Røsenkreütz
Divide Et Impera

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Il secondo album dei Røsenkreütz è ancora più bello del primo, che pure era eccellente.
Espressione di un prog dinamico, vitale, spesso funambolico, "Divide Et Impera" ha la capacità di raccogliere molteplici eredità e di amalgamarle in maniera organica in un unico contesto sonoro, senza che mai un volta venga smarrita la direzione maestra.


Il blasone di più alto lignaggio è espresso in "Imaginary Friend" e "The Collector" ove, e non la stiamo sparando troppo grossa, la band fa propria, esplodendola all'ennesima potenza, l'operosa formula progressiva forgiata dai Kansas d'annata (con anche influenze di Porcupine Tree, Muse e Transatlantic nel secondo dei due brani), e lo fa talmente bene da far venire voglia di consultare i credits per verificare se Kerry Livgren o Steve Walsh siano effettivamente della partita. 
"Freefall" e "Sorry And" sono paragonabili ai masterpiece new prog tipici degli Spock's Beard degli esordi, mentre "I Know I Know" evoca efficacemente le influenze AOR del medesimo gruppo, pur nelle sue incarnazioni successive.
"Aurelia" pare mostrare in veste magniloquente e sontuosa i Marillion di "Script For a Jester's Tear" (voce a parte) mentre "True Lies" ci rimanda ai Toto più efficacemente radiofonici.
Infine, la prematura impressione di ballatona scontata, già ampiamente abusata da ogni tipo di band che abbia navigato nelle classifiche nord americane degli anni '80 - non importa se di estrazione
pop, heavy metal, hard rock o prog - è spazzata via dall'evocazione puntuale dei liquidi magnetismi dei Pink Floyd periodo "The Division Bell", che subentrano inaspettatamente ad una manciata di secondi dall'inizio, zittendo tutti ancora una volta.
Se si esclude l'inciso rap nel citato "I Know I Know" ad opera del misconosciuto Flamma, francamente fuori contesto (e duole citare l'unico tallone di Achille dell'intera opera), questo album rappresenta una indiscussa eccellenza e, come tale, andrebbe orgogliosamente ostentato nelle abitazioni di chiunque si professi amante della musica, al posto dell'argenteria di famiglia e a fianco dei lavori di altri illustri predecessori post seventies quali, tra gli altri, Ezra Winston, Former Life, Ingranaggi della Valle, Barock Project, tutti espressione di diverse ma parimenti eccellenti forme di prog made in Italy.






Fabio Serra - chitarra, tastiera, pedal steel, percussioni, voce
Carlo Soliman - piano e tastiere
Gianni Sabbioni - basso, fretless bass e chapman stick
Massimo Piubelli - voce e sottofondo
Eva Impellizzeri - viola, tastiera, sottofondo
Gianni Brunelli - batteria e percussioni
guests:
Daniela Pase - voce
Flamma - voce
Eugjen Gargjola - violino
Augusto Parma - violino
Silvia Dal Paos - violoncello

Anno: 2020
Label: Opal Arts/Andromeda Relix.
Genere: prog

tracklist:
01. Freefall - 7:54
02. Imaginary Friend - 6:22
03. The Candle In The Glass - 7:08
04. I Know I Know - 6:28
05. Aurelia - 8:07
06. True Lies - 5:44
07. Sorry And - 7:01
08. The Collector - 15:31



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