare riflessioni interiori sono il fulcro delle sue liriche che s'innestano perfettamente in un contesto sonoro granitico e di qualità. Una lavoro promettente che raggiunge apici eccelsi nel fuzz-rock della title track, nella strumentale ballata psichedelica "The Height of Summer" e negli umbratili blues di cui sono intrisi "Marlboro" e "Tattoine". Colpisce in modo particolare l'amara conclusiva "Gocce" che ci parla delle necessità sempre più impellente di assumere psicofarmaci per cercare di stare bene, per fuggire da un realtà che non sopportiamo più, per sopravvivere... una traccia intensa e davvero molto ispirata. Buona la prima ragazzi... ci auspichiampo di vedervi dal vivo pet testare la vostra potenza! |
Vinnie Brown: chitarra & voce
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