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Miles Davis
In a Silent Way

Nel 1969 Miles Davis è già uno dei più influenti musicisti della scena jazz.
Dopo i suoi esordi al fianco di Charlie Parker ha preso parte all’esplosione del cool jazz negli anni '50 collaborando con musicisti straordinari come Sonny Rollins e Gil Evans e nel 1959 ha realizzato uno degli album epocali della storia del jazz Kind Of Blue.

In questo disco Miles radunava attorno a sé alcune delle menti emergenti del nuovo jazz modale, giganti come John Coltrane e Bill Evans e fuori classe come Julian Cannonball Adderley e Wynton Kelly.
Il rinnovamento sonoro della musica di Davis iniziava a passare anche attraverso il coinvolgimento nei suoi quintetti di giovani riformatori.
Kind Of Blue è uno dei capisaldi del cosiddetto “jazz modale” un modello che sarà alla base delle evoluzioni successive. Dopo la diffusione del testo teorico di George Russell “Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization” molti giovani jazzisti avevano concentrato i propri studi sulla ricerca modale e sul conseguente approccio all’improvvisazione che, partendo dalle scale generate da ogni singolo grado della scala diatonica, svincolava il solista dal concetto classico di tonalità. Una ricerca che trasportava il jazz sempre più verso il folk africano e la musica orientale ma anche verso il rock.
In questa esplorazione Davis consolidava negli anni '60 il suo secondo quintetto con ulteriori giovani musicisti, che avranno negli anni successivi un ruolo chiave nel cosiddetto jazz-rock, ovvero il contrabbassista Ron Carter, il poliedrico batterista Tony Williams, il titano del pianoforte Herbie Hancock e il sassofonista e futuro co-leader dei Weather Report, Wayne Shorter. Questi musicisti si dimostrarono anche sensibili all’avanzata del rock che negli anni '60 diviene controcultura e musica di riferimento anche per molti afroamericani.

I racconti dello stesso Miles Davis narrano che durante uno show del suo amico Cannonball Adderley, il trombettista avesse notato il sound sprigionato dal piano Fender utilizzato dal pianista austriaco Joe Zawinul e che si fosse precipitato ad acquistare uno di questi strumenti per Herbie Hancock.
Davis era molto interessato ad essere sempre partecipe dei cambiamenti in corso nella comunità afroamericana, era affascinato dalla sperimentazione di Hendrix e intendeva contaminare il proprio sound con quello che di nuovo lo stava circondando. Dopo i primi inserimenti di piano Fender (su Miles in The Sky e Filles de Kilimanjaro), e pur rimanendo una sperimentazione prevalentemente circoscritta alle registrazioni in studio, nel 1969 Miles Davis incide quello che rivelerà un altro dei suoi capolavori assoluti.

La band convocata per le sessioni di registrazioni è allargata oltre al perimetro del solito quintetto e vi compaiono alcuni nuovi collaboratori che si riveleranno strategici. Alla chitarra c’è un giovane che condensa il nervosismo elettrico post-hendrixiano, con la musica orientale e il jazz ovvero John McLaughlin che aveva collaborato già con Tony Williams nei Lifetime. Hancock è affiancato da altri due giovani tastieristi ovvero Chick Corea e Joe Zawinul e al basso c’è Dave Holland, più funzionale al groove rock a cui Davis sta tendendo.

Il disco presenta due suite di circa 18-19 minuti per lato, “Shhh/Peaceful” interamente firmata da Miles e “In a Silent Way/It'sAboutThat Time” co-firmata col tastierista Joe Zawinul, poi co-fondatore dei Weather Report.
Il brano di Zawinul “In a Silent Way” verrà stravolto da Davis che sostituisce le complesse armonie che l’autore gli aveva presentato con un solo accordo di Mi Maggiore (versioni alternative del brano saranno poi presenti nei dischi da solo di Zawinul e in 8:30 dei Weather Report) per riportare il pezzo ad uno schema completamente modale.

I brani sono strutturati per muoversi su riff di basso o sui giri armonici circolari di piano Fender. Le atmosfere sono minimali e anche quando i brani decollano il sound è sempre leggero, non vi sono ancora le sferzate distorte che McLaughlin proporrà in dischi successivi del trombettista e poi con la Mahavishnu Orchestra.

