Intervista a Carlo Verdone

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(foto Colarieti/Lapresse)


Intervista realizzata da Gianluca Livi.
Domande di Gianluca Livi con il contributo di Gianluca Renoffio.
Note e approfondimenti a cura di Gianluca Livi e Carlo Verdone.




Introduzione


L'amore di Carlo Verdone per la musica rock è cosa nota. Non lo testimoniano soltanto i moltissimi riferimenti presenti nei suoi film (1), ma anche le sue numerose interviste rilasciate ai media in qualità di incallito musicofilo (in alcune delle quali, egli non ha mancato di portare al seguito estratti della sua invidiabile collezione discografica), le sue ricorrenti incursioni nei negozi di dischi capitolini (ove l'ho incrociato io stesso alcune volte), la sua collaborazione, come batterista, con Antonello Venditti e la Mark Hanna Band (proprio la batteria è omaggiata nel suo film d'esordio, "Un sacco bello"), la sua partecipazione al recente docufilm "Vinilici" di Fulvio Iannucci, incentrato sulla riscoperta del disco in vinile.

Lo abbiamo incontrato, stavolta non nelle vesti di attore o regista, ma di appassionato cultore di musica ed irriducibile collezionista di vinili.

Intervista

A&B - Quando penso ad un negozio di dischi, non visualizzo mai le ordinate e algide scaffalature di un megastore con filiali spalmate in tutta Italia. Ho invece la ricorrente visione di un polveroso negozietto all'interno del quale i dischi possono anche trovarsi disordinatamente collocati a terra, in prima e doppia fila, o sui banconi, impilati di piatto, se non all'interno di scatoloni appena scaricati dai corrieri postali. Lo vedo frequentato più o meno da nerd e mi aspetto che un tipo invadente simile a Jack Black costringa taluno a modificare le sue scelte, consigliando con energia ora l'uno, ora l'altro disco. È una visione comune alla tua?

Carlo - Un vero negozio di vinili non può non avere quella anarchica confusione di lp e cd ammassati in ogni angolo. È un ordine che conosce soltanto il proprietario. Ma quel clima un po’ buio e polveroso è anche il suo fascino. È come un negozio di antiquariato dove trovi il pezzo notevole e raro mischiato a musica di scarso valore. Ma il bello è cercare e, alla fine, trovare la pietra preziosa che magari cercavi da tanto tempo. Una sorta di pesca miracolosa.

A&B - Quali sono i tre titoli, tra quelli in tuo possesso, che consideri rari, preziosi? Ricordi anche dove avvenne per ognuno la "pesca miracolosa"?

Carlo - Tra i tanti dischi rari ne ho tre particolari: “Axis Bold As Love” di Jimi Hendrix Experience (2) con firma di Hendrix (la cui autenticità è da verificare). L’originalità di questo album è che ha una copertina stampata in pochissime copie. La presi in un mercato di vinili a Parigi nel 1967. Appaiono tutti e tre in uno spazio nudo con i loro strumenti nell’atto di suonare. E’ molto rara.
Il secondo vinile introvabile per lo scarso successo che ebbe (anche se oggi è stato ristampato) riguarda “Climate of Hunter” di Scott Walker del 1984 (3). David Sylvian si fece fotografare con questo album in mano e David Bowie lo definì capolavoro assoluto ma il disco era troppo avanti e non fu capito dal grosso pubblico. Walker si ritirò in un convento, in depressione. Lo comprai a Berlino nel 2002 in un negozio di dischi rari ed usati.
Il terzo è un album bootleg dei Quicksilver Messenger dal vivo a San Francisco (4). Lo trovai niente di meno che a San Pietroburgo nel 2008 in un negozio di sole rarità discografiche e vinili usati importati.


La stampa francese di "Axis: Bold As Love" con copertina diversa da quella uscita nel resto del mondo.

A&B - Aver citato Jack Black mi fornisce il pretesto di chiederti se hai visto e cosa pensi di "Alta Fedeltà”, lungometraggio ambientato prevalentemente in un negozio di dischi.

Carlo - Fu un film molto ben fatto e ben interpretato sia da John Cusack che da Jack Black (5). Il soggetto del film aveva anticipato quello che poi sarebbe accaduto ai negozi di vinili. Però le tipologie, il clima, i logorroici esperti dei vari gruppi vintage, furono rappresentati con intelligente ironia. Mi piacque.

A&B - Come te, anche Jack Black è un comico, ha una passione sfrenata per il rock e, a margine della sua attività principale di attore, si diletta suonando. Quale è il tuo giudizio su di lui?

Carlo - Lo posso giudicare come attore: è un ottimo caratterista, tipicamente americano ma molto comprensibile anche da noi per il suo modo di fare molto estroverso e coinvolgente.
Ho sentito qualcosa di lui mentre suonava. Se la cava bene (6).
Ma molti attori americani ormai hanno dei propri gruppi e si divertono a suonare: Dennis Quaid, Matt Dillon, Ryan Gosling, Johnny Depp (7). E’ il modo migliore per non restare attaccati ai soliti discorsi sul cinema e a sentirsi persone normali.



A&B - Sei un assiduo frequentatore di negozi di dischi. E' risaputo che tu frequenti con regolarità “Elastic Rock” (8), ove è stato girato il tuo contributo per il docufilm “Vinilici”. Hai mai messo piede in altri negozi della Capitale? Per esempio, a poca distanza c'è "Pink Moon" (9). Ne conosci altri?

Carlo - Pochi. A parte “Welcome to the Jungle” (10) ed “Elastic Rock” non ne frequento altri. Ma già lì posso trovare tutto quello che è possibile rintracciare. Non mi sposto volentieri dal mio quartiere.
Ripenso con tristezza agli anni 60’ e '70 quando avevo trenta negozi per ascoltare e comprare dischi. Non ne è rimasto uno aperto. E’ cambiato tutto. E’ cambiata la fruizione della musica.

