Matteo Cincopan
Un'altra stagione

Matteo Cincopan è un songwriter bolognese attivo da parecchi anni nella scena di matrice beat. Sin dai suoi inizi con i Poets (di cui custodisco gelosamente il vinile), non ha mai nascosto il suo amore per i Fab Four, ma chiunque si sia imbattuto in uno dei precedenti lavori avrà potuto notare anche una certa originalità nel comporre brani efficaci ma mai scontati.

Dopo un paio di album recenti in cui la canzone incontra le atmosfere psichedeliche e a tratti progressive, “Un’Altra Stagione” è contemporaneamente un omaggio dell’artista nei confronti di un suono sixties cui senz’altro è fortemente debitore ed un riavvicinamento allo stile beat dei suoi esordi.

La maturità artistica di Matteo Cincopan ci regala quindi un disco in cui l’ingenuità di un certo beat italiano lascia il posto ad una notevole perizia di arrangiamenti ed un songwriting più raffinato ed esperto.

Il disco si apre con “Idea Semplice”, che come da titolo è un brano leggero e piacevole con un ritornello che non si scolla più dalla mente.

Nella successiva ”Come Se” lo stile vocale e le soluzioni compositive ricordano molto da vicino i tardi Beatles mentre qualche inflessione melodica riporta alla mente il Battisti più introverso. Molto piacevole la sezione strumentale che conduce alla fine della canzone.

“I Nomi Che Non So” si apre con un riff in 7/4 aquisitamente rock e la linea melodica intrecciata tra battute da 7/4 e da 8/4 è davvero fluida ed intrigante.

Con “Ripenso” l’autore dimostra come sia per lui facile passare da un brano non convenzionale come il precedente ad una canzone pop senza perdere un briciolo della propria identità.

L’eco dei Kinks di “I’m Not Like Everybody Else” pervade “Numero Novanta”, qui il beat prende decisamente il sopravvento, seppur mantenendo un carattere attuale ed evitando una facile quanto inutile rilettura nostalgica del genere.

Degna di nota è “Un’altra Stagione Che Passa”, che si apre come una pop song leggera di stampo Oasis, per poi entrare in una sezione più “scura” che lancia un chiaro sguardo al prog italiano, in particolare al Balletto di Bronzo ed alle Orme de “La Porta Chiusa”.

Il pop la fa da padrona nella successiva “L’illusione dell’Eternità” mentre il beat dei Trinity di Brian Auger e Julie Driscoll pervade “Mille Visioni Distorte”, forse la canzone più vintage dell’album.

“Super8” è un altro brano pop raffinato e che merita più ascolti per cogliere certe finezze compositive che in un campo come questo fanno davvero la differenza tra qualcosa di scontato e banale ed una song interessante.

Matteo Cincopan è solito citare qualche episodio musicale del passato che ama particolarmente (ricordo nel precedente album una citazione de “L’Evoluzione” del Banco ad esempio). Nel riff di “Proprio Mai” troviamo un fortissimo richiamo ad “Hey Bulldog” dei Beatles. Su questa spina dorsale viene costruito un momento di rock in puro stile Blue Cheer molto gradevole.

Riaffiorano atmosfere più aperte e brit pop nella seguente “Nessun messaggio tra le parole”, prima di arrivare al brano di chiusura in cui Matteo Cincopan spara tutte le cartucce che gli sono rimaste, alternando atmosfere semi acustiche in stile Traffic ad una furia rock con chitarre qua e là piuttosto taglienti.

“Un’Altra Stagione” si rivela un album fortemente consigliabile a chi ama il pop e cerca qualcosa in più delle solite canzoni basate su strofa, ritornello e bridge.

Chi apprezza il beat italiano e il suo revival ma è stanco di ingenui arrangiamenti, suoni vintage e nostalgia a tutti i costi invece non può proprio perdersi questa uscita, è il disco che fa per lui.

 


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