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Masterpiece

Jimmy Page featuring Sonny Boy Williamson
Special Early Works

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Scritto da Gianluca Livi Martedì 16 Febbraio 2016 23:25

Che questo disco debba considerarsi un masterpiece è fuori di dubbio. Meno certo, invece, che ciò sia dovuto alla presenza di Jimmy Page, qui relegato a mera comparsa, semplice gregario al servizio di altri.

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Annihilator
Alice in Hell

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Scritto da Gianluca Livi Giovedì 11 Febbraio 2016 13:21

Ci entra di diritto, Alice in Hell, nella categoria "masterpiece".

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Mr.Bungle
Mr.Bungle

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Scritto da Luca Driol Lunedì 08 Febbraio 2016 22:20

Mr. Bungle, o anche “della follia”: dietro questo curioso moniker, ispirato dall’omonimo pupazzo della serie televisiva statunitense “Pee-wee Herman”, si cela una band estremamente creativa e dedita a un imprevedibile cocktail di generi musicali tra i più geniali di sempre.

 

Ispirati tanto da Zappa quanto dal funk e dal metal, questi californiani, dopo tre ottime demo, arrivano al debutto omonimo per una major nel 1991, grazie alla fama ottenuta dal loro cantante coi Faith No More.

 

Un clown strafatto che regge un cerino acceso e un logo mutuato dai cartoni animati decorano la variopinta copertina di questo lavoro, popolato da ironia dissacrante, volgarità più o meno esplicite e un collage sonoro capace di far impallidire chiunque, il tutto sotto la produzione di John Zorn.

 

All’interno dei dieci brani contenuti, la band riesce a passare in rassegna ska, death metal, jazz e vaudeville nello spazio di pochi secondi, tramite un’invidiabile tecnica esecutiva unita a una schizofrenia che ha pochi eguali.

 

Mike Patton, sotto le sembianze di Vlad Drac, può permettersi di gigioneggiare in maniera maggiore che nei F.N.M., sfoderando una moltitudine di timbri vocali, spaziando dal crooning allo screaming, mentre l’estrosa sezione ritmica supporta con precisione chirurgica i vortici di chitarre, tastiere e ance, contribuendo a creare un carnevalesco caleidoscopio sonoro.

 

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Forever Changes
Love

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Scritto da Luca Driol Domenica 07 Febbraio 2016 23:13

Una chitarra in odor di flamenco, impasti vocali degni dei migliori The Byrds e una sezione fiati mariachi che inaspettatamente ruba la scena agli altri strumenti, il tutto condito da archi e arrangiamenti sopraffini: questa è “Alone Again Or”, opener e biglietto da visita di “Forever Changes”, uno degli album più riusciti degli anni ’60 e zenit dell’arte dei Love.

 

Il geniale Arthur Lee, dopo due album di acida psichedelia dominata da tre chitarre, dei quali il secondo (“Da Capo”) è imperdibile, decide di allentare la tensione elettrica e inserire elementi folk, chitarre jingle-jangle, archi e melodie malinconiche: quello che ne scaturisce è una raccolta epocale di canzoni di incredibile fascino.

 

Considerato dalla critica un album di rock psichedelico, in realtà “Forever Changes” è lontano da album coevi di colleghi più noti quali Jefferson Airplane, Grateful Dead e The 13th Floor Elevators: qui la melodia detta legge e gli strumenti aggiunti (viole, violini, violoncelli, trombe e tromboni) non creano paesaggi onirici o derive lisergiche, ma arricchiscono ulteriormente una proposta musicale già di per sé eccellente.

 

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Mink DeVille
Coup de grâce

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Scritto da Jacopo Giovannercole Venerdì 05 Febbraio 2016 22:08

Abbigliamento impeccabile, atteggiamento felino, irrequieto e romantico: così si presenta Willy DeVille all’alba di uno degli album più importanti della sua produzione, “ Coupe De Gràce”, che qualcuno ha trovato troppo “Classic Rock” per poter avvalersi dello status di pietra miliare della sua produzione.

La band, quei Mink De Ville che accendono per bene i motori quando serve, si aprono a soluzioni musicali più ad effetto rispetto ai tre album precedenti fatti di notti insonni trascorse pestando in modo forsennato il piede sul palco del CBGB’s. Basti ascoltare il bellissimo sax di Lou Cortelezzi, che non viaggia lontano dai panorami urbani disegnati da Clarence Clemons della E Street Band di Bruce Springsteen.

Ma non c’è solo il sax a caratterizzare i contrappunti di queste dieci caratteristiche perle, c’è un organo pastoso ( “ She Was ade In Heaven” ) che crea una spaziosità tale da permettere agli altri strumenti di emergere in modo disciplinato ed estremamente creativo. Ci sono le chitarre spagnole di “ You Better Move On” e “ End Of The Line” quest’ultima uno dei masterpieces dell’album. Il tutto è coadiuvato da un teatro di percussioni che pervadono i brani regalando quel tocco ispanico ed esotico mai fuori luogo,utilizzato in modo poetico e sinonimo di una epicità di strada stralunata, storie di malaffare che diventano, pasolinianamente, storie di vita.

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Steely Dan
Pretzel Logic

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Scritto da Luca Driol Mercoledì 03 Febbraio 2016 22:03

Chiamarsi come un vibratore a vapore ideato dalla mente di Borroughs per il suo “Il Pasto Nudo”, potrebbe far pensare a un gruppo punk, ma gli Steely Dan sono invece stati (e sono tutt’ora) gli alfieri della miglior fusione tra rock e jazz.

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The Allman Brothers Band
Idlewild South

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Scritto da Jacopo Giovannercole Domenica 31 Gennaio 2016 23:00

“Come on baby drive south, with the one you love” recita un vecchio brano di John Hiatt registrato quasi vent’anni dopo il celeberrimo “Idlewild South“ della Allman Brothers Band.

E, idealmente, è proprio di un ipotetico viaggio che parliamo, condotto in macchina fra strade polverose e territori talvolta desolati , talvolta colorati, del Sud Degli Stati Uniti.

La provenienza Georgiana dei nostri non mente, poco più che ventenni i ragazzi affrontano le mille fragranze del Sud con piglio smaliziato e navigato.

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Diaframma
Siberia

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Scritto da Luca Driol Sabato 16 Gennaio 2016 19:17

C’era una volta la new-wave italiana, quella dei primissimi Litfiba, dei Neon, dei Moda senza l’accento sulla “a”, dei più sperimentali Gaznevada e, soprattutto, dei Diaframma.

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Pearl Jam
Ten

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Scritto da Francesco Felix Giovedì 07 Gennaio 2016 23:29

Ten dei Pearl Jam è certamente uno degli album migliori degli anni novanta. Sebbene all’inizio non fosse ancora chiaro quanto il movimento grunge avrebbe influenzato la cultura e la scena musicale di quegli anni, comunque è indubbio che finì per farlo in modo inesorabile, segnando una generazione di adolescenti insicuri e condannati all’apatia esistenziale, ingannati da una cultura del consumismo che avrebbe loro negato desideri ed aspirazioni.

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Jethro Tull
A Passion Play
An Extended Performance

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Scritto da Giuseppe Artusi e Gianluca Livi Giovedì 31 Dicembre 2015 12:24

Album forse più controverso dei Tull (amatissimo però dai fans più appassionati), "A Passion Play" trova in questa deluxe edition con ogni probabilità la sua versione definitiva. 

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