Underground

Palinurus Elephas
Fame di Niente

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Scritto da Max Casali Sabato 17 Giugno 2017 18:52

Taglia il traguardo del primo lustro di attività il quartetto pavese dei Palinurus Elephas con “Fame di niente”, lavoro di buona matrice indie-rock.

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Alessio Lega
Mare Nero

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Scritto da Max Casali Venerdì 16 Giugno 2017 16:43

Provate ad immaginare un antico menestrello che attualizza la narrazione in quadretti reali di forte impatto,  veraci e passionali ma con la fermezza di tenere alta la memoria storica di eroismi e Resistenza.

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Silent Chaos
Micro

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Scritto da Janus Venerdì 09 Giugno 2017 13:07

Quando un personaggio blasonato come Ugo Vantini incontra un'artista trasversale e controtendenza come Marta Noone, gli effetti sono inprevedibili e dirompenti.

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The Wise
Dooe

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Scritto da Max Casali Sabato 03 Giugno 2017 18:19

Una decina d’anni fa, si misero in luce i Morning Runner, con l’unico album della loro breve carriera: “Wilderness is Paradise now”, a tal punto da suscitare l’attenzione di Chris Martin, il quale dichiarò che questa band scriveva canzoni migliori dei suoi Coldplay.  E’ convinzione di chi scrive che se “Dooe”, dei trentini The Wise, arrivasse alle orecchie della band inglese, produrrebbe interesse simile per varie ragioni. 

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Ekat Bork
Yasdyes

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Mercoledì 31 Maggio 2017 21:16

Rappresentante in senso stretto dell’alternative electronic pop, Ekat Bork è una cantautrice di origini siberiane, stabilitasi attualmente nel Ticino (Svizzera), la cui musica è fortemente influenzata da quelle che sono state le sue esperienze di vita vissuta. L’ambiente nel quale crescono i propri sentimenti è infatti da sempre stato fonte di ispirazione per l’espressione di qualsivoglia forma d’arte e Ekat Bork non è venuta meno a questa regola. La sua è una musica fatta di atmosfere acide, di suoni immaginifici e di melodie vagamente surreali. È una musica che scaturisce fondamentalmente dall’uso di sintetizzatori, dai quali l’artista si fa accompagnare per i suoi mutevoli ed evocativi vocalizzi e dove le chitarre si offrono in arpeggi ipnotici di sottofondo.

 

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Cristiano Furnari
Abusivi sognatori

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Martedì 30 Maggio 2017 21:15

Cantautorato di classe, “Abusivi sognatori” è il primo album solista dell’artista romano Cristiano Fùrnari, già noto nell’ambiente per essere stato chitarrista e cantante dei Radiorama. Come recita il titolo, l’incisione evoca immagini sognanti e allo stesso tempo sentimenti vissuti. Lo stile di Fùrnari ha un leggero sapore di altri tempi ma non è per nulla retro. Nei testi si scorge infatti qualche citazione ai maestri della canzone all’italiana anni ‘70, senza comunque abbandonarsi al plagio. La sua tecnica vocale, così come le musiche, ricordano infatti a tratti quella di Ivan Graziani.

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Il Giardino
Medusa

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Martedì 30 Maggio 2017 20:59

Secondo album per i cinque sassaresi che si cimentano in un misto di cantautorato pop, electro e alternative, saggiamente condito con marcate influenze rock. Nel complesso, l'incisione è decisamente fruibile e mostra quanto la formazione sarda sia cresciuta e maturata in questi anni, sia nelle composizioni, sia nelle esecuzioni. Le chitarre elettriche costituiscono la base di tutto l’album, protagoniste con riff e arrangiamenti tipici della tradizione di genere. Il risultato si concretizza in sonorità mai morbide, con i sintetizzatori usati come corollario alla genuina manualità dei musicisti. Sul fronte dei testi, siamo fortunatamente lontani da sdolcinate divagazioni sentimentali.

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L.E.D.
L'irriverente

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Scritto da Max Casali Mercoledì 24 Maggio 2017 21:44

Bisogna dare atto a coloro che, in un’epoca cosi frenetica, sanno fermarsi per imporsi delle sane riflessioni per escogitare nuove forme d’arte. Il trio pavese dei L.E.D riescono nell’intento proponendo l’e.p. d’esordio “L’irriverente”. E’ sicuramente un titolo in cui ci sguazzano non poco, poiché è il probabile, stizzoso commento che può suscitare  nell’ascoltare questo lavoro  difficilmente classificabile .

