Giovanni Falzone
Led Zeppelin Suite

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Prendi una selezione di brani della band che ha inventato l’hard rock: i Led Zeppelin. Aggiungi il talento jazz di Giovanni Falzone e della sua Contemporary Orchestra. Miscela bene il tutto, aggiungi un pizzico di classica (quanto basta) ed ecco servito questo notevole disco. Non una arida formula matematica, un’alchimia da cucina futurista ma felice contaminazione tra generi, riuscita complicità di stimoli per costruire nuovi edifici su terreni già molto esplorati, per arrivare a qualcosa di nuovo… per cercare emozioni diverse che riescano ad allargare a chi ascolta la propria “comfort zone”. Non mero riarrangiamento, quindi, ma vera e propria rivisitazione.

Quello che maggiormente colpisce, in effetti, è la ricerca del progetto creativo: Falzone “fa propri” gli spunti musicali degli storici brani dei Led Zeppelin ed usando una sopraffina capacità di composizione, una originale visione del contrappunto e la sua innata libertà di espressione riesce a creare una “architettura” sonora dove la sezione ritmica pervasa di rock, la sezione fiati di matrice jazz e gli incisi delicati dei “legni” riescono a rappresentare le varie dimensioni della musica come in un quadro cubista.

I brani dei Led Zeppelin, già passati alla storia della musica, assumono quindi sapori diversi arricchendosi di una modernità che riporta all'esperienza cameristica del '900 alla Stravinskij.

Anche la scelta di creare quattro quadri per rispecchiare le emozioni dei primi quattro dischi del “dirigibile”, senza titolo ma pieni di significati simbolici, è stata secondo me studiata e vincente. Così come l’organizzazione e la bravura dell’orchestra, un ensamble di ottimi musicisti con un affiatamento palpabile nella perfetta fusione dei suoni e delle linee strumentali. Una sezione fiati mai invadente seppur quasi sempre presente, la chitarra che naviga sicura fungendo da collante con le idee originarie ed una sezione ritmica usata non solo da supporto ma comprimaria nell’economia del suono.

Tutti i pezzi sono notevoli e meriterebbero una trattazione ma vorrei sottilineare quelli che mi hanno colpito di più. La scoppiettante “Good times, bad times” dove il lavoro di cesello di Falzone costruisce un tappeto sonoro che impedisce all’ascoltatore di avere un punto di riferimento sicuro e scatena miriadi di emozioni diverse. E poi “Migrant ballad” che parte con atmosfere sognanti di un trombone “grave” che duetta con la sordina della tromba ed un flauto refrigerio per l’animo per poi comporre un crescendo di “pathos”, un lento incedere verso l’improvvisazione della tromba di Falzone che lascia senza riferimenti sicuri, spazia nelle note, le mette assieme in modo istintivo, quasi casuale, per arrivare comunque sempre a ritrovare la melodia, a ricongiungersi agli altri strumenti che mantengono le fondamenta sonore.

Intrigante anche la classica “Whole lotta love”, introdotta e mantenuta da un ossessivo fraseggio di fiati che ne costruiscono il ritmo e la punteggiatura. E come al solito la rarefazione del tempo, l’uso dei suoni per costruire paesaggi su cui di tanto in tanti si riapre una finestra sul passato e sulla partitura originaria. E bellissima anche “Elegia”, da “Immigration Song”, un cammino verso la speranza guidato dai caldi suoni dei fiati … un percorso attualissimo in un mondo che deve imparare a vivere la diversità. Ed ancora la tromba a riscaldare, a creare la sensazione: mezzo per arrivare a far sentire al pubblico ciò che l’artista sente.

Per finire come non citare la chiusura affidata ad una sognante “Stairway to Heaven”, una rivisitazione spettacolare che pur mantenendo la melodia classica usa suoni e contrappunti in “minore” che riescono ad aggiungere pathos ad uno dei brani più gettonati dei Led Zeppelin.

Ma tutto il disco è riuscito, innovativo nella ricerca ed omogeneo nella qualità. Un album che riesce ad accogliere l’attenzione di chi lo ascolta, un album che sa far incontrare il necessario background storico con il futuro, che sorprende ogni volta che lo si riascolta ed allo stesso tempo ci fa ritrovare in un luogo giù noto … una vera sorpresa che consiglio a tutti gli amanti del jazz e del rock ma anche a tutti i curiosi di buona Musica.

 

TRACKLIST

QUADRO I

01. Dark times LZ1
02. Good times bad times LZ1
03. Migrant ballade LZ1

QUADRO II

04. Rebound LZ2
05. Whola lotta love LZ2
06. Heartbreaker / Moby Dick LZ2

QUADRO III

07. Elegia LZ3
08. Friends LZ3
09. Choral Interlude
10. Psychedelic dance

QUADRO IV

11. Black dog – intro LZ4
12. Abstraction LZ4
13. Black dog LZ4
14. Stairway to heaven LZ4

 

FORMAZIONE
Giovanni Falzone: tromba, arrangiamenti, direzione
Jacopo Soler: flauto
Simone Maggi: tromba
Massimiliano Milesi: sax tenore, sax soprano
Marco Taraddei: fagotto
Andrea Andreoli: trombone
Carlo Grandi: trombone
Valerio Scrignoli: chitarra
Michele Tacchi: basso
Antonio Fusco: batteria

 

 

 


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