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Recensioni

Claudio Simonetti's Goblin / Daemonia
George A. Romero's Dawn Of The Dead

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Album

Scritto da Gianluca Livi Mercoledì 20 Marzo 2019 13:06

È a dir poco esemplare la tenacia con cui questo organico sforna uscite discografiche del tutto inutili sfruttando il leggendario moniker dei Goblin.

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Paolo Siani featuring Nuova Idea
The Leprechaun’s pot of gold

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Album

Scritto da Gianluca Livi Venerdì 15 Marzo 2019 20:57

Dopo gli album 'Castles, wings, stories and dreams' (2010), 'Faces with no traces' (2016) e del DVD 'Live Anthology' (2014), Paolo Siani completa la trilogia discografica ripresentandosi al pubblico con il 33 giri 'The Leprechaun’s pot of gold'.

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The Winstons & EdMsC
Pictures At An Exhibition

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Album

Scritto da Gianluca Livi Martedì 12 Marzo 2019 18:57

Ennesima trasposizione di "Pictures At An Exhibition" di Mussorgsky (a parte quella straconosciuta degli Emerson, Lake & Palmer, si sono cimentati nel senso anche gli italiani Murple, il giapponese Tomita e, addirittura, i thashers Mekong Delta), di cui, francamente, oggi si può fare a meno.

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Motörhead
Clean your clock

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Album

Scritto da Gianluca Livi Martedì 12 Marzo 2019 13:14

A parte la prestazione vocale di Lemmy - dignitosa ma non eccelsa, probabilmente a causa dello stato avanzato della malattia - questo live dei Motörhead, per energia, carica e perfezione esecutiva, potrebbe essere tranquillamente collocato tra i capisaldi discografici di sempre, in mezzo a tanti altri masterpiece storici.

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Weather Report
Mr. Gone

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Masterpiece

Scritto da Alex Marenga Venerdì 01 Marzo 2019 18:55

“Mr. Gone” è uno dei lavori più sottovalutati di tutti gli anni ‘70 e ancora oggi è spesso relegato fra le produzioni minori del gruppo di Zawinul e Shorter pur essendo, invece, uno degli apici toccati dal jazz-rock a livello di ricerca lessicale.
Probabilmente questa incomprensione deriva dall’essere l’album immediatamente successivo a “Heavy Weather” che, oltre ad essere il disco di maggior successo commerciale del gruppo, racchiude alcuni dei loro brani più eseguiti ed emblematici.
La direzione presa dai Weather Report, in pieno spirito Davisiano, è, invece di crogiolarsi nel successo del disco precedente, quella di esplorare nuovi territori, emulando l’approccio sperimentale di “Mysterious Traveller” (1974) considerato da Zawinul il miglior album del gruppo fino a quel momento.
Il tastierista è difronte alle nuove potenzialità offerte dall’elettronica di cui ha sfruttato le possibilità con l’uso dell’ARP2600 solo in minima parte su “Heavy Weather” mentre il mercato dell’epoca sta offrendo nuovi straordinari strumenti come il Prophet V della Sequential Circuits, che risulterà strategico nella definizione dei suoni di questo disco, e le tastiere polifoniche di Tom Oberheim.
La lungimiranza di Zawinul e la sua capacità di esplorare le possibilità dei nuovi strumenti per elaborare nuovi lessici si dimostrerà sorprendente e troverà impreparata la critica, che ancora oggi, in alcuni casi, non ha compreso la direzione intrapresa su “Mr. Gone”.
Zawinul ha invece chiaro, nel 1978, anche alla luce dell’esperienza del “krautrock”, che l’elettronica trasferisce la ricerca musicale dal livello armonico-melodico complesso perseguito dal jazz a quello timbrico e sonoro, sfruttando al massimo le possibilità date dalle tecnologie dello studio di registrazione.
Il disco nel suo complesso è un vero e proprio campionario di possibili interazioni fra le diverse declinazioni del jazz-rock e i sintetizzatori anticipando di decenni sonorità e direzioni che la “popular music” intraprenderà dopo gli anni ’90.
La line-up rispetto a “Heavy Weather” vede dei cambiamenti, oltre ai due fondatori, Joe Zawinul e Wayne Shorter, alla batteria c’è il grande Peter Erskine al posto di Alex Acuna, Manolo Badrena alle percussioni, ovviamente Jaco Pastorius al basso, elemento chiave nel sound del gruppo e punto di riferimento nella ridefinizione del linguaggio del basso elettrico ancora oggi.
Inoltre sono presenti numerosi ospiti Steve Gadd e Tony Williams alla batteria, Jon Lucien, Deniece Williams e Maurice White alle voci.
Il lato A si apre con “The Pursuit of the Woman with the Feathered Hat”, un brano che anticipa il percorso che il tastierista percorrerà anche con “Zawinul Syndicate”, una sorta di etno-afro jazz elettronico modale.
Il brano è sorretto da una serie di linee di sequencer e loop minimalisti di marimba; le linee melodiche di sapore di etnico sono tutte eseguite dalle tastiere in un intreccio elettronico sul quale emergono voci afro-caraibiche del vocalist Jon Lucien.
Il brano decolla ritmicamente con un groove afro e Jaco Pastorius che esegue un tema armonizzato con due bassi elettrici a cui segue un tema corale contrappuntato dai sintetizzatori e da linee di basso fretless e basso synth. Un’operazione di contaminazione che nel 1978 è senza precedenti.
Il finale riporta il mood del brano in una dimensione tropicaleggiante e cantabile.