Teo Macero e Miles effettuarono sui nastri delle registrazioni dei montaggi, come poi faranno anche nel successivo Bitches Brew, che all’epoca risulteranno indigesti a molti critici.
In A Silent Way entrerà nelle classifiche di vendita riavvicinando il trombettista al pubblico giovane dell’epoca.
La proposta live del gruppo si allineerà alla nuova direzione molto più lentamente, saranno presenti “standards” e originals del vecchio repertorio ancora per un po’ ma il modello inaugurato da In a Silent Way diverrà quello abituale del trombettista, ovvero lunghe improvvisazioni modali, su tessiture ritmiche rock, funk o afro sorrette da riff di basso e dai grovigli elettronici di piano e chitarre.
La svolta elettrica causerà a Miles un peggioramento dei rapporti con la critica e con il pubblico storico del jazz che si protrarrà fino alla sua morte. Spesso definito “jazz fusion” o “fusion” il genere inaugurato con In a Silent Way nulla ha a che vedere con questo genere.
Il termine “fusion” venne creato dalle case discografiche nel corso degli anni '80 quando molti esponenti del nuovo jazz iniziarono a proporre musica jazz semplificata o contaminata con varie forme di musica commerciale.
Era un’etichetta che serviva a veicolare più facilmente questa musica verso il pubblico ma che in realtà raggruppava un insieme eterogeneo di produzioni.
Nel corso degli anni '70 questa musica fu invece indicata come “Jazz-rock” e, data anche l’inclinazione sperimentale del rock stesso in quel periodo, non aveva minimamente caratteristiche di musica commerciale come invece avvenne successivamente con la “fusion”, salvo forse le produzioni della CTI Records che si dimostrarono ammiccanti ai generi più in voga.
Il jazz-rock fu un fenomeno che pur concentrato negli Stati Uniti fra i nuovi jazzisti, ebbe importanti ripercussioni anche in Europa dove band come i Soft Machine, i Nucleus,  Pierre Moerlen’s Gong,  Brand X, il Perigeo, Arti e Mestieri colsero il potenziale di questa contaminazione proponendo delle proprie versioni.

I musicisti che affiancarono Miles Davis in questo lavoro e nel successivo Bitches Brew saranno centrali con i loro progetti solistici sulla scena mondiale del jazz-rock, nomi come Weather Report, Return to Forever, Herbie Hancock’s Headhunters o Mahavishnu Orchestra incideranno lavori straordinari.

Il Jazz-rock fu un movimento, prevalentemente statunitense che si affiancò temporalmente al prog-rock in un tentativo di contaminazione fra generi effettuato con finalità sperimentali e innovative.
La musica di Miles Davis seguì, in ogni caso, un’evoluzione assolutamente autoctona.
Il trombettista si dimostrò sensibile in primis agli umori della comunità afro-americana della quale intendeva restare un artista rappresentativo e nel corso degli anni '70 si dimostrò attratto dall’estetica, anche esteriore, di Hendrix, Sly and the Family Stone, Funkadelic, Prince, Stevie Wonder, Michael Jackson e infine al nascente rap.
In a Silent Way è il passo decisivo che porta Davis verso una strada senza ritorno.
Malgrado i ripetuti inviti a riproporre il materiale degli anni '50 e '60 il trombettista si dimostrerà nei decenni successivi determinato, salvo per un omaggio dal vivo al lavoro con Gil Evans, a perseguire le sue contaminazioni senza mai arretrare verso un nostalgismo “mainstream” che invece riguarderà, a partire dagli anni '80, gran parte della scena del jazz.
In a Silent Way resta quindi una pietra miliare, un disco che allontana Davis dall’estetica tradizionale del jazz. L’improvvisazione modale è il pretesto sul quale si reggono le contaminazioni a cui questo disco diede avvio.
I due lunghi brani rappresentano il modello che Davis seguirà per tutti gli anni '70, saranno la forma che verrà inoculata anche nella strutturazione del successivo Bitches Brew, il doppio album corale che segna l’esplosione della grande rivoluzione davisiana.
Miles Davis è stato uno dei rari musicisti del XX secolo capace di disseminare la sua carriera di lavori fondamentali e In a Silent Way è senza dubbio uno di questi.





 

Miles Davis: Trumpet
Wayne Shorter: Soprano saxophone
John McLaughlin: Electric guitar
Chick Corea: Electric piano
Herbie Hancock: Electric piano
Joe Zawinul: Organ
Dave Holland: Double bass
Tony Williams: Drums

Anno: 1968
Label: Columbia
Genere: Jazz

Tracklist:
01. "Shhh/Peaceful"
"Shhh" – 6:14
"Peaceful" – 5:42
"Shhh" – 6:20

02. "In a Silent Way/It's About That Time"
"In a Silent Way" – 4:11
"It's About That Time" – 11:27
"In a Silent Way" – 4:14

 


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