A&B - Non trovi paradossale che “Vinilici” sia trasmesso da Amazon, che è anche la principale causa di chiusura di questi negozi, per colpa di una politica legata al ribasso dei prezzi che vede inevitabilmente perdente il piccolo rivenditore?

Carlo - Potrebbe anche essere paradossale ma il problema è che è cambiata la musica, il modo di ascoltarla e, soprattutto, sono cambiati i giovani. Molti di loro non hanno cultura musicale e non sono interessati a chi c’è stato prima.
In pratica, non c’è gran memoria storica. Se ad un ragazzo a cui piace il rap fai ascoltare gli Allman Brothers Band te li tira dietro. Il rap è musica dell’istante.
Non mi sembra che abbiano capito che, incredibilmente, i primi accenni al rap risalgono a certe ballate piene di raffiche di strofe interminabili di Bob Dylan.
Per non parlare di James Brown. Ovviamente, non faceva rap ma "Moments" e "King Heroin", per fare un esempio, erano brani caratterizzati da lunghi discorsi, riflessioni, strofe senza pausa che oggi potremmo definire con cautela "l'alba del rap".

A&B - A Roma, viene periodicamente organizzata una Fiera del Disco - Music Day (11) a cui hanno partecipato nomi illustri del panorama musicale italiano (ne abbiamo dettagliatamente parlato QUI). Quanto offerto nel corso di queste fiere non è dissimile da ciò che viene proposto negli amati negozietti di dischi. Per questo motivo, molti, tra espositori e utenti, si aspettavano tue incursioni (se non come ospite, quantomeno come utente) le quali, tuttavia, non si sono mai verificate.

Carlo - Ci ho provato una volta, ad andarci. Ho passato il tempo a firmare autografi e non ho avuto neanche cinque minuti per cercare quello che volevo.
Però sono stato a Berlino, Bruxelles, Barcellona e, incredibilmente, a San Pietroburgo. In Russia ed in Germania ho trovato tutto quello che cercavo.

A&B - Quale è il tuo rapporto con i Bootleg? Li apprezzi, li detesti, li tolleri?

Carlo - No, no, li apprezzo eccome. L’80% è inascoltabile ma il restante è oro. Alcuni bootleg degli Who, di Scott Walker, di David Sylvian e di Jimi Hendrix sono straordinari.
Quando, negli anni '90, comprai il concerto bootleg di Hendrix a Stoccolma (12), rimasi colpito dalla nitidezza, dalla verità del suono e della voce. Basso potente e cassa della batteria marziale. Quando lo stesso concerto fu pubblicato nuovamente dalla sorella di Hendrix, in modo ufficiale, il risultato fu assai mediocre: tutto livellato, appiattito... un concerto rimanipolato da un mix senza anima.


La dedica di Pete Townshend

A&B - Ormai è risaputo che tu vedesti Jimi Hendrix al Brancaccio, nel 1968 e che, purtroppo, non avesti mai l'opportunità di conoscerlo. Ci sono state invece occasioni di incontro con musicisti che suonarono con lui e in quali occasioni?

Carlo - Per quanto riguarda i musicisti occasionali, ogni tanto sbuca qualcuno che dice di aver suonato con lui o cantato per lui. Non c’è da crederci più di tanto.
L’unico che ci ha veramente suonato è un mio amico batterista: Alberto Marozzi. Gli fece da accompagnatore durante i concerti romani. E una sera lo portò al Titan Club per sentire qualche gruppo. Quando lo riconobbero si fermarono tutti e gli chiesero di suonare. Marozzi, su invito di Hendrix, si mise alla batteria. Jimi prese una chitarra normale (non mancina) ed improvvisò un blues. Restarono tutti basiti perché svisava come se avesse una chitarra mancina. Questo è l’unico episodio che conosco ed è vero.
Con riferimento ai musicisti che hanno suonato abitualmente con lui, accadde una cosa incredibile a metà degli anni '90. Il mio dentista è sempre stato un grande ammiratore di Hendrix e, fin dalle medie, suonava molto bene la chitarra, mettendo su anche un gruppo. Un giorno, mentre stava chiudendo lo studio, sentì suonare alla porta. Aprì e gli apparve Noel Redding. Aveva un dolore cane ad un molare. Franco, il dentista, abbastanza emozionato lo curò, con Redding terrorizzato ma anche un po’ alticcio di birra. Provò a fargli qualche domanda sugli Experience e su Hendrix, ma niente, non gliene fregava nulla di rispondere: era soltanto terrorizzato dal trapano. Alla fine del lavoro si mise una mano in tasca e tirò fuori un rotolo di soldi. Pagò e se ne andò sbandando ancora per la troppa birra che aveva bevuto. Ma in tutto questo, Franco capì che Redding non aveva alcun interesse a ricordare i suoi anni con gli Experience, quasi fosse una cosa morta e sepolta, rimanendoci assai male.

A&B - Beh, come credo saprai, Noel Redding e Jimi Hendrix non avevano un grandissimo rapporto. A riprova di ciò, basti dire che fu il primo a mollare la Experience (13).
A quale altri artisti di quel periodo sei particolarmente devoto?

Carlo - Ci vorrebbe un volume della Treccani! Beatles, Who, David Bowie, Pink Floyd, Dylan, Nick Drake, The Yardbirds, Quicksilver Messenger, The Byrds, Waker Brothers, Crosby, Still & Nash, Joe Cocker, Eric Burdon and The Animals, Carol King, Mama’s and Papas e tanti tanti altri. Ah, dimenticavo i grandi Lovin’ Spoonful. Mi appassionavo a tanti generi. Ma questi erano talenti veri.


