Articolo scritto da Gianluca Livi, con due brevi contributi finali di Gianluca Renoffio e Giuseppe Artusi.


Dopo aver elargito consigli su come/dove acquistare vinile usato (
QUI) e anche su quante copie/edizioni accaparrarsi dello stesso titolo (QUI), è ora il caso di dissipare due ulteriori dubbi: meglio acquistare una prima stampa o una ristampa? E di quale paese?
Personalmente, sono due le regole che tendo a rispettare: ogni disco deve essere acquistato nella sua prima stampa e deve provenire dal paese di origine dell'artista o del gruppo.
Questa mia mania ha una data di inizio ben precisa, che corrisponde al Natale dell'83: invitato a passare le vacanze da mio cugino, persona all'epoca già adusa all'ascolto della musica sana, rimasi colpito dall'album "Led Zeppelin III" (di cui egli possedeva la stampa francese), album davvero meraviglioso, nella sua capacità esemplare di alternare musica dura, blues e folk.
Tutto bene, quindi, pratica archiviata. Non direi, giacché, appena l'anno successivo, mi capitò di scoprire che la prima stampa inglese dell'LP in parola aveva la copertina gatefold, sublimata dalla c.d. rotating sleeve, cioè un disco di carta circolare che, fissato con un perno centrale, ruotava letteralmente all'interno di una cover die cut (cioè una copertina di un disco in vinile con parti traforate o intagliate), meccanismo che permetteva di cambiare le immagini della copertina medesima a totale piacimento del possessore.
Tutto ciò, manco a dirlo, era assente nella stampa francese, spalmata su una modesta busta singola, la cui unica particolarità era rappresentata dall'inversione retro/copertina, ben poca cosa, invero, rispetto alla fascinosa giostra ruotante sopra descritta.
E voilà, ecco che quell'edizione ebbe la capacità di rinnovare d'un colpo l'interesse per il 3° capitolo della saga zeppeliniana: smarcata la questione afferente alla musica, ormai assorbita da tempo, ecco che nuovi aspetti di quel disco, segnatamente di natura grafica, presero ad interessarmi quanto e forse più della musica ivi contenuta.
E ciò spiega dove e quando nacque in me la scimmia in argomento.


La copertina della prima stampa inglese di "Led Zeppelin III" a sinistra e quella francese a destra.

Quanto sopra descritto vale ovviamente per una miriade di altri artisti e dischi: pensate, citando a caso, alla copertina textured con parte centrale die cut in lamina trasparente che connota "In A Glass House", quinto album dei Gentle Giant, o della prima ungherese di "Élő Omega", degli appunto ungheresi Omega (copertina in lamina di metallo uscita in tre colori diversi), per non parlare dei nipponici Murasaki Vow Wow, con le loro affascinanti OBI verticali e gli inserti pieni di scritte (invero del tutto incomprensibili, eppure così magicamente suadenti), titoli forti, nella loro prima tiratura nazionale, di magiche connotazioni, del tutto assenti nelle stampe di altri paesi o nelle successive ristampe.
Se siete d'accordo con quanto appena dissertato, siamo piuttosto osmotici nell'affermare che le regole della prima stampa e del paese natio dell'artista/gruppo non siano poi così bislacche.


La prima edizione ungherese di "Élő Omega" è stata stampata su metallo in tre colori diversi
(la blu è la più comune, la viola è la più difficile da reperire, la rossa sta nel mezzo).

