Home Recensioni Teatro e altre tendenze Antigone - Milano, Teatro Puntozero Beccaria - dal 25 aprile al 1 maggio 2026

Antigone
Milano, Teatro Puntozero Beccaria
dal 25 aprile al 1 maggio 2026

Teatro e altre tendenze

Entrando in sala, lo spettacolo è già iniziato. Gli attori danzano sul palco ancora prima che le luci si abbassino davvero, come se il teatro non avesse un principio netto ma fosse una dimensione in cui il pubblico decide consapevolmente di entrare.

Ad un tratto si spengono le luci e gli interpreti si disperdono tra le file, la quarta parete si rompe immediatamente, e da quel momento “Antigone”, inscenata dalla compagnia Puntozero, non concede più allo spettatore di restare tale, ma lo integra emotivamente, sin dal principio. Non si assiste soltanto a una tragedia: la si attraversa. Diretto da Giuseppe Scutellà, lo spettacolo rispolvera il testo Sofocleo e inscena la contrapposizione tra obbedienza alle leggi e ribellione, trasformandola in materia viva: è grido di resistenza, motivo di riscatto, è corpo che corre, urla, cade, risale. È il grido di paura, lo spirito di sacrificio, ma anche il mormorio vorace di mille sentenze, è il coro che si moltiplica in lingue diverse, è il tremore fisico che attraversa la platea quando le voci si rincorrono nel buio. La forza di questo allestimento sta soprattutto nella coralità. Il popolo di Tebe non è sfondo, ma organismo vivo. I corpi degli attori si muovono come un’unica creatura inquieta: sussurrano, gridano, saltano, cantano, ballano. La tragedia greca smette di appartenere a un tempo lontano e diventa improvvisamente presente.  Affidare Creonte a un’attrice è una scelta registica potentissima: il personaggio perde ogni rigidità simbolica e diventa puro esercizio del potere, qualcosa che supera il genere e riguarda tutti: in scena resta soltanto lo scontro feroce tra autorità e coscienza.  Antigone dice “non sono nata per condividere l’odio ma l’amore”: qui lo spettacolo tocca uno dei suoi momenti più intensi. In quell’istante non esiste più il personaggio della tragedia greca: davanti a noi c’è solo qualcuno disposto a perdere tutto pur di non tradire ciò in cui crede. In quel momento il silenzio della sala pesa quanto le urla che hanno attraversato lo spettacolo fino a lì. Ciò che resta, uscendo dal teatro, non è tanto la trama che tutti conosciamo, quanto uno stato emotivo difficile da sciogliere. Un senso di stupore quasi infantile, la percezione di aver assistito a qualcosa di necessario. La paura, il dolore, l’amore disperato tra le due sorelle, il conflitto tra legge e coscienza diventano esperienza collettiva. A tratti sembra davvero che il pubblico respiri insieme agli attori. È questo forse il risultato più potente dello spettacolo: non chiedere mai compassione, né costruire distanza. Gli interpreti vengono percepiti solo attraverso la loro presenza scenica, la precisione del lavoro fisico e vocale, la capacità impressionante di sostenere una tensione continua per tutta la durata della tragedia. E proprio per questo il risultato appare ancora più raro: un teatro autentico, feroce e umano, capace di travolgere senza artifici. Alla fine, dopo il buio e l’ultimo tuono, gli attori tornano in scena guardando il pubblico in silenzio. Seguono lunghi minuti di applausi, quasi liberatori. Poi riprende la musica e loro iniziano a ballare tra le file, abbracciano gli spettatori, sorridono esausti. È un finale che non spezza la tensione ma la trasforma in qualcosa di luminoso. Come se, dopo aver attraversato la tragedia, restasse soltanto una grande energia condivisa. In questa messinscena, interpretata insieme ai giovani detenuti del carcere minorile Beccaria di Milano, forse ritroviamo il miracolo del teatro: si esce dalla sala con la sensazione di avere ancora addosso le voci, i battiti, i respiri di chi è stato in scena. “Antigone” di Puntozero è uno spettacolo che la compagnia ripropone ogni anno, non solo perché piace, ma perché dai classici non si finisce mai di imparare: si attraversa, si subisce, si porta via con sé.  Perderla significherebbe rinunciare a uno di quei momenti in cui il teatro torna davvero a essere necessario.


ANTIGONE

diretto da Giuseppe Scutellà
con la compagnia Puntozero
traduzione di Maria Grazia Ciani

Un’icona del repertorio di Puntozero, Antigone è entrata stabilmente nella storia della compagnia fin dal debutto nel 2009 e poi al Piccolo Teatro nel 2019. Diretto da Giuseppe Scutellà, lo spettacolo nasce dall’incontro tra il testo di Sofocle, presentato nella traduzione limpida di Maria Grazia Ciani, e la vitalità della compagnia composta da giovani detenuti e non del Carcere Minorile Cesare Beccaria di Milano.

La forza della parola antica si rinnova nella scena essenziale, dove il conflitto tra Creonte e Antigone — tra νόμος, la legge della polis, eγραπτα νόμιμα, le leggi non scritte degli dèi — si fa carne e voce.

(fonte: comunicato stampa).



Teatro PuntozeroBeccaria

Via Calchi Taleggi, 20,
20152 Milano
tel: 340 80 36 703



Banner

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.