Con la moglie e David Gilmour a Rodi

A&B - Una volta ti incrociai in uno dei negozietti di cui abbiamo parlato e avevi un disco live dei Led Zeppelin sotto il braccio. Debbo confessarti che, da quando Willie Dixon vinse contro di loro la causa per plagio, vedendosi riconosciuti i diritti per "Whole Lotta Love", mi è crollato il mito. Ne ho parlato dettagliatamente qui: "Led Zeppelin maestri del plagio ma non per Stairway to Heaven". Quale è il tuo giudizio al riguardo?

Carlo - Stimo talmente i Led Zeppelin che, francamente, non mi interessano molto queste analisi. Alla fine, tanti, ma proprio tanti, si sono ispirati a riff di altri autori ricostruendoli in altro modo. L’importante è l’onestà nel citarli come autori.

A&B - Purtroppo, non sempre i Led Zeppelin lo hanno fatto, come dimostra l'ascolto di brani come "Dazed and Confused", “Bring It on Home”, la citata “Whole Lotta Love” e tanti altri di cui ho parlato in quell'articolo...

Carlo - I Led Zeppelin hanno esaltato ad un vertice così alto certi brani (conosciuti soltanto da una nicchia di appassionati) da farne composizioni assai diverse, adattate ai loro tempi e al loro gusto.
È stato come Andy Warhol che prendeva foto ed oggetti fatti da altri e li manipolava al punto da farne una sua creazione personale. Sai quante cause avrebbe dovuto subire Andy Warhol?
Jimmy Page è stato un immenso alchimista del suono. I suoi accordi sono semplicemente geniali, basti pensare alla complicazione di un brano come “The Song Remain The Same” o al suo vero grande assolo che per me non è su “Stairway To Heaven”, ma su “No Quarter”, dal vivo a NY nel 1973 (14).

A&B - Concordo con te: “No Quarter” è per me il miglior brano dei Led Zeppelin e l'assolo di Jimmy Page è a dir poco spettacolare.
Parlando invece dei giorni nostri, quali sono i musicisti attuali che segui con interesse?

Carlo - Mark Lanegan, Joe Bonamassa, Walter Trout, gli ultimi lavori di Scott Walker e ci metto pure Lana Del Rey. Ha degli arrangiamenti assai interessanti. “Ride” e “Swang Song” sono assai suggestive. Mi spiace che l’ultimo singolo sia noioso e monotono.
Non mi dispiacciono i London Grammar.


La dedica di Jimmy Page

A&B - Rimane per me un mistero la tua passione per i Radiohead...

Carlo - All’inizio non li amavo. Mi sembrava che volessero fare ad arte musica complicata per esser originali. Ma quando è uscito “Kid A” e “Amnesiac” ho capito che c’era profonda innovazione nel suono e negli arrangiamenti. E’ un gruppo che va ascoltato più volte. All’inizio possono pure infastidire, ma un gran fascino ce l’hanno.

A&B - Rivolgo a te la medesima domanda posta a Fabio Liberatori, ex Stadio, nel corso di una intervista che mi ha recentemente rilasciato: lui e Ennio Morricone sono stati gli autori più apprezzati delle colonne sonore di molti dei tuoi film. Va certamente considerata anche la parentesi di Antonello Venditti in "Troppo Forte". Tre musicisti con un background e un modo di intendere le sfumature musicali estremamente diversi tra loro. Quali di questi ritieni si sia più adattato alle tue opere cinematografiche e per quale motivo?

Carlo - Tutto dipende dal film. Dal tema del film e dal tono che voglio dare al racconto. Ovvio che in una commedia, i Radiohead non ce li puoi mettere…
Comunque, se posso omaggiare qualcuno che mi ha reso felice la vita con la sua musica cerco di metterlo.
Il compositore deve essere in piena sintonia con me e con il racconto, ma deve suggerire lui l’atmosfera che poi condivideremo.

A&B - La recente scomparsa di Ennio Morricone mi spinge a chiederti dettagli e aneddoti sulla vostra collaborazione, che peraltro coincide con i tuoi esordi come attore e regista.

Carlo - Di aneddoti ne ho raccontati fin troppi su Ennio. Ma nel nostro ultimo incontro, lo scorso anno, a casa sua, per un’intervista a due, mi rimproverò con asprezza perché non l’avevo più chiamato a comporre musiche. Io gli ho risposto: “Ennio, ma tu te ricordi quanto hai chiesto per quel film? Hai chiesto quanto tutto il cast!”. “Ma no, no … Perché hai parlato con tizio e caio. Tu me lo chiedevi direttamente a me e ci mettevamo d’accordo”. Dentro di me dicevo: “Sì, ciao còre…”. Comunque, mi è assai dispiaciuto essermi fermato a due soli film (15).
Ennio e Nino Rota resteranno sempre i più grandi di sempre. E per me lavorare con lui è stato un assoluto privilegio. E di questo devo ringraziare Sergio Leone.

