Underground

Alberto Morlon
Hanno ragione tutti

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Scritto da Max Casali Venerdì 24 Marzo 2017 19:58

Ci sono artisti che anelano di mischiare le carte compositive per dare un segno distinguibile alla propria musica . E’ chiaro che, insito, c’è il rischio della non immediata fruibilità però, se la formula proposta arriva ad un discreto pubblico d’intenditori, i risultati saranno di notevole fierezza. Candidato a riscuotere questo tipo di consenso è Alberto Molon col suo terzo disco “Hanno ragione tutti”, in quanto la struttura di queste 11 canzoni hanno percorsi che sembrano lineari all’inizio ed invece hanno la capacità di svilupparsi in niente di prevedibile. Arrangiamenti decisamente insoliti e sentimenti che rimpallano dal sorriso alla meditazione, dall’ironia ad una sana malinconia, in un mèlange di cantautorato, pop-rock e sprazzi di soul e blues. L’opener “Avrei voluto essere the Edge” apre con synth autoritari, aspettando un richiamo a riff tipici U2 ( come recita il titolo) , ma è un desiderio che cade nel vuoto, proprio per non risultare scontato. “La storia di un film” è vivace pop-rock con giri di tastiera scanzonati, ideali per una sound-track da grande schermo. “Il mio vicino di casa “ ci accompagna con batteria saltellante in ambientazione astratta prima e sarcastica poi e ciò conferma che il pentagramma è ben shakerato.

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The DusT
The inner side

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Lunedì 20 Marzo 2017 22:19

Sesta incisione per i DusT, formazione italiana capitanata da Roberto Grillo (qui la recensione del loro quarto album "Portrait of a change") che, con fare subdolamente intelligente, riesce nel difficile compito di prendere in prestito senza cadere nello scopiazzamento selvaggio.
Non si può esaltare un album che non dice niente di nuovo, né tanto meno si può bocciare se sfrutta talmente bene ed in maniera così diversificata e scaltra le tendenze rock, prog, funky, art-rock, pop e glam-rock delle passate decadi.

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Santacroce
Migras

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Scritto da Max Casali Lunedì 20 Marzo 2017 22:09

Alessio Santacroce, poliedrico artista musicale e letterario, nonché un lodevole attivista di nobili cause umanitarie è, oltremodo, un attento e acuto osservatore delle vicende sociali. E, per denunciare le storture che affliggono il Belpaese, confeziona il primo album solista “Migras”, dopo aver passato un ventennio a pubblicarne quattro con la band che formò: La Quarta Via. Intendete, non un addio al combo ma una salubre e urgente fuga da “eremita”. Elide il nome e tiene soltanto Santacroce per presentarsi al pubblico con l’ugola tagliente e amplificatori a manetta per un granitico rock e pregevole sfumatura cantautorale all’italiana. L’anima del Nostro scalda tosto i motori con “Il gregge” , condita da chitarra grattata qua e là alla Foo Fighters, per condurre ad un sound robusto che conferma anche nella successiva “La notte della Repubblica”, con una notevole intensificazione delle sei corde elettriche. Ma l’indole di Santacroce non sempre ringhia e fibrilla ma piazza tre ballate al momento opportuna: “Clorophille”, in cui duetta con Vanessa Caracciolo, “Bianco muore” dalle tinte fascinose e la splendida “La fiaba dulcamara”, per soli arpeggi acustici di Genesisiana memoria. Ma le sirene in principio di “L’ingiusta fine delle mezze stagioni” è un chiaro segnale che l’armistizio è finito e si riparte a testa bassa col giusto piglio grintoso.

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Yeah! Mutation
Ri(e)voluzione

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Scritto da Max Casali Mercoledì 15 Marzo 2017 22:18

Un concept-album è un progetto che non è alla portata di tutte le band, vuoi per la complessità di legare la track-list con elementi comuni, vuoi per la difficoltà di trovare una nuova tematica che sostenga tutto il percorso senza dare la sensazione di essere ripetitivo.

Questo degli Yeah! Mutation è costruito sulla rabbia e la ribellione popolare o semplicemente quella del singolo individuo, che si sforza ad auto- convincersi ( paradossalmente) che il dispotismo sia l’unica chance di benessere attribuita al soggiogato stesso. I dieci pezzi che compongono “Ri(e)voluzione” tentano una sortita energica, un(a) scesa in campo per anelare la fuga per la vittoria. Riusciranno i nostri eroi?

La battaglia si apre con un calmo preludio ma sùbito dopo è già… “Guerra” ( poteva essere altrimenti?), ma l’inizio Pinkfloydiano non tragga in inganno, poiché i due minuti finali sono un sontuoso vortice di assoli e riffs severi. L’imperativo è far “Fuoco” per non desistere ai primi attacchi e difendere, con orgoglio, l’indole nazionalista e tenere alti i colori di “Una bandiera”, con un loop che fa da sfondo ad una verace canzone con fitto uso di piatti. La band dimostra un bel cuore indomito, fondamentale per portare avanti la nobile missione di ribaltare il risultato sul campo. Le due parti di “La verità del vincitore” sono strutturate sul doppio aspetto riflessivo e audace nella ritmica, con testi che ostentano tutto il coraggio di chi sta sul fronte.

