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Masterpiece

Weather Report
Weather Report

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Scritto da Gianluca Livi Sabato 04 Giugno 2016 18:52

L'omonima uscita discografica dei Weather Report di inizio anni '80 si chiama come il loro primo album ma si evidenzia in termini certamente meno esaltanti.

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Fabio Concato
Fabio Concato

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Scritto da Max Casali Giovedì 26 Maggio 2016 21:43

Fabio Concato fa parte di quei cantautori che non danno fastidio a nessuno, poiché abbraccia tre fronti: piace; piace così così; non piace, ma desta simpatia.
Sarà la sua eleganza, il suo cantare garbato, quasi sussurrato, ma è ormai stranoto che egli non trasmette elementi di fastidio.

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Prince
1999

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Scritto da Bartolomeo Varchetta Venerdì 29 Aprile 2016 09:37

The sky was all purple there were people running everywhere” recitano alcuni versi che compongono il quinto album di Prince.

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Baffo Banfi
Ma, dolce vita

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Scritto da Gianluca Livi Sabato 05 Marzo 2016 19:42

Dopo l'esperienza con il Biglietto per l'Inferno, il tastierista Giuseppe "Baffo" Banfi intraprende una carriera solista devota alla musica elettronica tedesca. Attratto dal verbo di Klaus Schulze dei Tangerine Dream, da lui incontrato nel corso della tournée del Biglietto del 1975 (Schulze era stato contattato per essere il produttore del secondo album del gruppo, poi non realizzato), pubblica in Italia Galaxy my dear, da lui interamente suonato, molto vicino alla musica cosmica tedesca e, nel 1979, il secondo Ma, dolce vita, registrato proprio per la Innovative Communication, l'etichetta del musicista tedesco.

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Dave Brubeck
Two Generations of Brubeck

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Scritto da Gianluca Livi Domenica 28 Febbraio 2016 18:08

Ecco l'album che mai ci si aspetterebbe da uno come Dave Brubeck: messa in piedi una band assieme a i suoi tre figli (Darius al piano, Chris al basso e Dan alla batteria), chiamato a sé uno stuolo di musicisti di prim'ordine (tra i quali, è appena il caso di citare Chick Corea e Dave Mason), Brubeck confeziona un album nel quale rivisita alcuni standard e propone nuove composzioni partorendo un capolavoro che oscilla efficacemente tra impostazione classica e nuove tendenze (si parla dei primi anni '70).

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Jimmy Page featuring Sonny Boy Williamson
Special Early Works

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Scritto da Gianluca Livi Martedì 16 Febbraio 2016 23:25

Che questo disco debba considerarsi un masterpiece è fuori di dubbio. Meno certo, invece, che ciò sia dovuto alla presenza di Jimmy Page, qui relegato a mera comparsa, semplice gregario al servizio di altri.

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Annihilator
Alice in Hell

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Scritto da Gianluca Livi Giovedì 11 Febbraio 2016 13:21

Ci entra di diritto, Alice in Hell, nella categoria "masterpiece".

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Mr.Bungle
Mr.Bungle

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Scritto da Luca Driol Lunedì 08 Febbraio 2016 22:20

Mr. Bungle, o anche “della follia”: dietro questo curioso moniker, ispirato dall’omonimo pupazzo della serie televisiva statunitense “Pee-wee Herman”, si cela una band estremamente creativa e dedita a un imprevedibile cocktail di generi musicali tra i più geniali di sempre.

 

Ispirati tanto da Zappa quanto dal funk e dal metal, questi californiani, dopo tre ottime demo, arrivano al debutto omonimo per una major nel 1991, grazie alla fama ottenuta dal loro cantante coi Faith No More.

 

Un clown strafatto che regge un cerino acceso e un logo mutuato dai cartoni animati decorano la variopinta copertina di questo lavoro, popolato da ironia dissacrante, volgarità più o meno esplicite e un collage sonoro capace di far impallidire chiunque, il tutto sotto la produzione di John Zorn.

 

All’interno dei dieci brani contenuti, la band riesce a passare in rassegna ska, death metal, jazz e vaudeville nello spazio di pochi secondi, tramite un’invidiabile tecnica esecutiva unita a una schizofrenia che ha pochi eguali.

 

Mike Patton, sotto le sembianze di Vlad Drac, può permettersi di gigioneggiare in maniera maggiore che nei F.N.M., sfoderando una moltitudine di timbri vocali, spaziando dal crooning allo screaming, mentre l’estrosa sezione ritmica supporta con precisione chirurgica i vortici di chitarre, tastiere e ance, contribuendo a creare un carnevalesco caleidoscopio sonoro.

 

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Forever Changes
Love

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Scritto da Luca Driol Domenica 07 Febbraio 2016 23:13

Una chitarra in odor di flamenco, impasti vocali degni dei migliori The Byrds e una sezione fiati mariachi che inaspettatamente ruba la scena agli altri strumenti, il tutto condito da archi e arrangiamenti sopraffini: questa è “Alone Again Or”, opener e biglietto da visita di “Forever Changes”, uno degli album più riusciti degli anni ’60 e zenit dell’arte dei Love.

 

Il geniale Arthur Lee, dopo due album di acida psichedelia dominata da tre chitarre, dei quali il secondo (“Da Capo”) è imperdibile, decide di allentare la tensione elettrica e inserire elementi folk, chitarre jingle-jangle, archi e melodie malinconiche: quello che ne scaturisce è una raccolta epocale di canzoni di incredibile fascino.

 

Considerato dalla critica un album di rock psichedelico, in realtà “Forever Changes” è lontano da album coevi di colleghi più noti quali Jefferson Airplane, Grateful Dead e The 13th Floor Elevators: qui la melodia detta legge e gli strumenti aggiunti (viole, violini, violoncelli, trombe e tromboni) non creano paesaggi onirici o derive lisergiche, ma arricchiscono ulteriormente una proposta musicale già di per sé eccellente.

 

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Mink DeVille
Coup de grâce

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Scritto da Jacopo Giovannercole Venerdì 05 Febbraio 2016 22:08

Abbigliamento impeccabile, atteggiamento felino, irrequieto e romantico: così si presenta Willy DeVille all’alba di uno degli album più importanti della sua produzione, “ Coupe De Gràce”, che qualcuno ha trovato troppo “Classic Rock” per poter avvalersi dello status di pietra miliare della sua produzione.

La band, quei Mink De Ville che accendono per bene i motori quando serve, si aprono a soluzioni musicali più ad effetto rispetto ai tre album precedenti fatti di notti insonni trascorse pestando in modo forsennato il piede sul palco del CBGB’s. Basti ascoltare il bellissimo sax di Lou Cortelezzi, che non viaggia lontano dai panorami urbani disegnati da Clarence Clemons della E Street Band di Bruce Springsteen.

Ma non c’è solo il sax a caratterizzare i contrappunti di queste dieci caratteristiche perle, c’è un organo pastoso ( “ She Was ade In Heaven” ) che crea una spaziosità tale da permettere agli altri strumenti di emergere in modo disciplinato ed estremamente creativo. Ci sono le chitarre spagnole di “ You Better Move On” e “ End Of The Line” quest’ultima uno dei masterpieces dell’album. Il tutto è coadiuvato da un teatro di percussioni che pervadono i brani regalando quel tocco ispanico ed esotico mai fuori luogo,utilizzato in modo poetico e sinonimo di una epicità di strada stralunata, storie di malaffare che diventano, pasolinianamente, storie di vita.

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