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Masterpiece

Circus
Movin' on

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Scritto da Gianluca Livi Mercoledì 14 Dicembre 2016 23:00

Il secondo album degli svizzeri Circus cambia le carte in tavola.
La formula indistinta del primo lavoro viene abbandonata a favore di una presenza decisamente più consistente di ciascuno strumento utilizzato, nonché della voce, stavolta molto chiara.
Anche il genere è definito: progressive puro e di livello elevatissimo, sapientemente condito con un vago sapore jazz, mai fuori luogo, come testimoniato da tutti i brani ed in particolare dalla suite omonima, un brano forte dei suoi 22 minuti di crescendo, atmosfere eteree, improvvise esplosioni sonore.
Una maggiore fruibilità delle melodie proposte rende perfetto il lavoro finale, sicuramente sempre poco commerciale ma destinato a maggior presa sul pubblico.
I primi tre brani “The Bandsman” , “Laughter Laneh”, “Laughter Laneh” iniziano tutti in un modo e finiscono in un altro.

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Donald Fagen
Sunken Condos

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Scritto da Rosario Francesco Saverio Cafiero Martedì 06 Dicembre 2016 17:39

A sei anni di distanza da "Morph The Cat" è tornato con un nuovo album solista (il quarto) l'ineffabile Donald Fagen.
Il co-leader degli Steely Dan pubblica "Sunken Condos" letteralmente "Condomini affondati".

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Al Di Meola
World Sinfonia

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Martedì 06 Dicembre 2016 12:46

Incisione il cui titolo ha dato poi il via ad uno dei progetti musicali del virtuoso chitarrista italo-americano (per la precisione i nonni  erano napoletani, come da egli stesso più volte sottolineato in alcune note di accompagnamento dei suoi album e addirittura dal vivo durante  il concerto tenuto al Palapartenope nel 1996 con John McLaughlin e Paco de Lucia) World Sinfonia risale al 1991 e costituisce uno dei più  brillanti album acustici di Al Di Meola.

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ZZ Top
Deguello

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Giovedì 10 Novembre 2016 19:34

Era il lontano 1971 quando veniva pubblicato ZZ Top First Album, e sul retro della copertina una frase recitava con molta enfasi qualcosa in merito alla “genuinità” dello sforzo artistico compiuto per la realizzazione del disco, senza sovra incisioni o artifizi di sorta.

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Prince and The Revolution
Purple Rain

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Scritto da Gianluca Livi Giovedì 10 Novembre 2016 13:32

Purple Rain” si distacca certamente dai cliché funky delle precedenti uscite discografiche di Prince (compreso l'album "1999", qui recensito, che pure ebbe un grande successo di pubblico e critica): per la prima volta, infatti, presenta musiche suonate da una band completa e si pregia di possedere un'architettura poliedrica, da un lato caratterizzata dall'alternanza di drum machine e ritmiche acustiche ed elettroniche, dall'altro contraddistinta da una struttura sonora complessa, arricchita da rivestimenti di chitarre, tastiere, sintetizzatori, effetti elettronici e altri strumenti ancora.

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Yes
Close To The Edge

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Scritto da Luca Driol Lunedì 10 Ottobre 2016 18:25

Verde chiaro che, dal basso, sfuma in una tonalità più scura, quest’ultima sovrastata dal logo della band e dal titolo dell’album: se la copertina di Close To The Edge, nella sua semplicità, non è sicuramente lo zenit artistico di Roger Dean, lo stesso non si può dire del contenuto musicale, probabilmente il capolavoro assoluto degli Yes e uno dei dischi fondamentali del progressive britannico.

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Muddy Waters
Hard again

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Scritto da Jacopo Giovannercole Sabato 24 Settembre 2016 14:54

McKinley Morganfield, in arte Muddy Waters nasce in Mississippi nel 1915 con il suono di Robert Johnson e Son House nella testa. Dapprima armonicista in erba, Muddy si avvicina alla chitarra da adolescente, alternando il suo lavoro diurno nei campi a quello di aspirante musicista la notte.