A&B - Personalmente, a loro due, aggiungerei anche Piero Piccioni le cui musiche hanno donato un quid in più ai film di Alberto Sordi.
Sempre restando nell'alveo delle colonne sonore dei tuoi film, Gaetano Curreri ha riferito recentemente che negli anni '80, gli Stadio erano dei perfetti sconosciuti in tutta Italia, tranne a Roma e nel Lazio, ove erano popolarissimi grazie ai tuoi film. Ne eri a conoscenza?
(16)

Carlo - Sì certo. Gli Stadio mi furono segnalati da Lucio Dalla che ebbe un’ottima intuizione.
Indubbiamente, io ho fatto conoscere meglio loro, ma loro hanno esaltato al massimo due bei film: “Borotalco” ed “Acqua e Sapone”. Ci siamo fatti un favore a vicenda. Ragazzi preparati, seri ed affettuosi.
Sono rimasto molto affezionato a loro, soprattutto a
Fabio Liberatori, loro ex tastierista. Lui, in seguito, ha composto tantissime colonne sonore di miei film e ha dato un tocco sempre delicato e personalissimo ad ogni pellicola alla quale ha lavorato. Viene dal conservatorio e la qualità dell'accordo è sempre elegante e leggermente malinconica. Ha sempre fatto ottimi lavori in sintonia con quello che stavo raccontando.

A&B - A questo punto, non è possibile non citare Ricky Portera, un chitarrista che adoro e che ritengo esprima un modo di suonare molto rock. Ora, tu hai un'anima certamente rock per cui mi chiedo come mai non ci sia stata l'opportunità di coinvolgerlo nelle colonne sonore dei tuoi film. Tanto più che lo stesso Fabio Liberatori ha riferito nella medesima intervista, di aver mantenuto con lui ottimi rapporti. Il discorso potrebbe essere valido in futuro?

Carlo - Perché no? Ripeto, devo aver un film, un racconto, delle sequenze che possano esser accompagnate dal suo stile. E lui indubbiamente ha molto gusto e creatività.
Lo spero.


Con Jeff Beck

A&B - A proposito di chitarristi, come è nata la partecipazione di Richard Benson a “Maledetto il giorno che t'ho incontrato”?

Carlo - Lo vidi in una tv privata (17) che faceva ascoltare dei nuovi chitarristi inquadrando solo un giradischi col vinile che ruotava.
Mi faceva molto ridere l’abbigliamento, l’aspetto e l’incredibile conoscenza di un rock che poco ascoltavo. Pensai che sarebbe stato ideale per presentare il mio personaggio in “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”.
Ebbe un grosso successo nel film.

A&B - Ho voluto dedicargli l'articolo “Viaggio nella misteriosa biografia di Richard Benson" e ricordarlo quale efficace conduttore di un programma interessante, pur chiaramente casalingo (18). Sapevi che il suo recente album "L'Inferno dei vivi" è stato prodotto da Federico Zampaglione dei Tiromancino?

Carlo - No, non lo sapevo.
In ogni caso, non lo conosco benissimo e poi, dopo il film, l’ho perso di vista.



A&B - C'è una cosa curiosa che riguarda il film "Viaggi di Nozze". Ti sei accorto che nei titoli di coda, il nome dei Black Sabbath è pesantemente storpiato in "Blak Sabbat"? E' chiaro che non può essere opera tua ma viene spontanea una domanda: soltanto tu conosci gli artisti che proponi per le tue colonne sonore talché, chi ha il compito di trascrivere titoli e nomi, annaspa nel buio, commettendo errori maldestri?

Carlo - Troppi errori sono stati commessi. Questo perché in Italia ancora non si conosce bene l’inglese (o almeno in quel periodo).
C’è sempre stata molta approssimazione.

A&B - In quel film, sono citati o si ascoltano i Pearl Jam, i Black Sabbath post Ozzy, i Megadeth, i Nirvana. L'heavy metal e il grunge sono generi che gradisci?

Carlo - Francamente non sono generi per i quali vado pazzo. Però, quei gruppi erano giusti per Ivano e Jessica. Loro dovevano ascoltare quella musica.
I Nirvana hanno fatto, per me, cinque o sei pezzi notevoli, ma era musica molto malata anche se affascinante. Ricordo che quando li ascoltavo mi innervosivo sempre per il malessere che trasmettevano.
Chi ho adorato per la voce era Chris Cornell, sia nei Soundgarden che negli Audioslave.
Mi hanno sempre colpito gli Alice in Chains. "Rooster", "Voices", "Rainier Fog" sono veramente esaltanti, pieni di adrenalina. Mi piace molto la loro potenza strumentale e vocale quando entrano in coro.
Tuttavia, non ritengo che sia musica da ascoltare spesso.
Il grunge, ripeto, ha il fascino del lamento e del tormento.

A&B - Cosa pensi di Eddie Van Halen, recentemente scomparso, definito il “Jimi Hendrix degli anni '80”?

Carlo - Un virtuoso. Un velocista della tastiera.
Bravissimo nella tecnica ma non mi ha mai interessato.
Non credo avesse molto da dire a parte i grandi assoli.

A&B - Tu hai sempre manifestato preferenze per band straniere e, con riguardo alla compagine italiana, per i cantautori (Lucio Dalla, Antonello Venditti, Vasco Rossi). Non risulta che tu abbia manifestato apprezzamenti per band italiane, segnatamente quelle di prog: parliamo di PFM, Banco, Orme, New Trolls. Come mai?

Carlo - Perché non le conosco bene. Questa è la verità.
Non è per fare lo snob ma ho seguito molto più la musica americana ed inglese. In ogni caso, la Premiata Forneria Marconi, il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme, erano gruppi ottimi, con grandi musicisti.
Non disprezzo affatto la musica italiana, ma vorrei un segnale di grande novità che non prenda suggerimenti dall’America o dall'Inghilterra.


Con i Negramaro

A&B - È corretto dire che ami la musica straniera, anche dura, per via delle connessioni con il rock, mentre apprezzi i cantautori più per un discorso legato ai testi profondi e intimistici?

Carlo - Guarda, se fosse per me, io ti direi che potrei ora accontentarmi di David Sylvian, di Mark Lanegan, di parte della produzione di Bowie e di Scott Walker.
In loro non c’è nulla di rock duro e di violento.
Ora sento la necessità di questa musica, certamente più intimista.

