Gianluca Livi with Stefano Pontani, Massimo Sergi, Domenico Dente
Fleeting Steps

Quasi impossibile discernere le sensazioni e le visioni provocate dall’ascolto di questo lavoro solista di Gianluca Livi, dalla razionale analisi della musica (o forse sarebbe meglio direi dei suoni) scaturita al suo ascolto: nonostante si cerchi di rimanere quanto più possibile obiettivi, è impensabile e, probabilmente, vano, sezionare un disco nato soprattutto durante interminabili sedute notturne passate a cercare suoni, mentre i pensieri dell’autore si arrovellavano senza soluzione di continuità.

Chi ha conosciuto l'autore in quanto artefice di una band hard rock come gli Anno Mundi è destinato a soprassedere. Questo “Fleeting Steps” è più di quanto lontano anni luce dal precedente progetto cui egli ha partecipato.
Già la copertina (di cui peraltro è autore suo figlio Alessio) è indicativa circa ciò che troveremo all’interno di questo lavoro (chi scrive è stato attirato all'ascolto del disco proprio da questa, ancor prima di aver parlato con l’autore del progetto), tanto da non discostarsi molto da quelle di blasonate etichette discografiche che propongono musica d’avanguardia, a partire dalla ECM.
L'artista lascia per questo disco la batteria, limitandosi a utilizzare loop e percussioni elettroniche (oltretutto rare) e concentrandosi invece sui suoni che grazie a valenti collaboratori (a pelle devono aver partecipato in maniera consistente se non nella prima composizione, quantomeno nella post produzione, sicuramente Stefano Pontani, chitarrista noto soprattutto per aver militato nei Vu-Meters, Anagramma ed Ezra Winston, ma anche il bassista Domenico Dente, ospite nel prossimo lavoro dei citati Anno Mundi, e il pianista Massimo Sergi che ha saputo tessere tele minimaliste su questo disco) riescono a produrre nell’ascoltatore un’esperienza sensoriale o – se non altro – pensieri legati al vissuto immediato e remoto in cui questa musica funge da colonna sonora.
Se la prima parte di “Birth of a Flower” è un susseguirsi di anagrammi elettronici che paiono usciti da un elaboratore a cui sia stato dato in pasto un complesso linguaggio musicale, la seconda invece si caratterizza soprattutto per l’intervento di Massimo Sergi, che inizia ad accennare sonorità progressive (di cui, inutile negarlo, sono intrisi tutti i brani e le “anime” dei partecipanti a questo disco), le quali, peraltro, inevitabilmente ricorrono in molte delle tracce successive. Il lavoro di ricerca - va detto - è nato soprattutto grazie all’ausilio di collaudati programmi di editing musicali e lunghi, spasmodici arrangiamenti compiuti nello studio dell’autore, per poi proseguire in sala di registrazione assieme agli altri musicisti.
Nella maggior parte degli episodi vi si trovano echi di Brian Eno, Tangerine Dream e Synergy (Larry Fast), ma ciò che permea l’insieme è una costante inquietudine e la conseguente necessità di ricercare a riportare il tutto – attraverso suoni, ricordi, visioni impresse su un’ideale pellicola in una soluzione senza discontinuità – ad uno stato di serena, atmosfera contemplativa.
Fleeting Steps” è si, come dicevamo, un disco che nasce “notturno”, eppure alcune situazioni, quasi fossero flashback catturati all’interno di una pellicola cinematografica, suggeriscono invece sonorità mediterranee, istantanee di paesaggi impervi, assolati e brulli, che prendono forma attraverso i suoni raccolti dall’apparato auditivo e, una volta elaborati, sono rimandati sulla nostra retina, per offrirci un’esperienza “extra-sensoriale”.
Sarebbe vano definire singolarmente brano per brano, perché – pur vivendo di vita propria – il disco appare come un amalgama perpetuo in cui perdersi e lasciarsi andare, senza per questo scadere nell’apatia, offrendo sonorità che stimolano la riflessione e, al contempo, il rilassamento.
Se pensiamo che “Fleeting Steps” sia il risultato elaborato di un esperimento, beh, potremmo dire che è sicuramente promosso a pieni voti.

