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Il programma propone tre capolavori del repertorio sinfonico tardoromantico: Don Juan di Richard Strauss, il poema sinfonico Polednice (La strega di mezzogiorno) di Antonin Dvorak e la Sinfonia n. 2 di Johannes Brahms. La serata inaugurale sarà inoltre trasmessa in diretta da Rai Radio3. I biglietti sono disponibili a prezzi compresi tra 15 e 90 euro presso la biglietteria del Teatro La Fenice, i punti vendita Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e online sul sito www.teatrolafenice.it. Nato ad Hannover nel 1980, Cornelius Meister è una delle figure più autorevoli della direzione d’orchestra europea. Dal 2018 ricopre il ruolo di direttore musicale generale della Staatsoper e della Staatsorchester di Stoccarda; in precedenza è stato per otto anni direttore principale e artistico dell’Orchestra Sinfonica della Radio ORF di Vienna e direttore ospite principale della Yomiuri Nippon Symphony Orchestra di Tokyo. Le sue interpretazioni sono state premiate da importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Gramophone Award, l’International Classical Music Award, l’Opus Klassik come Conductor of the Year, il Diapason d’Or e il German Record Critics’ Award. Dopo i debutti italiani con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel 2014 e con il Teatro alla Scala nel 2015, è tornato regolarmente nel nostro Paese, dirigendo, in tempi più recenti, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Il concerto sarà aperto dall’esecuzione del Don Juan, composto da Richard Strauss nel 1888 quando il musicista aveva appena venticinque anni. Primo grande poema sinfonico del compositore bavarese, il lavoro segnò il suo ingresso sulla scena internazionale e rilanciò un genere che sembrava aver ceduto il passo al ritorno della sinfonia. Ispirato alla reinterpretazione del mito di Don Giovanni elaborata dal poeta Nikolaus Lenau, il brano tratteggia un protagonista inquieto e tormentato. Seguirà la Polednice (La strega di mezzogiorno) di Antonin Dvorak, composto nel 1896 dopo il ritorno del musicista a Praga dagli anni trascorsi negli Stati Uniti. In questa fase finale della sua carriera, Dvorak abbandonò progressivamente sinfonie e quartetti per dedicarsi ai poemi sinfonici e all’opera. Dopo l’intervallo, il programma culminerò con la Sinfonia n. 2 di Johannes Brahms. Diversamente dalla travagliata gestazione della Prima Sinfonia, che aveva richiesto oltre vent’anni di lavoro, la Seconda nacque in pochi mesi e mostrò subito un volto diverso del compositore: una musica luminosa, serena, attraversata da accenti pastorali e da una cantabilità che richiama spesso il mondo del Lied.
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