La prima tiratura.
Proprio come per i libri antichi, la prima stampa di un vinile è, per vari motivi, considerata un vero e proprio "Santo Graal" dai collezionisti di ogni parte del mondo
Innanzitutto, ha una sua autonoma rilevanza culturale, in quanto oggetto d'epoca: si tratta, in effetti, di una vera e propria "capsula del tempo" che spesso conserva dettagli non di rado rimossi nelle edizioni successive (poster, adesivi, libretti, copertine con finiture speciali e molto altro ancora). Ciò significa anche che la stampa originale è la versione storicamente più vicina all'artista il quale, nella maggior parte dei casi, ha anche partecipato alla sua ideazione grafica.
Secondo alcuni, inoltre, le prime stampe garantiscono una fedeltà sonora superiore grazie al trasferimento dai master originali, all'epoca più freschi: con il passare dei decenni, infatti, i nastri analogici tendono a degradarsi, portando a ristampe meno definite. C'è dell'altro: il deterioramento/smarrimento di alcuni nastri magnetici ha indotto alcuni discografici a travasare determinati patrimoni artistici su supporti digitali, il cui suono, come noto, è certamente più algido. Non meno importante, inoltre, è il discorso legato alle matrici: come noto, i dischi vengono pressati usando degli "stampatori" metallici con la conseguenza che le prime copie prodotte da una matrice nuova catturano dettagli più fini nei solchi; tuttavia, man mano che la matrice si usura, la precisione del suono può diminuire. Va anche considerato il missaggio fatto illo tempore, talvolta modificato nelle ristampe: il caso più ricorrente è quello afferente alla "pulizia" digitale: al di là del miglioramento ottenuto, secondo alcuni si tratta di un'intervento che adultera quanto realizzato in origine.
Vanno anche enunciate imperfezioni, errori o difetti talvolta contenuti nelle prime stampe i quali, di conseguenza, diventano ab origine esemplari del tutto unici e assai ambiti.
Quest'ultimo aspetto permette di tirare in ballo anche gli speculatori, che vedono nelle prime stampe un'opportunità di investimento: al riguardo, pare superfluo precisare che il valore di tali oggetti, specie se in ottime condizioni, anche privi delle imperfezioni cui si è appena fatto cenno, può superare di gran lunga il prezzo di qualsiasi nuova uscita, diventando un vero e proprio asset finanziario.
Va da sé che il rispettabilissimo principio della prima stampa è certamente derogabile in caso di costi proibitivi. 
Si pensi alla prima tiratura inglese di "
Please, Please Me" del noto quartetto di Liverpool: l'unica copia mint attualmente su Discogs è in vendita a £17.500,00 mentre quella in condizioni peggiori, segnatamente poor, sta "soltanto" a £180,00; in tal caso, e non serve neanche precisarlo, una successiva tiratura, magari una quarta o una quinta (ma sempre anglosassone), sarebbe certamente preferibile.
A seguire, molto cara è anche la versione originale di "The Dark Side Of The Moon" (si riconosce giusta presenza del prisma interamente in azzurro nella label, che è invece vuoto nelle versioni successive). La stampa, invero, non è rarissima ma è difficile da trovare in condizioni accettabili (discorso che vale anche per i Beatles: quasi tutti i loro dischi non sono ardui da reperire, essendo stati stampati in moltissimi esemplari, ma sono pochi quelli in ottime condizioni di conservazione): al momento, la citata piattaforma ne mette in vendita 138 copie: £ 99,99 la più disastrata; £ 9.399,99 quella mint, peraltro senza possibilità alcuna di contrattazione.


Le label di "The Dark Side Of The Moon": la prima stampa sinistra, la successiva a destra.

Ancora, discorso analogo per "Appetite For Destruction" dei Guns N' Roses: come noto, la prima stampa americana, riportante un dipinto piuttosto scabroso a firma di Robert Williams, fu immediatamente ritirata dal mercato, con la conseguenza che le copie già commercializzate aumentarono immediatamente di valore: nel momento in cui si scrive, sempre su Discogs, quella mint è valutata $ 2.500,00 a fronte di quella in condizioni scarse, venduta al prezzo "economico" di $ 150.00. Anche in questo caso, quindi, sarebbe il caso di indirizzarsi verso una ristampa: attenzione, però, giacché la copertina dell'album è totalmente differente, e scusate se è poco.
La soluzione al problema giunge inaspettatamente trattando la questione successiva, afferente al paese di stampa di ogni disco: nel caso specifico, la stampa europea sopperisce in toto alla specifica esigenza, non essendo mai stata censurata e, di conseguenza, mai ritirata dal mercato (la qual cosa, per inciso, significa che saremmo in odore di truffa se qualcuno cercasse di spacciarvi come rara quella europea, il cui valore attuale non supera i 50/60 euro).
In ogni caso, fatti salvi i casi appena analizzati, la prima stampa è l'obiettivo da perseguire.


Le due stampe americane di "Appetite For Destruction": quella censurata a sinistra, l'altra a destra.