Roberto Cangioli
(9 agosto 2018)


Per chi non conosce di persona Gianluca Livi, questa incisione potrebbe lasciare interdetti, ma per chi, come me, ha avuto occasione di frequentarlo, "Fleeting steps" rappresenta solo un altro tassello della eclettica personalità dell’artista capitolino.
Infatti l'autore è soprattutto noto nell’ambiente per la sua militanza negli Anno Mundi, band metal-doom di impostazione rigorosamente ancorata agli anni ‘70, per cui un album come "Fleeting steps", che si colloca a pieno titolo tra quelle che sono le tendenze ambient soft, potrebbe spiazzare tutti coloro che lo hanno finora incrociato soltanto nelle sue incisioni destinate ad un pubblico di metallari.
Chi lo conosce di persona sa invece molto bene che, oltre ad essere un musicista, egli è anche un fine musicofilo, con una cultura ed una passione che spazia dal jazz al pop, passando per fusion, metal e, soprattutto, rock nelle sue più svariate forme come progressive, southern, psichedelia e rock-blues.
Questa sua prima incisione solista non è altro, quindi, che l’esternazione di una delle molteplici sfaccettature del suo animo.
L’incisione, come è ovvio che sia, risente di antiche passioni musicali ed in particolar modo di quelle di matrice crimsoniana nonché psichedeliche floydiane. "Fleeting steps" non è infatti un album ambient del tipo soft-fusion, ma è un ambient psichedelico fondamentalmente basato su matrice cyber-dark-industrial che a volte lambisce il noise. È una prova discografica che possiede tutti i tratti indispensabili di una buona incisione ambient: atmosfere evocative, sonorità ricercate, scorrevolezza, trame intimiste, varietà tematica.
Nelle sue composizioni, l'autore non si è infatti soffermato in maniera statica su pochi e ripetitivi loop, come spesso accade con questo tipo di incisioni, ma si è profuso in una serie di effetti di varia origine, diversificati e sapientemente modulati, supportati all’occorrenza dalla strumentazione classica, quali chitarra elettrica, pianoforte, basso e batteria.
Tra tutti, spiccano per contrasto, gli eccellenti inserimenti per pianoforte, la cui presenza attenua l’atmosfera acid-noir che si respira per l’intera durata dell’album.
Tranne che per la batteria, suo strumento principe anche negli Anno Mundi, egli si è fatto pertanto accompagnare da Massimo Sergi, Domenico Dente e Stefano Pontani (l'ultimo è noto per la sua militanza in band prog e fusion quali Ezra Winston, VU-Meters, Anagramma) che si sono immedesimati perfettamente nel ruolo, fornendo un solido supporto melodico alle trame di base.
Sebbene la sostanza dell’incisione sia da attribuire fondamentalmente a Gianluca Livi, gli altri artisti coinvolti hanno comunque contribuito anche a livello compositivo come testimoniano le informazioni di accompagnamento all’artwork in copertina.
"Fleeting steps" è quindi un ottimo album ambient il cui ascolto può essere paragonato ad un vero è proprio viaggio all’interno delle proprie emozioni.

Bartolomeo Varchetta (18 marzo 2018)




Stefano Pontani: guitar, loop station
Massimo Sergi: piano, synthesizer, ambience
Domenico Dente: bass guitar
Gianluca Livi; main themes, ambience, laptop, noise, electronic drums & percussions

Anno: 2017
Label: Eclectic Productions
Genere: ambient, electronic, drone, experimental

Tracklist:
01. Birth Of A Flower (In A Post-Atomic    
Landscape) - Part 1
02. Birth Of A Flower (In A Post-Atomic
Landscape) - Part 2
03. Fujiko Mine - Part 1
04. Irrational Thoughts
05. Zero Gravity In My Lair
06. Lost In Space
07. Talkin’ To An Alien About Eternity
08. Fujiko Mine - Part 2


Official web site:
https://gllivi.wixsite.com/fleetingsteps


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