A&B - Segui anche musica underground? Mi riferisco a quel sottobosco pulsante e vitale che pubblica dischi a proprie spese, non supportato da multinazionali.

Carlo - Si, qualcosa ho ascoltato, ma dovrei farlo più spesso e con più tempo a disposizione, perché spesso le cose innovative partono dalla totale indipendenza.

A&B - Abbiamo iniziato con le connessioni tra cinema e musica e in modo analogo vorrei terminare questa intervista. Parlando di film biografici, hai avuto modo di vedere i lungometraggi dedicati ad Elton John, Queen e Motley Crue? (gli ultimi due li ho recensiti qui: Bohemian Rhapsody e The Dirt - Mötley Crüe).

Carlo - Ho visto quelli dedicati a Elton John e ai Queen ma in tutta sincerità, chiedendo scusa ai loro estimatori, non mi hanno interessato più di tanto.
Ne ho visto un altro sui Jim Morrison e i Doors e mi sono fatto l’idea che la cosa migliore sia quella di ascoltarli nei dischi e basta.
Le vite delle rockstar sono tutte uguali e il loro finale molto simile se non identico.

A&B - Forse era "The Doors" del 1991, diretto da Oliver Stone...

Carlo - No, non si trattava del film di Oliver Stone che, alla fine, mi piacque e anche tanto: era invece un documentario sulla vita di Jim Morrison e lo vidi su una videocassetta negli anni '90 di cui, purtroppo, non ricordo il titolo.

A&B - Quali altri film biografici sono risultati di tuo gradimento e perché?

Carlo - Uno su Elvis Presley il cui titolo mi sfugge (19). Racconta la scoperta, il successo, il trionfo, la decadenza e l’autodistruzione.
Purtroppo, la sua vita è stata simile a quella di tante altre nel panorama del rock.

A&B - Sei riuscito, poi, a recuperare le copertine di quei famosi 45 giri che gettasti su consiglio tuo zio? (20)

Carlo - Si, le copertine, alla fine, grazie ad un appello fatto in una trasmissione televisiva, mi sono arrivate. Non tutte, ma buona parte sono rientrate a far parte dei quarantacinque giri.
Ringrazio le persone gentili che mi hanno fatto questo regalo nostalgico.

A&B - Un ultimo commento per i nostri lettori.

Carlo - Riscoprite i grandi vecchi del jazz e del blues: Muddy Waters, BB King, John Lee Hooker, Miles Davies, Aretha Franklin, Nina Simone, Sarah Vaughan e tanti altri di quei tempi. Vi condurranno verso l’apprezzamento della vera grande musica, perché parte tutto da lì.


Con Carlos Santana


Non sarebbe stato possibile realizzare questa intervista senza il prezioso contributo e la cortese disponibilità di Fabio Liberatori, a cui rivolgiamo un sentito ringraziamento.
I copyright delle fotografie sono di Carlo Verdone, eccetto dove diversamente indicato.
E' possibile pubblicare altrove questa intervista, in parte o integralmente, previa citazione della fonte (testata, autore, data e link
).


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Note

(1) Vanno ricordati, tra gli altri, "Maledetto il giorno in cui t'ho incontrato", la cui trama ruota attorno alla figura di Jimi Hendrix, "L'amore è eterno finché dura", durante il quale il regista incede volutamente sulle copertine di "Wheels Of Fire" dei Cream e del triplo concerto di Woodstock, "Posti in piedi in paradiso", ove egli interpreta il proprietario di un negozio di vintage musicale.

(2) Si tratta dell'edizione francese del secondo album della Jimi Hendrix Experience, pubblicato nel 1967 (su label Barclay, Série Panache, con n. di cat. 0820 167). La rarità a cui fa riferimento l'attore non si riferisce all'edizione, invero non rarissima in Francia (ma certamente, non comune negli altri paesi), quanto piuttosto all'autografo del chitarrista che, se autentico, impreziosisce non poco l'oggetto.

(3) "Climate Of Hunter" è l'undicesimo album in studio dello statunitense Scott Walker, l'unico da egli realizzato negli anni '80. Vede come ospiti, tra gli altri, i chitarristi Mark Knopfler, all'epoca leader dei Dire Straits, e Phil Palmer, che vi sarebbe entrato come turnista nel 1991. E' un disco che venne pubblicato dalla Virgin in Germania, Australia, Francia, Italia, Regno Unito, Nuova Zelandia. Le edizioni che raggiungono un certo valore, nel mercato collezionistico, sono quella promozionale australiana (n. di cat. V 2303) e la test press europea (n. di cat. 206 118).

(4) Esistono due vinili non ufficiali dei Quicksilver Messenger Service registrati a San Francisco. Il primo si intitola "A Tribute To Jesse Farrow" (n. di cat. RRLP 2077, label e anno di pubblicazione sconosciuti) e documenta il concerto tenuto nel 1970 ai Wally Herder Studios di San Francisco (più tre pezzi tratti dal Calibration Show del 1971); il secondo è "Live At The Avalon Ballroom 1966", pubblicato nel 2011 dalla label Vinyl Lovers (n. di cat. 901219) che cattura le due performance registrate all'Avalon Ballroom di San Francisco, il 9 settembre e il 28 ottobre del 1966.

(5) "Alta Fedeltà" (in inglese "High Fidelity") è un film del 2000 di Stephen Frears, tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby, ambientato in un negozio di dischi indipendente (collocato a Londra nel libro, a Chicago nel lungometraggio).