Il Paese di stampa.
Discorso analogo può essere fatto per ciò che concerne il paese di stampa: ad una prima analisi, sembra una questione di poco conto, giacché, in fondo, un disco è un disco, a prescindere da dove sia stato stampato, giusto?
Tutt'altro! Tralasciando considerazioni relative alla qualità del vinile e della copertina affrontate nel primo articolo ("...nell’epoca d’oro del vinile le edizioni americane ed inglesi differivano per grammature, qualità di stampa e soprattutto materiali e stampe delle copertine"), la questione afferisce anche ad aspetti concettuali che non si possono ignorare. 
Il problema, ad esempio, della stampa americana di un gruppo americano, sembra un non problema: eppure, se teneste in mano una volgare stampa italiana o spagnola o tedesca di "Pronounced 'Lĕh-'nérd 'Skin-'nérd", primo, immenso disco dei Lynyrd Skynyrd, tra i migliori dischi southern di sempre, è certo come le tasse che provereste un vago senso di disagio interiore. 
Al riguardo, credo che sia fuori di dubbio che accaparrarsi la versione americana di questo masterpiece (nella scarna ma più genuina edizione ad opera della label Sounds Of The South, rubricazione che è tutto un programma), non manifesti affatto una vocazione integralista da Terzo Reich ma, più correttamente, sia espressione di un approccio filologicamente più sensato e corretto
.
Insomma, in linea generale, suona proprio male scendere a compromessi in ordine alle provenienze continentali.


Sopra, la copertina e la label della prima stampa americana di "Pronounced 'Lĕh-'nérd 'Skin-'nérd".
Sotto, lo stesso disco nella sua meno accattivante edizione tedesca. 


Il problema economico, già affrontato poco sopra, torna tuttavia prepotente anche trattando la questione del paese di stampa. 
L'eccelso album "Ys", de Il Balletto Di Bronzo, non si trova molto facilmente e, quando succede, lo si paga caro, diciamo tra i 300 e i 400 euro. Al riguardo, vale la pena segnalare che il disco venne contemporaneamente stampato anche in Germania, pur in assenza di booklet e copertina gatefold, presenti invece in quella italiana: è un bel compromesso, lo ammetto, ma di fronte a questioni economiche è consigliabile ragionare a bocce ferme (nel caso specifico, il prezzo si riduce radicalmente fino al 50%).
Il discorso non cambia parlando di altri gruppi italiani di prog: citando a caso, l'album omonimo dei Maxophone venne commercializzato nel 1975 anche in Germania, USA e Canada, con la conseguenza che altre stampe contemporanee di quel disco, pur straniere, permettono l'acquisto a prezzi decisamente inferiori rispetto alla costosissima versione italiana.
Vogliamo parlare del mitico "Salvadanaio" nella sua prima edizione italiana? Di dimensioni maggiori rispetto ad un normale LP (50 x 60 cm circa), presenta una copertina shapeddie cut gatefold dalla quale spunta un segnalibro con i volti dei componenti. A prescindere dal suo valore sul piano musicale, possedere questo oggetto significa far parte di una vera e propria élite: questo album è un vessillo e la sua presenza in una collezione corrisponde quasi ad un titolo nobiliare che verrebbe inevitabilmente meno in caso di ristampa, per giunta straniera. 
Eppure, indirizzarsi verso una seconda edizione permetterebbe un risparmio considerevole, attesa la quotazione attuale dell'originale, di poco inferiore al migliaio di euro: al riguardo, esistono svariate tirature successive, dall'italiana alla giapponese, due addirittura nell'originario formato extra large


Sopra, la prima stampa italiana del "Salvadanaio".
Sotto, ristampe italiana e giapponese, entrambe degli anni '80.


