Barbara Rubin
The Shadows Playground


Il nome di Barbara Rubin non è probabilmente sconosciuto agli amanti del prog e, più nel dettaglio, ai fan degli Arcansiel fra i primissimi, in Italia, a proporre il neo prog alla fine degli anni '80 (nella memoria di chi scrive, rimarranno indelebilmente scolpiti i primi due lavori, “Four Daisies” e “Stillsearching”, entrambi editi dalla Contempo Records, tuttora gelosamente conservati).

La Rubin entra in pianta stabile nel gruppo alessandrino nell'anno della sua ricostituzione, il 2003, partecipando alla realizzazione del quarto album, "Swimming In The Sand", edito dalla prestigiosa Musea, contenente vecchi brani risuonati e un episodio inedito.
Inutile dire che la presenza della talentuosa musicista contribuisce non poco a strutturare il nuovo sound della band, oggi ancor più elegante e raffinato rispetto al passato. 
Nelle vesti di solista, l'artista è al suo terzo lavoro, dopo “Under The Ice” e “Luna Nuova”, pubblicati rispettivamente del 2010 e 2017.
Questo disco ha un potenziale enorme e testimonia in maniera genuina una creatività piuttosto elevata.
La forza comunicativa di maggiore pregio è riservata ai brani più introspettivi, quelli che la compositrice sceglie di affidare ai soli piano e/o violino. Emblematiche, in tal senso, sono "Sunrise Promenade", che evoca le suggestioni dei Genesis più eterei e acustici, "Sleeping Violin", ideale colonna sonora di una danza uomo/donna ove è incastrato il sinuoso contrasto tra forza e fragilità, nonché la prima parte di "The Shadows Playground", in cui viene rappresentata una suggestione interiore degna della Tori Amos (non cantante, ma pianista) più surreale e rarefatta.
Preme dedicare massima attenzione a "Helen's Word", una vera e propria suite che racchiude in sé più compagini: vi è un aspetto classico che emerge prepotentemente rispetto a quello prog, pure presente; predomina un intreccio di voci che conserva in sé qualcosa di magniloquente; vi si esprime un continuo susseguirsi di frammentazioni intimistiche - a turno affidate alla voce solista, al piano e al violino - che conservano un diafano potenziale capace di catturare e sedurre senza riserva alcuna.  
Se ci è permessa una critica - di cui si spera si saprà cogliere gli intenti costruttivi - quando ci si affida anche agli strumenti classici del rock (chitarra, basso e batteria) - e fortunatamente ciò avviene in pochissimi casi - si sentono purtroppo i limiti dell'autoproduzione. Le idee rimangono di massimo pregio e testimoniano un substrato artistico di spessore ma l'assenza di una vera band, di musicisti specializzati nei loro strumenti, è piuttosto castrante. L'ascolto, in questi casi, lascia un sapore amaro. In particolare, l'utilizzo di quella che parrebbe una batteria elettronica genera non uno, ma due rimpianti: da un lato si percepisce la mancanza del musicista in carne ed ossa, dall'altro ci si chiede perchè non si sia optato per un disco totalmente affidato a voce, viola, violino e piano.

tracklist
Endless Hope – 5:05
Seven – 4:41
La Maddalena – 7:22
Clouds – 1:32
Sunrise Promenade – 3:45
The Shadows Playground – 6:04
Sleeping Violin – 6:52
La Ballata degli Angeli – 5:37
Helen’s Word – 5:52

credits
Barbara Rubin: voce, cori, viola, violino, pianoforte, synth, chitarra, basso, batteria, parole, musiche
Andrea Giolo: voce solista, cori
Veronica Fasanelli: voce nel coro polifonico di “Helen’s Word”






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