Jordsjø
Jordsjø II

È davvero un benefico tuffo nel passato affrontare l’ascolto di questi norvegesi dal monicker impronunciabile, sorta di one man band che gioca sulle molteplici capacità strumentali di Hakon Oftung, cantante, chitarrista, bassista, tastierista, financo flautista e naturalmente architetto sonoro di un affresco fortemente e gustosamente retrò.

Altrove potranno dirvi che "la musica va avanti" e che "non bisogna restare ancorati al passato", ma io sono fortemente convinto che un certo tipo di sound abbia vissuto il suo apogeo nei lontani anni 70, e che chi è venuto dopo, quando è riuscito a meritare attenzione, ce l’ha fatta perché ha saputo rifarsi con abilità e talento, ma senza limitarsi ad uno sterile copia-e-incolla, agli umori di quella decade meravigliosa.
Ciò vale, ad esempio, per Marillion e PorcupineTree, e, con le dovute proporzioni, anche per i Jordsjo, la cui voglia di fare musica e di rimanere sul mercato restando orgogliosamente ancorati al passato si estrinseca con l’uscita di questo secondo lavoro nell’ormai inusuale formato della cassetta.
"Mine Templer" detta subito le regole del giuoco: tastiere cosmiche che strizzano l’occhio agli Hawkwind di "Hall Of The Mountain Grill", chitarre fuzz, melodia suadente ma mai banale, ed un viaggio nel tempo garantito da un mellotron glaciale.
In "Den Klaustrofibiske Masken" è il pianoforte a creare la ieratica atmosfera iniziale, prima che le drums terremotanti di Kristian Froland prendano il sopravvento; ci vogliono oltre due minuti prima che Oftung disegni una imprevedibile linea vocale che sembra spezzare in più sentieri una traccia che rende chiaro l’originale senso di Rock Progressivo.
I due brani successivi, senza stucchevoli tentativi di scimmiottare le suite che furono, rappresentano ulteriori trip cosmici che, in un’esaltante atmosfera di montagne russe, ci portano talora a sfiorare, durante l’ascolto, la nuda terra selvaggia di antiche leggende norrene.
Curiosamente per un prodotto di tal fatta, la bonustrack "I Atuans Gravkammer" si nasconde tra le pieghe di una ristampa distribuita solamente tramite download, ulteriore ponte fra antico (il glorioso nastro) e moderno (la musica liquida).
In ogni caso, la discografia della band è stata recentemente ristampata in vinile: l'ultimo lavoro come singolo LP, mentre il restante materiale (si tratta dello split "Songs From The Northern Wasteland" - originariamente pubblicato assieme ai Breidabliki - e dei primi due lavori, due demo, compreso quello qui recensito) sottoforma di lussuoso doppio LP (con la copertina che riprende l'artwork del primo demo).



Håkon Oftung / vocals, guitars, bass, keyboards, flute
Kristian Frøland / drums (4)
With:
Vilde / backingvocals (1,3)
Tore Flatjord / drums (1-3)

Anno: 2016
Label: self made productions
Genere: prog
Supporto: Demos cassette

Tracklist:
1. Mine Templer I (6:12) 
2. Den Klaustrofobiske Masken (8:26) 
3. Svarthelleren (5:58) 
4. Under Aurora B. (8:57) 
Bonus track on bandcamp download:
5. I Atuans Gravkammer (6:50)

Discografia:
2018 – Jord (CD, KAR138CD, Karisma Records)
2017 – Jord (LP, PLP 2029, Pancromatic)
2017 – Jordsjø (LP, PLP 2026, Pancromatic)
2016 – Songs from the Wasteland Northern (split con Breidablik) (musicassetta Autoproduzione)
2016 – Jordsjø II (musicassetta, Autoproduzione)
2015 – Jordsjø I (musicassetta, Autoproduzione)

 

 

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