Ovviamente, esistono delle deroghe, generalmente legate a scelte capricciose, per non dire del tutto inique, delle case discografiche.
Se viveste negli Stati Uniti, ad esempio, l'unico modo che avreste per ascoltare in vinile "
Highway Song Live", dei sudisti Blackfoot (per i profani, si tratta di uno dei migliori live di musica hard rock di sempre), sarebbe quello di reperire una delle stampe pubblicate in Europa, giacché la Atco Records
dell'epoca decise, per buona pace dei fan americani, che quell'album sarebbe stato pubblicato soltanto nel vecchio continente, segnatamente in Germania, Austria, UK, Francia, Scandinavia, Olanda.
Ancora, non esistono stampe italiane di "Vimana", "Wings Of Love", "Sun City", rispettivamente secondo, terzo e quarto album dei nostrani Nova, nati dalle ceneri degli Uno, a loro volta costola degli Osanna: il quarto fu stampato soltanto in Usa e Canada; il secondo anche in Francia; il terzo, quasi a burlarsi degli abitanti peninsulari, in UK, Francia, USA, Germania, Canada, Spagna, addirittura Grecia e Portogallo, ma non in Italia; con "Blink", loro esordio, si raggiunge il paradosso: l'unica stampa italiana è di un anno successiva rispetto alla prima edizione, circostanza che qualifica la stessa quale mera ristampa (il disco venne infatti pubblicato nel 1975 in Francia e UK e, soltanto nel 1976, in Italia e Paesi Bassi)
.

Quindi, riepilogando, laddove non si è costretti dalle assurde regole di mercato appena citate, il ricorso a stampe di paesi estranei all'artista di turno non è mai giustificato. Ed infatti, prendo garbatamente le distanze da chi preferisce comprare la prima stampa giapponese dell'esordio dei Kiss soltanto per la presenza di OBI ed inserto (anche perché è successiva di due anni rispetto a quella americana). O meglio, ne concepisco l'acquisto in forma complementare, cioè a dire che posso anche comprendere chi manifesta interesse verso la stessa, ma soltanto dopo aver reperito quella originale, ovviamente statunitense, priva di "Kissin' Time", il che significa primissimissimissima stampa (per la cronaca, io preferisco la seconda, meno rara e molto più economica ma per me più appetibile, in forza della presenza del citato brano).
Tuttavia, esistono ulteriori deroghe in grado, ancora una volta, di mettere in discussione quanto appena acclarato: ad esempio, la prima stampa inglese di "Look At Yourself" dei britannici Uriah Hepp è tipizzata da una copertina ove è letteralmente presente uno specchio, pur composto da materiale flessibile; questa connotazione è comune anche alle stampe di altri paesi, compresa quella tedesca, la quale, purtroppo, è la sola sublimata dalla presenza di un poster gigante; con
"Somewhere In Time" si va ben oltre: uscì nel Paese del Sol Levante con materiale aggiuntivo rispetto all'originale ma meno appetibile stampa inglese, contenendo un inserto di 4 pagine, un libretto fotografico a colori di 16 pagine, un adesivo con logo degli Iron Maiden, un poster gigante a colori e un 45 giri intitolato "On Their Own Words".


La stampa giapponese di "Somewhere in Time" degli Iron Maiden.

Diciamo quindi che, in questi casi, la questione del paese di appartenenza va un po' a farsi benedire e, generalmente, a causa di materiale appetibile ivi contenuto, le edizioni giapponesi sono speciali per sfanculare la regola della stampa del paese natio (esordio dei Kiss a parte, ovviamente).
Non di rado, tale principio è messo in discussione da quegli
artisti che sono originari di un un posto ma trovano successo da tutt'altra parte, ivi pubblicando imperterriti i loro dischi.
Parlando di Jimi Hendrix, ad esempio, viene spontaneo domandarsi se preferire i suoi dischi di stampa americana o inglese.
Come noto, il chitarrista era americano ma emigrò in UK, ove raggiunse il successo giusta presenza di manager, casa discografica e musicisti del Regno Unito (per chi non lo sapesse, infatti, Mitch Mitchell Noel Redding, rispettivamente batterista e bassista della Experience, erano inglesi). In questi casi, per quanto mi riguarda, prevale il paese ospitante, motivo per cui un collezionista da minimo sindacale dovrebbe ricercare in prima battuta i dischi Britannici del nero cherokee (sempre che non gli capiti a tiro l'edizione francese di "Axis: Bold As Love", che giustificherebbe una scelta alternativa - o complementare, per i più abbienti - in ragione di una copertina del tutto diversa).


La copertina della prima stampa inglese di "Axis: Bold As Love" a sinistra e quella francese a destra.

