La Belle Epoque
Il mare di Dirac

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Una copertina coloratissima e suggestiva che ritrae una strada illuminata da una miriade di luci di automobili ed insegne, distorte e filtrate da un vetro bagnato; un package cartonato gradevole e di buon livello qualitativo che denota cura dei particolari.

 

Ecco come si presenta all’impatto tattile e visivo “Il mare di Dirac” firmato “La Belle Epoque”, album autoprodotto per il quale gli artisti hanno impegnato tutto loro stessi e del quale hanno pubblicizzato l’artigianalità anche sulla loro pagina Facebook. Artigianalità peraltro riscontrabile anche dalla tipologia di supporto audio adoperato.

 

Onore al merito quindi a tutti quegli artisti che portano avanti la loro passione con sforzi personali, senza dover sottostare a quelle logiche di mercato imposte dalle case discografiche, soprattutto quelle maggiori.

Dal punto di vista musicale il genere proposto da questo gruppo di artisti di eterogenea estrazione geografica (le cui origini si trovano “…sull'asse Treviglio - Calvenzano – Bari…”, come da loro stessi dichiarato) non è invece di immediata classificazione, non perché sia particolarmente complesso, anzi, ma perché fa parte di quelle tendenze relativamente nuove, che riuniscono in se elementi pop, rock, soft, alternative rock. Spesso in questi casi si sente parlare di “indie-rock”, definizione questa che di per se significa tutto e niente, in quanto si riferisce semplicemente ad un rock indipendente autoprodotto. Di fatto anche “Il mare di Dirac” può appartenere a questa classificazione, ma di certo ciò non basta a definirne l’ambito stilistico.

 

Per dare quindi un’idea non credo di allontanarmi troppo se dico che l’album presenta principalmente elementi rock-pop commerciale molto in voga tra i più giovani, che trova adepti sia tra gli artisti italiani (Tiziano Ferro & co.) che tra quelli oltralpe (Oasis, Coldplay, ecc.).

 

Il sound è molto ben curato e nonostante la quasi costante saturazione di buona parte delle frequenze, si riesce comunque ad apprezzare la qualità della registrazione.

 

La batteria ed il basso possiedono ottime sonorità seppur spesso sovrastate dalle chitarre distorte anche negli arpeggi.

 

Quello che però emerge in maniera evidente per l’intera durata dell’album è l’invarianza delle ritmiche, associate alla ripetitiva metrica dei testi così come composti ed eseguiti.

 

Le tracce sono infatti molto simili tra loro, sia in termini di sequenza armonica che di sonorità. Riguardo quest’ultimo aspetto infatti si nota come per tutto l’album la voce, spesso proposta in coro, sia artefatta in maniera tale da alterane la timbrica fino a renderla un poco metallica e somigliante a quella emessa da un megafono.

 

Purtroppo questa meccanicità musicale sfiora la monotonia ed il risultato finale non giova certo alla longevità della musica proposta.

 

Ciò non significa che lo sforzo profuso non sia meritevole di attenzione, anzi: i brani sono gradevoli, godibili e meritano sicuramente ascolto. Sarebbe però stata più apprezzabile una maggiore varietà negli arrangiamenti, così da evitare il rischio di annoiare coloro che non usano la musica solo come sottofondo rumoroso, ma che prestano un minimo di attenzione al lavoro svolto dagli artisti.

In conclusione si può dire che con questo album, già di per se interessante, “La Belle Epoque”, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per sfondare nel mercato discografico di massa, se solo saprà sfruttare meglio le ottime potenzialità mostrate.

 

Formazione:

Luca Boschiroli: Voce, Chitarra, Percussioni, Testi

Dario Sorano: Voce, Chitarra, Tastiere

Daniele Pizzigoni: Basso

Paolo D'Adda: Batteria

Guests:

Manuele De Pretto, Jean Charles Carbone

 

Tracce:

1.Icaro

2.Nuovo Mondo

3.Fuori di Me

4.Insidia

5.Cracovia

6.Mentre il cielo cadeva

7.Il Mare di Dirac

8.Con l'amore nei piedi

 

 


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