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Asia
America (Live In The USA)

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Masterpiece

Scritto da Gianluca Livi Lunedì 25 Febbraio 2019 22:52

In origine, il problema degli Asia aveva due nomi e cognomi.
Steve Howe è il primo. Gli Asia sono un gruppo pomp e pop rock, con vaghissime, labili reminescenze prog: in tal senso, lo stile del chitarrista degli Yes è quanto di più lontano da queste sonorità. Basti ascoltare le sue pietose versioni di “Owner Of A Lonely Heart” per capire la sua inadeguatezza ad una cifra esecutiva che esula dal prog in senso stretto.
L'altro si chiama Carl Palmer: l'ex ELP è nervoso, irruento, tende a velocizzare il tempo, condisce le trame ritmiche di visrtuosismi eccessivi: cosa c'entra costui con gli Asia?
Quindi succede che quando questi due elementi non sono in organico, gli Asia funzionano alla perfezione e questo doppio cd ne è la piena testimonianza.
Registrato in New Jersey, al Patriot's Theater, il 5 Ottobre 2002, il documento qui recensito (edito anche in DVD lo stesso anno ma dalla label Ragnarock Films Ltd con catalogo CRP1034), vede la presenza di due artisti eccezionali come Chris Slade alla batteria e Guthrie Govan alla chitarra, entrambi affiancati dal fondatore Geoff Downes e da John Payne, validissimo sostituto di John Wetton.

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Francesco Di Giacomo
La Parte Mancante

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Album

Scritto da Gianluca Livi Sabato 23 Febbraio 2019 16:45

E' curioso che soltanto oggi si apprenda - proprio leggendo il comunicato stampa che accompagna l'uscita di questo vinile - che Francesco Di Giacomo, poco prima di lasciarci, aveva deciso di abbandonare il Banco del Mutuo Soccorso per dedicarsi alla carriera solista.

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Cactus
Ot 'N' Sweaty

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Masterpiece

Scritto da Gianluca Livi Mercoledì 20 Febbraio 2019 13:49

Che strana storia quella dei Cactus.
Morti i Vanilla Fudge, il bassista Tim Bogert e il batterista Carmine Appice decidono di formare un supergruppo assieme a Jeff Beck e Rod Stewart.
Tuttavia, il progetto abortisce a causa sia di un incidente automobilistico in cui rimane coinvolto Beck, che lo allontana dal giro musicale per oltre un anno, sia della decisione di Stewart di riunirsi ai Faces.

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Ellesmere
From sea and beyond

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Underground

Scritto da Valentino Butti Mercoledì 20 Febbraio 2019 13:42

Un parterre de roi con i fiocchi accompagna Roberto Vitelli (polistrumentista romano, ex Taproban) e Paolo Carnelli (piano, hammond e tastiere varie) in “From sea and beyond”, secondo appuntamento con il progetto Ellesmere, dopo il notevole “Les chateaux de la Loire” del 2015. 

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La dottrina degli opposti
Arrivederci sogni

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Underground

Scritto da Valentino Butti Lunedì 04 Febbraio 2019 22:37

Avevamo perso le tracce di Andrea Lotti da quando il tastierista aveva lasciato "La coscienza di Zeno" dopo l’uscita del loro album d’esordio. A distanza di qualche anno lo ritroviamo a capo del progetto “La dottrina degli opposti”, autore di tutte le musiche e dei testi. Allargato, per l’occasione, il suo parco strumenti (oltre alle tastiere, Lotti si occupa delle chitarre, della fisarmonica, del mandolino), l’artista ligure si fa aiutare per “Arrivederci sogni” dal “vecchio” sodale Gabriele Guidi Colombi al basso, dal vocalist Francesco Ciampica (Il tempio delle clessidre), dal batterista Paolo Tixi (ex Il tempio delle clessidre) e da uno stuolo di altri strumentisti (del Conservatorio di Cuneo) alle prese con archi, legni, ottoni. Proprio la presenza dell’orchestra dona ulteriore magia alle composizioni e ci fa apprezzare ancora di più la grande sensibilità musicale di Lotti sia nelle tracce strumentali (quattro), che in quelle cantate (tre). Le fonti di ispirazione principali sono il progressive (o pop…) italiano degli anni settanta (Premiata, Banco…) filtrate con la sensibilità rock moderna e con la musica classica. I tre minuti e mezzo dello strumentale che apre l’album, “Dove Dio dipinge le nuvole” è già un manifesto programmatico con archi, legni, ottoni ed il pianoforte e le chitarre acustiche di Lotti a dettare le dolci cadenze del brano. “Nero, grigio e tu” è semplicemente splendida: l’inizio è soffuso con la voce di Ciapica accompagnata dalle tastiere, poi un’esplosione di colori sfavillanti (ritmica incalzante ad accompagnare la voce) per poi ritornare alle tinte color pastello iniziali mentre il vocalist continua ad imperversare.

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