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Indaco
Vento nel deserto

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Scritto da Gianluca Renoffio Martedì 06 Settembre 2016 16:23

Utilizzo questo disco tra tutti quelli prodotti dagli Indaco come esempio della loro creatività e del loro coraggio nel coniugare rock e tradizione melodica italiana durante tutto il periodo di attività che è andato dal 1992 al 2007. Il disco fu prodotto da "Il Manifesto" e questo inizialmente lo fece passare quasi inosservato nelle edicole, ma ebbe poi riconoscimenti e successo, anche di pubblico, quando fu reso disponibile attraverso i normali canali distributivi.

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The Crimson Jazz Trio
The King Crimson Songbook

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Scritto da Gianluca Livi Giovedì 01 Settembre 2016 19:13

Attivo dal 2004 al 2007, il Crimson Jazz Trio nacque per volontà di Ian Wallace, con l'intento di riproporre il repertorio dei King Crimson in chiave squisitamente jazz.

Reclutati il bassista Tim Landers e il pianista Jody Nardone (due giovani ma affermati turnisti americani che avevano lavorato, tra gli altri, con Al Di Meola, Billy Cobham, Gil Evans, Tori Amos il primo, con Larry Carlton, Dave Valentin, Dave Matthews Band il secondo), entrò in studio nel 2005 registrando "The King Crimson Songbook", un'opera talmente affascinante, suggestiva e magnetica, da ottenere l'incredibile plauso di Mr. Fripp in persona.

Il documento è oggi preziosissimo non soltanto perché testimonia l'elevata bravura del batterista in veste di credibile jazzista e le innegabili capacità di esecuzione e arrangiamento dell'intero trio, ma perchè è la prova tangibile della capacità dell'inglese di superare un limite naturale: egli, infatti, non si limitava a proporre materiale estratto da "Island", l'unico album dei Crimson ove suonò (comparve anche in "Earthbound" del 1972, ma si trattava di un album dal vivo), ma lo estendeva a tutta la produzione del gruppo, comprendendovi, addirittura, e sempre permanendo su altissimi livelli interpretativi, quella degli anni '80, completamente estranea al suo background musicale.

 

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Yes
Going for the one

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Scritto da Valentino Butti Giovedì 01 Settembre 2016 18:45

Erano trascorsi tre anni dalla pubblicazione di “Relayer” ( album che suscitò più di qualche perplessità tra i fan, ma che è stato ampiamente rivalutato con il passare degli anni…) e dal successivo ( e trionfale) tour, ed era tempo di tornare in studio per gli Yes. Il 1975 ed il 1976, oltre ad essere “spesi” on stage, erano serviti a dare libero sfogo alle velleità soliste dei 5 membri e i buoni riscontri commerciali avevano dato ulteriore fiducia alla band, malgrado i tempi fossero decisamente cambiati ed il prog stesse passando di moda. Gli Yes parvero non interessarsi a quanto avveniva nel mondo musicale e si diedero appuntamento in Svizzera ( a Montreux, per motivi fiscali..) per le registrazioni del nuovo album con la stessa formazione presente su “Relayer” e cioè Anderson-Squire-Howe-Moraz e White. Senonchè dopo qualche “session” Moraz se ne andò in Brasile per ultimare il suo “solo-album” ed al ritorno si trovò…licenziato…..Ovviamente il gruppo aveva già il sostituto e la stampa britannica specializzata ne diffuse la notizia quasi prima che Wakeman avesse detto “yes”……Con la ricostituzione della line-up forse più amata ( anche se io personalmente preferisco quella con Bruford alla batteria) tutti i tasselli erano ora al loro posto. E “Going for the one”, l’album che ne scaturì, è probabilmente l’ultimo vero capolavoro della band (anche se non mancarono negli anni successivi degli ottimi “colpi di coda” ), che ,paradossalmente presenta anche una copertina non certo tra le più riuscite. Il gruppo infatti aveva mantenuto solo il logo creato da Roger Dean ma non aveva ritenuto opportuno giovarsi del suo talento per la cover, affidandosi al rinomato studio Hipgnosis. Malgrado questa piccola pecca l’album riporta il gruppo ai fasti di “The Yes album”, “Fragile” e “Close to the edge” ed ad una riscoperta della formula “canzone” (a parte un episodio) con sommo piacere di Mr.Wakeman e delle vendite che permisero agli Yes di scalare le classifiche britanniche ed americane ( in un periodo non proprio facile per i gruppi progressive…). 5 brani compongono l’album con la frizzante e rockeggiante title track che apre le danze.

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