(6) Jack Black è un attore, musicista, comico e cantautore statunitense. Al di fuori della recitazione, è il cantante principale del duo rock comico Tenacious D, vincitore del Grammy Award, che ha formato nel 1994 con Kyle Gass. E' un cultore di musica hard rock e heavy metal, fan piuttosto oltranzista di Led Zeppelin, Black Sabbath, Ronnie James Dio, Motörhead, Guns N' Roses, Kiss, Rush, Scorpions, AC/DC, The Who e Red Hot Chili Peppers.

(7) Dennis Quaid ha scritto ed interpretato il brano "Closer to You" nel film "The Big Easy" (1987) e suona stabilmente con la sua band, gli Sharks.
Matt Dillon è un grande seguace di musica latina, con una vasta collezione di vinili, inclusa una notevole sezione di 78 giri cubani. Canta e suona la chitarra assieme ai suoi partner musicali Steve "Chopper" Lamb e Keith Reid. In passato, ha suonato con la Ben Orr Band e nel duo Chopper & Dill. Il figlio Nate lo accompagna talvolta alla batteria.
Ryan Gosling
ha realizzato nel 2007 una registrazione da solista intitolata "Put Me in the Car", disponibile in modalità download. Lo stesso anno, assieme al suo amico Zach Shields, ha formato la band indie rock Dead Man's Bones (negli intenti originari, il progetto doveva essere un musical) debuttando con un album omonimo interamente suonato da loro due, con il solo ausilio di un coro di bambini (Gosling vi ha cantato e suonato piano, chitarra, basso e violoncello). Nel 2011, l'attore ha annunciato un secondo album.
Johnny Depp, infine, è il più prolifico tra gli attori nominati: ha suonato la chitarra nel brano "Fade In-Out" degli Oasis, nella colonna sonora del film "C'era una volta in Messico" e nella cover "You're So Vain" di Carly Simon, contenuta nell'album "Born Villain" di Marilyn Manson (ove ha suonato anche la batteria); è membro della band P, che ospita anche Gibby Haynes (frontman dei Butthole Surfers), Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers) e Steve Jones (chitarrista dei Sex Pistols); nel 2015 ha dato vita agli Hollywood Vampires, assieme ad Alice Cooper e Joe Perry degli Aerosmith (il nome della band era stato già utilizzato da Cooper negli anni settanta per un gruppo di amici musicisti, tra i quali Keith Moon, Harry Nilsson, John Lennon e Ringo Starr)
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(8) "Elastic Rock": Viale dei Quattro Venti 237/239 - 00152 Roma - tel: 065814243.

(9) "Pink Moon": Via Antonio Pacinotti 5 - 00146 Roma - tel: 065573868.

(10) "Welcome To The Jungle": Via Monte Zebio 44A - 00195 Roma - tel: 0687602123.

(11) Nasce nel 2012 con il titolo “Music Day Roma”, ovvero la “Giornata del Collezionismo Musicale”, e da allora si ripete periodicamente per 3 edizioni l’anno. La manifestazione è aperta a tutti e vi espongono venditori di dischi, cd e merchandising musicale. Nel corso di ogni appuntamento, vengono organizzati incontri, dibattiti e convegni a tema, coinvolgendo giornalisti, musicisti e personaggi noti nel mondo musicale tra i quali, è impossibile non citare Vittorio Nocenzi e Rodolfo Maltese (Banco del Mutuo Soccorso), Giovanni Tommaso e Bruno Biriaco (Perigeo), Claudio Simonetti (Goblin), Lino Vairetti (Osanna), Gianni Leone (Balletto di Bronzo), il compositore di colonne sonore Fabio Frizzi e tantissimi altri. Qui maggiori dettagli: www.musicdayroma.com.

(12) Hendrix tenne diversi concerti a Stoccolma, molti dei quali documentati più o meno integralmente da label pirata. La summa di questa discografia sommersa si identifica nei due volumi intitolati "Hendrix Live In Scandinavia", ciascuno composto da 6 cd (pubblicati nel nuovo millennio dalla Voodoo Chile Records, rispettivamente con nn. di cat. VC9002 e VC9003) che documentano le incursioni del chitarrista non soltanto a Stoccolma, ma nell'intera Scandinavia: cinque volte nel 1967 (24 maggio, 4, 5, 10, 11 settembre), due nel 1968 (7 e 8 gennaio), altrettante nel 1969 (9 e 10 gennaio), così come nel 1970 (31 agosto e 3 settembre). Per gli appassionati, QUI è presente una dettagliata esegesi di entrambi i box, con ampie considerazioni afferenti alla tracklist e alla qualità audio di ogni singolo concerto. La performance a cui l'attore fa riferimento potrebbe essere quella tenuta da Hendrix a Stoccolma il 9 gennaio del 1969 (due gli show, uno pomeridiano e uno serale, come si usava in quel periodo), documentata dall'ottimo "On The Killing Floor", pubblicato nel 1989 su tre vinili (ciascuno di colore differente) dalla The Swingin' Pig (n. di cat. TSP 012-3). Estratti delle visite in terra scandinava di Hendrix erano in precedenza apparsi nei titoli "Pipe Dream" (The Amazing Kornyfone Record Label, TAKRL1959, 1971, commercializzato anche con i nn. di cat. HEN 5000 e TAKR L1959), "Live In Stockholm" (Fruit End, C10168, anno sconosciuto, commercializzato anche nel 1976 dalla Wizardo Records con n. di cat. WRMB 333), "The Live Jimi Hendrix - Europe 1967" (Bulldog Records, BGLP 023, 1989), "Two Sides Of The Same Genius" (The Amazing Kornyfone Record Label, TAKRL H-6770, anno sconosciuto). Molti altri i vinili non autorizzati su cui appaiono brevi estratti di quei tour mentre numerosissime sono le edizioni in cd pubblicate a partire dalla fine degli anni '80. Sul fronte ufficiale, sono stati pubblicati soltanto tre estratti dalla soundboard Radiohuset di Stoccolma del 5 settembre 1967: "The Wind Cries Mary" è stato incluso nel boxset del 2010 "West Coast Seattle Boy: The Jimi Hendrix Anthology" mentre "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" e "Burning Of The Midnight Lamp" sono andati a comporre la tracklist di "The Jimi Hendrix Experience", altro cofanetto ufficiale, pubblicato 5 anni dopo il primo (entrambi editi sia in lp, sia in cd, dalla Experience Hendrix). Estratti da uno dai concerti di Stoccolma, infine (si parla, verosimilmente, sempre della citata data del 5 settembre 1967), sono contenuti nel dvd ufficiale "Experience Jimi Hendrix", edito nel 2001.