Il discorso non cambia anche per i Van Halen, certamente americani, e per gli AC/DC, australiani tout court, nonostante la coppia Eddie/Alex sia nata in Olanda e quella Angus/Malcolm in Scozia (era scozzese anche Bon Scott, peraltro): quanto sopra giustifica quindi il possesso di dischi, quantomeno con riguardo ai primissimi titoli di entrambi, rispettivamente di stampa americana e australiana.
Caso a parte per Europe e Whitesnake che, a carriera già avviata, hanno ottenuto maggiore successo negli Stati Uniti, pur essendo svedesi i primi, inglesi i secondi: insomma, con "The Final Countdown" e "1987" ci dovremmo arrestare, perplessi, di fronte ad un bivio, chiedendoci se sia lecito e logico reperire una stampa americana di questi dischi, rischiando poi l'incidente diplomatico con i rispettivi paesi di origine. Beh, qui io navigo un po' a vista, nel senso che, nel caso degli Europe, band da me apprezzata ma non idolatrata, ho preso ciò che mi è capitato a tiro (stampa europea ma non svedese, anche con riguardo ai dischi precedenti e successivi), senza che ciò mi sconvolgesse in alcun modo; ho fatto la stessa cosa per i Whitesnake, ma ho provato quel senso di disagio di cui sopra, giusta venerazione incondizionata ed immutata nei confronti del citato "1987": in sintesi, con riguardo alla band di David Coverdale, avrei forse dovuto reperire la stampa USA, non foss'altro per sentirmi concettualmente in linea con la svolta tipicamente americana palesata dall'ex Deep Purple con quel disco.
Nessun dubbio, invece, per il titolo precedente del Serpente Bianco, "Slide It In", a mio avviso da possedere obbligatoriamente nelle stampe inglese e americana, atteso non soltanto il differente missaggio dell'esemplare statunitense, ma la presenza di una line-up forte di 3 su 6 musicisti rinnovati, scelti proprio per adattare il suono alle diverse esigenze dei beniamini d'oltre oceano.
Avendo nominato il gruppo di Blackmore e soci, viene poi da chiedersi come ci si dovrebbe regolare con "Made In Japan": vi "accontentate" della stampa UK o preferite quella nipponica, giusta presenza di performance catturate nel 1972 a Tokyo e ad Osaka? Per me, buona la prima, stante la copertina iconica della tiratura anglossassone, poi estesa a tutto il mondo: in realtà, l'immagine che sublima la versione giapponese è anche migliore, presentando una foto meravigliosa scattata sul palco, da dietro e da posizione rialzata, soltanto che è penalizzata dal più anonimo titolo "Live In Japan".


La stampa più comune di "Made In Japan" a sinistra, la stampa giapponese con cover e titolo diversi a destra.

A seguire, vanno doverosamente segnalati
alcuni sodalizi in grado di far vacillare ogni regola, anche quella ormai definitivamente acclarata: quale l'approccio da adottare nei casi in cui la band sia formata da membri provenienti da ogni dove?
Si pensi, ad esempio, agli anglo-statunitensi Foreigner, la cui prima formazione annoverava tre membri americani e altrettanti britannici. Qui non c'è storia: i dischi del sestetto devono essere senza dubbio americani, stante la costituzione dello stesso a New York, nel 1976, e i risultati conseguiti con il primo album, che totalizzò proprio negli Stati Uniti più di quattro milioni di copie vendute, pemanendo nella top 20 locale per un anno intero.