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Tiziano Mazzoni
Ferro e carbone

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Scritto da Max Casali Mercoledì 24 Maggio 2017 18:39

E’ un gran piacere constatare che, nella musica, si stiano abbassando le opulenze d’arrangiamento e mitigando i toni a favore di un discorso che arrivi al cuore della gente senza schierare urla e arroganza. Dischi come “Ferro e carbone” del pistoiese Tiziano Mazzoni fanno pace con la prepotenza, la soverchieria, il riluttante egoismo pregnante nella nostra società. Col suo terzo lavoro, il Nostro sa esprimere, attraverso un bel pop-folk cantautorale, una gamma di vari sentimenti con rispettosità ma anche con un certo peso quando occorre. Lo comincia con “Sciogli il cane”, sicuramente il pezzo più bello dell’album che nelle sonorità rimanda un po’ a Nino Buonocore. Unico appunto l’assolo di chitarra acustica a metà strada è poco incisivo. Gustoso anche “Il Volo” con testo più impegnato ed i i livelli degli strumenti sono eccellenti, nei quali spicca l’azzeccato assolo di armonica anche se, forse, troppo riverberato e sembra che suoni distante. Molto intimista, invece, “Rita e l’Angelo” , da apprezzare senza mezzi termini in un mondo dove si cerca solo la Hit da lanciare per radio. Il finale strizza l’occhio a “People get ready” , già coverizzata da Jeff Beck e Rod Stewart.

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Vicolo Inferno
Stray Ideals

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Scritto da Gianluca Renoffio Lunedì 22 Maggio 2017 20:51

Piacevole questo disco dei Vicolo Inferno che propone un hard rock tinto di heavy con timbri e sonorità tipiche degli anni 80 e 90. Ascoltandolo non si può non ricordare Deep Purple e Black Sabbath o i più recenti Pearl Jam e Metallica. Un mix di potenza, urla, sferzate vocali, ballad, chitarre “marce” ed una sezione ritmica nuova fiammante, formata da batteria e basso, che persegue sistematicamente lo scopo di tenere la cellula ritmica precisa e sospesa, per muovere lo stomaco dell’ascoltatore in attesa del successivo sviluppo.

Una musica non innovativa quindi, ma ben suonata e ben congegnata quanto ad alternanza tra momenti frenetici e tiratissimi, come “Unnmeables” e “Noise of Silence” e momenti di maggior introspezione contaminati da vene grunge come in “Rude Soul” o da istinti heavy prog come in “Crosses Market”, dove forse il mio gusto si è trovato a maggior agio.

Scorrendo i brani del CD vi si possono comunque trovare anche tentativi di superare schemi e stereotipi alla ricerca di una propria dimensione ed originalità: ecco quindi l’uso della voce femminile in “Two Matches” o ancor meglio la miscela di Southern Rock ed Heavy Rock di “Rough Hills” che promette di portare ad ulteriori evoluzioni.

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Salamone
Pericoli e ballate

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Scritto da Max Casali Lunedì 22 Maggio 2017 20:46

Nell’epoca dell’urlo, dello spintone, dell’angheria, c’è chi prova, invece, a farsi spazio con il sussurro suadente di un cantautorato di gran classe che ri-dona il gusto dell’ascolto pacato e sorprendente. Parliamo del siciliano Salamone che già col precedente “Il palliativo” aveva già dato adito a rumors lusinghieri e promettenti. Promesse mantenute anche con “Pericoli e ballate”, 10 acquarelli di città, storie, strade, personaggi, angolature di vita, brillantemente descritte con tocco delicato e talentuoso. Qui c’è la carezza narrativa della “Paris” dell’800, come l’omaggio , terribilmente attrattivo, per quel “Sor Piero” un personaggio sui generis che sapeva calamitare folle, benché bollato come uno sgangherato neuronico. Il tutto in toni soffusi e rispettosi, quasi a voler sfiorare l’indole di ognuno di noi senza essere mai soverchiante. E l’intento è pienamente centrato con una proposta che rimanda alle suadenti sonorità del passato, tra inserti di swing, blues e folk. Ci si crogiola nel gusto di assaporare echi deliziosi di Sergio Caputo in “Pericoli”, “Sandali” e “Vuoti a perdere”; quest’ultima in clima Be-pop che, a mio parere, si candida a prossimo singolo (dopo “Se non m’inganno”, squisitamente ciarliera e godibile), in quanto riesce a divertire, nonostante la drammatica tematica di migranti e barconi colabrodo.

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