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Daniel Gazzoli Project
Night hunter

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Scritto da Luca Driol Mercoledì 15 Marzo 2017 22:06

“Self Destruction Blues” cantavano gli Hanoi Rocks nel 1982 e, mutuando quel titolo, il chitarrista e compositore Daniel Gazzoli ne ricava un’ottima song di sfrontato hard-rock tipicamente ottantiano, tassello del più ampio mosaico che risponde al nome di “Night Hunter”.

L’album risulta un’ ottima raccolta di brani diretti e coinvolgenti, sorretti dalla buona vocalità del singer Leonardo F. Giullan e dallo straripante solismo del leader.

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Perpetual fire
Invisible

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Mercoledì 15 Marzo 2017 21:59

Come spesso accade in Italia, i Perpetual Fire sono una di quelle band che fatica a trovare la propria collocazione con una label stabile che li promuova e li valorizzi. A testimonianza di ciò basti guardare alla cadenza delle incisioni.

“Invisible” è infatti il secondo album (il primo “Endless world” risale al 2007) ed è datato 2010, mentre, stando a quanto dichiarato sul sito della band, sembra che dopo sette anni sia di prossima pubblicazione il terzo.

L’anima del gruppo è il chitarrista Stefano Volta o meglio Steve Volta, come è solito presentarsi in arte, ed il suo nome è legato anche a quello dei Pandaemonium e della Pino Scotto band.

“Invisible” è quindi un album che fonda le proprie basi nel power metal melodico, dove ottimi spunti e ritmi consolidati trascinano l’ascoltatore in un crescendo adrenalinico.

È sicuramente un lavoro valido e ottimamente impostato dal punto di vista ritmico e compositivo.

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The Ancient Veil
I Am Changing

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Scritto da Valentino Butti Martedì 14 Marzo 2017 09:49

Alessandro Serri ed Edmondo Romano sono tra gli artefici, con gli Eris Pluvia, di quel capolavoro, pubblicato nel 1991, intitolato “Rings of earthly light", ancora oggi un caposaldo assoluto del prog italiano post anni ’70.

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Glory Of The Supervenient
Glory Of The Supervenient

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Scritto da Valentino Butti Domenica 12 Marzo 2017 16:31

Il progetto Glory of the supervenient, capitanato dal batterista milanese Andrea Bruzzone, nasce nel 2015, quando l’artista inizia ad elaborare i brani che finiranno poi nell’album d’esordio, omonimo, pubblicato a fine 2016.

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Polaris
Polaris

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Scritto da Valentino Butti Domenica 12 Marzo 2017 16:23

Come amano loro stesso definirsi, i Polaris più che un gruppo,  sono un progetto “aperto” che muta e si trasforma ad ogni incontro “creativo”.

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The Waking Sleep Band
Form & Appearance

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Scritto da Max Casali Mercoledì 08 Marzo 2017 23:36

C’è una bella differenza tra chi cavalcava il prog negli anni ’70 e chi lo fa oggi. All’epoca, gruppi storici come King Crimson, Gentle Giant, Genesis, la nostra P.F.M., benché indiscussi precursori del genere, avevano però a disposizioni due elementi non di poco conto: la completa fiducia dei discografici e un’educata cultura musicale del pubblico. Oggigiorno, Maurizio Antognoli che è a capo della The Waking Sleep Band ha voluto perseguire, con imponente impegno, un progetto audace e, al contempo ambizioso : “Form and Appearance”, liberamente ispirato al libro “Il ritratto di Dorian Gray”. Ma, in che modo ha omaggiato Oscar Wilde? Inserendo dieci aforismi musicali di mezzo minuto tra una traccia e l’altra per non far dimenticare l’intento principale del progetto d’ispirazione letteraria. Idea buona ma , forse, fa perdere un po’ di continuità alla track-list . Musicista colto e preparato, Antognoli ha saputo dare a questo lavoro un sapore passionevolmente retrò, che troverà senz’altro il sostegno di molti intenditori e musicologi. L’album convince per la ricca miscela di generi, per l’evidente qualità esecutiva e per la varietà delle soluzioni proposte. C’è il delicato e passionale pop-rock della title-track e di “Young Gerald”, dal sapore eighties con chitarre discrete e mai sovrastanti o la morbida ballata di “An ideal husband”, con violino e percussioni al minimo sindacale ma di grande effetto.

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La Bocca della Verità
Avenoth

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Scritto da Valentino Butti Mercoledì 08 Marzo 2017 23:30

Il buon momento del prog italiano continua con l’album d’esordio de “La bocca della verità” dal titolo “Avenoth”. Si tratta di un concept ambientato in un futuro non troppo lontano (tra il 2161 ed il 2178) quando un gruppo di terrestri, durante le loro esplorazioni spaziali alla ricerca di un pianeta abitabile, si imbatte in Avenoth.

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