(13) Noel Redding era in origine un chitarrista, non un bassista. Fu il manager di Hendrix, Chas Chandler, a proporgli di suonare il basso in un gruppo che avrebbe dovuto nascere attorno ad un asserito virtuoso chitarrista, all'epoca sconosciuto. Redding era un valido chitarrista e un discreto compositore (suoi i brani "Little Miss Strange" e "She's So Fine", rispettivamente presenti in "Electric Ladyland" e in "Axis: Bold as Love", secondo e terzo album della Experience) ma non poteva ovviamente competere con il collega americano di cui, peraltro, non sopportava il meticoloso modus operandi. Va inoltre precisato che alcuni dei concerti della Experience erano aperti dal suo gruppo, con lui proprio nelle vesti di chitarrista: un espediente che incuriosiva gli spettatori ma che, alla lunga, dovette apparire assai frustrante per l'inglese. Questo senso di inappagamento crescerà anche dopo la morte di Hendrix: nel libro "Are you experienced?" denuncerà di essere stato estromesso dal grosso dei profitti della Experience e dalle vendite successive alla scomparsa del leader. Il pretesto per l'abbandono del gruppo gli fu fornito dallo stesso Hendrix che, dopo l'esibizione del 29 giugno 1969 al Denver Pop Festival, avrebbe esternato ai giornalisti, senza aver consultato i colleghi, la sua intenzione di estendere la formazione interessando altri musicisti.

(14) La versione citata compare nel film concerto e album dal vivo "The Song Remains The Same" che, pur stampato nel 1976, riportava parte delle esibizioni tenute dai Led Zeppelin al Madison Square Garden di New York il 27, 28 e 29 luglio 1973, nel corso della tournée di "Houses of the Holy". Si tratta di un album tanto affascinante quanto controverso. Alcuni brani, infatti, subirono pesanti rimaneggiamenti in studio: la versione di "Dazed And Confused", ad esempio, era un mix di due differenti esecuzioni mentre interventi analoghi, volti ad allungarne il minutaggio, vennero effettuati su "Whole Lotta Love", "Moby Dick" e "No Quarter". Nel 2007, fu pubblicata una versione extended che aggiunse sette brani all'epoca estromessi dalla tracklist ("Bring It On Home", "Black Dog", "Over the Hills and Far Away", "Misty Mountain Hop", "Since I've Been Loving You", "The Ocean", "Heartbreaker") e restituì integrità ai quattro lunghi pezzi citati poco sopra: gli ultimi tre, pertanto, apparvero in versioni più corte, quelle corrette, rispetto a quelle di un tempo (ricomparve anche il riff originario di "Whole Lotta Love", che era stato pesantemente modificato), mentre "Dazed And Confused" ostentava la durata originale, decisamente più estesa (quasi 30 minuti di durata a fronte dei quasi 27 resi noti nel 1976).

(15) "Un sacco bello" e "Bianco, rosso e Verdone", rispettivamente del 1980 e del 1981.

(16) L'aneddoto fu riferito in varie occasioni da Gaetano Curreri. Chi scrive l'ha ascoltato nel corso del concerto tenuto dagli Stadio a Ostia, in data 30 luglio 2014.

(17) Si trattava di “Ottava Nota”, su TVA40emittente televisiva laziale, fondata nel 1976, con sede inizialmente a Tivoli, vicino all'antica Villa Adriana (l'acronimo stava per "Tele Villa Adriana"), poi a Roma, in via Appia Nuova (l'acronimo, da lì in poi, avrebbe significato "Trasmissioni Video Audio"). Le trasmissioni più seguite della rete furono indubbiamente "Ottava nota", condotta per circa venti anni da Benson, e, nella stagione 1997/1998, "Quarta Generazione", di Gianfranco Funari. Dopo aver spostato la sede in via Boccea, sempre a Roma, la rete chiuse i battenti agli inizi degli anni 2000.

(18) Nel programma, Richard Benson commentava con grande competenza uscite discografiche di blues rock, hard rock, heavy metal. Grazie a quella trasmissione, condotta con identiche postura e capacità espositiva palesate nel film "Maledetto il giorno che t'ho incontrato", molti giovani degli anni '80 poterono scoprire e apprezzare tantissimi artisti, all'epoca sconosciuti in Italia. Successivamente, segnatamente dal 2000 in poi, il personaggio si tingerà di connotazioni grottesche e surreali che ne offuscheranno in qualche modo la preparazione, ben presto dimenticata dai più. L'articolo "Viaggio nella misteriosa biografia di Richard Benson" persegue scopi riabilitativi, omaggiando l'attendibile critico musicale di un tempo.

(19) I film a lui dedicati sono in tutto quattro: "Elvis, il re del rock" film tv del 1979 (titolo originale "Elvis", regia di John Carpenter con Kurt Russel nella parte della star), "This is Elvis" film documentario del 1981 (scritto e diretto da Andrew Solt e Malcolm Leo con voce narrante di Ral Donner, imitatore vocale di Presley), "Bubba Ho-Tep - Il re è qui" del 2002 (commedia horror scritta e co-prodotta da Don Coscarelli, con Bruce Campbell nella parte del cantante), "Elvis & Nixon" del 2016 (comedy-drama diretto da Liza Johnson, con Michael Shannon e Kevin Spacey rispettivamente nelle parti del musicista e del Presidente).

