Nu Indaco
Su Mundu

Helikonia / Routes - 2009 - Italia

Fondati nel ‘92 dal polistrumentista Mario Pio Mancini e dal chitarrista del Banco, Rodolfo Maltese, gli Indaco rappresentano una delle realtà musicali maggiormente significative del nostrano underground etnico, autore di ben 9 titoli tra LP, DVD e CD (di cui uno, Flying with the Chakras, a nome del solo Mancini): una meta ragguardevole per una band che ha operato in contesti esclusivamente indipendenti. Nel 2006, quella che doveva apparire come la celebrazione dei dieci anni di attività del gurppo, ha assunto le vesti di un epitaffio visto che il complesso si è quasi sfaldato: da una formazione già provata da numerosi cambi di organico, si allontanava anche Mancini che, quasi immediatamente, dava vita ad un progetto chiamato Ypsos (il cui splendido esordio è stato recensito sul n. 34 della rivista), sempre proteso verso suoni di matrice etnica, sebbene maggiormente rarefatti ed intimisti. Terminata questa esperienza, oggi il musicista dà vita ad un nuovo ensemble che ribattezza Nu Indaco (nu è la contrazione della parola inglese new), quasi a voler testimoniare l’inizio di un nuovo cammino, senza per questo dover necessariamente rescindere il legame con un passato discografico di indiscutibile valore artistico. I 15 brani che compongono l’album, infatti, si palesano come genuina e attendibile espressione della tradizione “indachiana”, peraltro tributata con la riproposizione di 4 vecchi cavalli di battaglia (Salentu, Spezie, Su Nuraghe, Ascea), sebbene in chiave rivisitata talché, spesso, le musiche assumono il sapore della novità. Un combo di 7 musicsti, accompagnati da innumerevoli ospiti (tra cui Enzo Gragnaniello, Luigi Cinque, H.E.R. e Andrea Ra), propone contesti musicali fortemente influenzati da atmosfere mediterranee, sulle quali sono inseriti assoli dissonanti di violino (È fatta notte...), interventi ai fiati dall’evidente retaggio jazz, sapientemente incastonati nelle dinoccolate cadenze di un caldo ritmo reggae (Gilgamesh), e, addirittura, un intervento rap su musiche di stampo squisitamente orientale (Haif), talmente credibile da far apprezzare questo genere anche a chi, come lo scrivente, lo odia visceralmente. E, dulcis in fundo, Velia, cantata magistralmente da Gragnaniello, possiede il potenziale dell’hit di successo visto che ha il raro pregio di unire due elementi tra loro apparentemente inconciliabili: il gusto appagante della cultura e una spontanea, sana, genuina orecchiabilità da classifica 
(Recensione apparsa sulle pagine di “Musikbox - Rivista di cultura musicale e guida ragionata al collezionismo”, anno 2009, qui pubblicata per gentile concessione dell'autore).



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