Che dire, invece, degli
America, composti da un inglese e due americani emigrati in UK, ove il trio era di stanza quando cominciò a pubblicare dischi? Onestamente, qui dovrebbe essere rispettato il protocollo applicato ad Hendrix (quindi Regno Unito) ma ci sono un paio di elementi che non possono essere ignorati: l'inequivocabile direzione dettata dal nome del gruppo, anche sublimata dalla presenza di due americani nell'organico, sono caratteristiche che, secondo alcuni, sposterebbero definitivamente l'ago della bilancia verso il Nuovo Continente; per i più reticenti, infine, c'è un terzo punto, legato all'imprescindibile singolo "A Horse With No Name", assente in tutte le edizioni britanniche dell'album d'esordio, presente invece nella stampa americana del 1972 (la quale, a proposito del problema affrontato all'inizio, è una ristampa).
La cosa si complica ancora di più con Crosby, Stills, Nash & Young: americani i primi due, inglese il terzo, canadese l'ultimo. Beh, qui deve prevalere, se non la logica, quantomeno il buon senso: la band è generalmente accostata alla corrente west coast, di stanza in California (una considerazione che può essere richiamata anche parlando degli America), con la conseguenza che la cittadinanza acquisita dal supporto fonografico è una soltanto, quella americana, motivo per cui, nel tempo, tutti i dischi di Crosby, Stills & Nash oppure Crosby, Stills, Nash & Young
oppure Crosby-Nash oppure Stills-Young, compresi quelli individuali dell'inglese e del canadese, dovrebbero essere reperiti nella più accattivante e solida edizione americana. Eppure, anche per loro esistono delle eccezioni, la più importante delle quali è rappresentata da "Celebration Record" (versione tedesca della raccolta "Celebration Copy", precedente di tre anni rispetto alla più nota antologia "So Far"), l'unica sublimata dalla presenza di un meraviglioso poster gigante che riporta una foto scattata nel corso delle session di "Déjà Vu" (poster-copertina nella prima stampa, poster autonomo nella seconda), circostanza che, di conseguenza, fa obbligatoriamente preferire la copia stampata in Germania, piuttosto che quella statunitense.


Il poster allegato all'antologia "Celebration Record", stampa tedesca di "Celebration Copy".

Di un determinato titolo vanno infine analizzati i contenuti squisitamente musicali, non di rado differenti di paese in paese.
Il più che discreto "Three Sides Live" dei Genesis, ad esempio, di poco successivo ad "Abacab", è stato pubblicato con quattro lati dal vivo in UK ma non nel resto del mondo, ove la quarta facciata riportava 5 brani in studio tratti dall'EP "3×3" e dalle sessions di "Duke", tutti assenti in altri album del gruppo inglese, motivo per cui, per ogni appassionato dello stesso, appare doveroso affiancare, all'accattivante stampa d'Albione, l'anonima edizione tedesca, pur considerando la qualità non eccelsa del materiale ivi contenuto.
Questo articolo è dedicato ai vinili ma il discorso è valido anche per i cd: "
10 Anni Live - Official Bootleg 1971-1981" è un cofanetto della Premiata Forneria Marconi nel quale è ripartito un decennio di attività concertistica, spalmato su quattro cd, l'ultimo dei quali presenta una manciata di brani già inclusi in "Performance", trascurabile live della band; la più interessante versione giapponese del medesimo cofanetto, uscita con il diverso titolo "Absolutely Live 1971-1978", elimina i brani già editi e li sostituisce con altri completamente inediti, tutti risalenti a concerti dei tardi anni '70, da cui deriva la castrazione dal titolo dei meno interessanti anni '80. 


La stampa comune di "Three Sides Live" a sinistra, quella inglese con il titolo cambiato in "Four Sides Live" a destra.


In conclusione, mi sono divertito a giocare con le manie dei musicofili più intransigenti: "non patologie, ma passioni!" viene da dire a chi mostra perplessità in ordine a quanto espresso nel presente articolo ed in quelli precedenti.
Al riguardo, vale la pena riprendere quanto asserito da due colleghi redattori:
Giuseppe Artusi«Tutto questo sembrerà strano, ma non lo è. C’è gente che si tiene in casa (.) undici gatti... voglio dire, non te ne basta uno? Cosa ha un gatto che non abbia qualunque altro gatto? È un gatto! E se consideriamo che i gatti mangiano e sporcano e i dischi no, chi è lo strano allora? Tuttavia, ammettiamo pure che i gatti siano belli e facciano compagnia (.): ma forse che la stessa cosa non si può dire dei dischi? Avere tre edizioni diverse di uno stesso disco è un piacere, e chi obietta che suonano tutti la stessa musica, forse non ha presente che i gatti fanno tutti "miao".»‬" (QUI maggiori dettagli sull'universo dei gatti e suoi loro versi).
Gianluca Renoffio: «Giusto dare importanza, valutando eventuali acquisti, a contenuto, artwork, qualità di registrazione e di stampa. Io ho anche il parametro tempo: ogni LP mi ricorda il momento in cui l'ho trovato/acquistato, circostanza che fa diventare quell'album "la mia prima stampa".»‬.

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