(20) La domanda fa riferimento ad un episodio della giovinezza dell'attore, da egli riferito nel corso di una trasmissione televisiva a cui era stato invitato per presentare e commentare alcuni dischi della sua collezione. In sintesi, lo zio gli fece buttare le copertine di diversi 45 giri che, asseritamente, andavano invece conservati "nudi" ed impilati.




Cinema
La luna
, regia di Bernardo Bertolucci (1979)
Un sacco bello, regia di Carlo Verdone (1980)
Bianco, rosso e Verdone, regia di Carlo Verdone (1981)
Borotalco, regia di Carlo Verdone (1982)
Grand Hotel Excelsior, regia di Castellano e Pipolo (1982)
In viaggio con papà, regia di Alberto Sordi (1982)
Acqua e sapone, regia di Carlo Verdone (1983)
Cuori nella tormenta, regia di Enrico Oldoini (1984)
I due carabinieri, regia di Carlo Verdone (1984)
L'imbiancone, episodio di Sogni e bisogni, regia di Sergio Citti (1985) - miniserie televisiva
Troppo forte, regia di Carlo Verdone (1986)
7 chili in 7 giorni, regia di Luca Verdone (1986)
Io e mia sorella, regia di Carlo Verdone (1987)
Compagni di scuola, regia di Carlo Verdone (1988)
Il bambino e il poliziotto, regia di Carlo Verdone (1989)
Stasera a casa di Alice, regia di Carlo Verdone (1990)
Maledetto il giorno che t'ho incontrato, regia di Carlo Verdone (1992)
Al lupo al lupo, regia di Carlo Verdone (1992)
Perdiamoci di vista, regia di Carlo Verdone (1994)
Viaggi di nozze, regia di Carlo Verdone (1995)
Sono pazzo di Iris Blond, regia di Carlo Verdone (1996)
Gallo Cedrone, regia di Carlo Verdone (1998)
C'era un cinese in coma, regia di Carlo Verdone (2000)
Zora la vampira, regia dei Manetti Bros. (2000)
Ma che colpa abbiamo noi, regia di Carlo Verdone (2003)
L'amore è eterno finché dura, regia di Carlo Verdone (2004)
Manuale d'amore, regia di Giovanni Veronesi (2005)
Il mio miglior nemico, regia di Carlo Verdone (2006)
Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi, regia di Giovanni Veronesi (2007)
Grande, grosso e... Verdone, regia di Carlo Verdone (2008)
Italians, regia di Giovanni Veronesi (2009)
Questione di cuore, regia di Francesca Archibugi (2009)
Io, loro e Lara, regia di Carlo Verdone (2010)
Manuale d'amore 3, regia di Giovanni Veronesi (2011)
Posti in piedi in paradiso, regia di Carlo Verdone (2012)
La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino (2013)
Sotto una buona stella, regia di Carlo Verdone (2014)
L'abbiamo fatta grossa, regia di Carlo Verdone (2016)
Benedetta follia, regia di Carlo Verdone (2018)
Si vive una volta sola, regia di Carlo Verdone (2021)

Televisione
Del resto fu un'estate meravigliosa (1977)
Non stop (1978-1979)
Come Alice (1982)
Un sacco Verdone (1982)
Morto Troisi, viva Troisi! (1982)
Sogni e bisogni (1985)
Carnevale (1988)
Orgoglio coatto (1999)
Pillole, capsule e supposte (1999)

Documentari
Il castello nel paesaggio laziale (1974)
L'accademia musicale chigiana (1975)
Dialetti miei diletti (1998)
Uomini forti (2006)
Verdone racconta Leone (2009)
Alberto il grande (2013)
Carlo! (2013)
Strani Ritmi - La storia del dj Marco Trani (2014)
Stanotte a San Pietro (2016)
Siamo tutti Alberto Sordi? (2020)

Cortometraggi
Poesia solare (1969)
Allegoria di primavera (1971)
Elegia notturna (1973)

Videoclip
Centocittà, di Antonello Venditti
Benvenuti in paradiso, di Antonello Venditti
Mi piaci, di Alex Britti
Un colpo in un istante, dei Delta V
Meraviglioso, dei Negramaro
Eppure sentire, di Elisa
La ragazza del lunedì (Silvio), di Antonello Venditti
Resto a Roma (me conviene), di Radio Globo
Se mi ami davvero (regista e interprete), con Geppi Cucciari, di Mina e Celentano.

Radio
Radio anch'io (1977)
Gli altri siamo noi (1978)

Compilation
Bianco, rock e Verdone
Interventi alla colonna (musiche scartate dai film)

Teatro
Gesta, opera di burattini scritto da Maria Signorelli, interpretato da Carlo Verdone (1971)
Pittura sul legno, scritto da Ingmar Bergman, regia di Luca Verdone (1971)
Pantagruel, di Rabelais, regia di Luca Verdone (1973)
Tali e quali, scritto e interpretato da Carlo Verdone, regia di Mauro De Sica, con Daniela Ferrari e Mauro De Sica (1977)
Rimanga fra noi, diretto e interpretato da Carlo Verdone e con Paolo Herrmanin. (1977)
Senti chi parla, diretto e interpretato da Carlo Verdone per la Compagnia del Piccolo Eliseo diretta da Giuseppe Patroni Griffi, con Diana Dei e Pier Luigi Ferrari (1979-1980)

 


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