Latte & i Suoi Derivati Roma, Villa Ada, 29 Luglio 2019

Se, una volta, Latte e i suoi Derivati, salivano sul palco proponendo uno spettacolo perfettamente in bilico tra irriverenti dialoghi e prorompenti sonorità, oggi, assorbita la prima propensione dalle vocazioni teatrali di Lillo e Greg, la band sviluppa quasi esclusivamente la seconda, offrendo uno scenario che si può certamente definire assai poco dialogato, per non dire quasi totalmente sonorizzato.
La propensione a far ridere, tuttavia, non è affatto scemata, altrimenti non si spiegherebbe il sold-out della data qui recensita, letteralmente presa d'assalto da un pubblico intergenerazionale, il cui flusso inaspettato, costretto ad una lunghissima coda davanti al botteghino, ha indotto l'organizzazione a posticipare di parecchio l'ora di inizio spettacolo.
Ha colpito, da parte del duo, una certa propensione a rinnovare il repertorio con la proposta di brani fino ad ora inediti o poco ascoltati oppure la capacità di condire, con una nuova estetica, siparietti piuttosto noti con il chiaro intento di evitare la ripetitività: con riguardo al primo caso, è appena il caso di citare i brani "Country in italiano", che ridicolizza con rinnovata simpatia il country americano, "L’intruso", parodia di certi personaggi famosi, televisivi e musicali, fin troppo presenti nel nostro quotidiano, "Lillo e Greg", capace di fare finalmente chiarezza su chi sia l'uno e chi sia l'altro, "Boh", un concentrato piuttosto nutrito di estemporanee profusioni dei più disparati generi musicali (dal pop al metal, passando per il jazz, l'hard rock e chi più ne ha più ne metta), "Puffi!", nuova parodia del grande Califano.
Parlando, invece, dei nuovi arrangiamenti, impossibile non menzionare "Otto il Passerotto", che oggi si arricchisce due volte: Greg svela alcuni retroscena raccapriccianti riguardanti la sua attitudine paterna (sua è la volontà, ad esempio, di terminare al più presto la favola al figlioletto Lillino per "andare a sperperare i soldi in donnacce"), e cambia il finale della nota favola, che risparmia il Passerotto dalle ire della Fata Turchina, stavolta impegnata a gestire un esercito di Pepette in calore, ma che, ahimé, viene prontamente sostituita da una strega cattiva, non già dotata di una semplice bacchetta magica ma in possesso di un lunga e dolorosa scopa volante.
Ennesima conferma di un combo che, pur tecnicamente meno dotato degli omologhi milanesi Elio e le Storie Tese, è capace di offrire una comicità tipicamente romana, meravigliosamente in bilico tra risata da osteria e intelligente attitudine dissacratoria.

 

 

 

 

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