Pink Floyd
Atom Heart Mother

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Untitled Epic” poi “Amazing Pudding” sono stati i titoli del brano che costituisce l’ossatura di quella che oggi conosciamo come la suite “Atom Heart Mother”.

Già all’epoca della direzione Barrettiana era costume dei Pink Floyd rodare le nuove composizioni inserendole nelle scalette dei concerti, l’improvvisazione era un elemento fondamentale della scrittura del gruppo e questa consuetudine rimase per vario tempo nei costumi del quartetto anche con il subentro di David Gilmour.  In particolar modo, essendo venuta a mancare una guida chiara che indicasse la rotta alla band, l’accostamento di vari spezzoni emersi dalle improvvisazioni del quartetto, sembrava essere una modalità creativa di costruzione dei brani efficiente, un modello che, paradossalmente, è anche alla base del loro ultimo lavoro.

Malgrado le ovvie restrizioni dell’industria discografica degli anni 60 i Pink Floyd avevano forzato le durate dei loro brani sui 33 giri già con Syd Barrett in The Piper at The Gates of Dawn (1967) con la mitica “Interstellar Overdrive” (9:41) e l’anno successivo in A Saucerful of Secrets con la minisuite omonima di 11:57.
Tra il 1966 e il 1967 si era manifestata la tendenza a proporre brani con strutture articolate e di durate che superavano gli standard dei 45 giri già con “Good Vibrations” dei Beach Boys (1966) e “A Day In The Life” da Sgt. Pepper’s dei Beatles (1967).

Senza ombra di dubbio Lennon e McCartney erano frequentatori abituali dell’ambiente underground londinese psichedelico ruotante attorno all’UFO Club, locale dove si esibivano sia i Floyd di Barrett sia i Soft Machine di Daevid Allen e Kevin Ayers e risulta oggi evidente la permeabilità tra le idee dei vari gruppi del periodo.

Sulla sezione live di Ummagumma (1969) i Pink Floyd, immediatamente post-barrettiani, ci mostrano a quali dilatazioni giungessero dal vivo le strutture dei loro brani, lunghe improvvisazioni oniriche con esplosioni energetiche attorno a pedali o riff modali. Lo sviluppo di “Amazing Pudding” avviene in questa fase ed è quindi una successione di temi e di assoli elaborati collettivamente.
Proposto durante le 16 date del tour che tocca Francia e Gran Bretagna del gennaio-febbraio del 1970 restano in circolazione varie registrazioni pirata che mostrano come le parti eseguite dal gruppo siano già più o meno strutturate nelle sezioni che ritroviamo nel disco in studio con una durata complessiva che fluttua fra i 16 e i 23 minuti.
Una versione filmata registrata nell’agosto del 1970 è presente nella ripresa della TV francese del Festival di Saint Tropez. Durante il 1970, prima del tour ufficiale, che inizierà solo da Settembre, i Floyd eseguiranno la suite anche in versione orchestrata con l’ausilio del Philip Jones Brass Ensemble e del John Aldiss Choir, l’esecuzione dal vivo si dimostrerà complicata e l’ultima esecuzione dal vivo del brano è del 1972.

Nel marzo del 1970 il gruppo inizia a registrare negli  studi EMI di Abbey Road: sulla struttura originaria di “Amazing Pudding” interviene l’apporto determinante di un compositore sperimentale, che aveva già collaborato con Roger Waters per la musica di “The Body”, Ron Geesin, che avrà la capacità e la lungimiranza di aggiungere al materiale di partenza parti orchestrali e di coro di estrema originalità.
Scevro da barocchismi e classicismi tardo-romantici tipici delle collaborazioni dell’epoca fra gruppi prog-rock e orchestre, Ron Geesin interviene con un impronta sperimentale e molto innovativa che tiene conto dell’esperienza della musica contemporanea e si fonde in modo rivoluzionario con il suono psichedelico della band, cogliendone appieno gli spunti  ipnotici e surreali. Malgrado le critiche verso la suite degli stessi membri del gruppo negli anni successivi, il brano è fra le realizzazioni più audaci  e ricercate che il rock del periodo abbia proposto.

La suite di 23 minuti e 51 secondi si apre con una introduzione che espone un tema di fiati senza la base ritmica con un arrangiamento non esente da dissonanze che si ripropone nel break della sezione successiva quando i fiati espongono un tema epico, che ricalca la melodia originaria di organo di “Amazing Pudding”.
La suite varia in un secondo movimento “Breast Milky” , divenuto molto celebre in Italia perché inserito in uno spot pubblicitario, centrato su un arpeggio di basso e di organo con sopra un tema di violino sul quale si inserisce un’ottima chitarra slide di Gilmour che cresce con il supporto dei fiati in un assolo tra i più celebri del chitarrista.
Il crescendo si interrompe su due accordi di organo (“Mother Fore”), sui quali originariamente i Floyd inserivano una voce in falsetto effettata dal reverbero, e in cui Geesin invece pone dei temi onirici di voci femminili che crescono di intensità, una specie di 'Requiem' sperimentale che si apre sull’inserimento di basso e batteria. "Funky Dung" è una sezione tipica di quel periodo dei Floyd, basata su due accordi tenuti dalla sezione ritmica e dall’organo, e che ospita una lunga improvvisazione di David Gilmour.
Anche qui il chitarrista sfodera alcuni dei suoi migliori assoli, sulla seconda parte della sezione intervengono i cori di Geesin con una delle migliori idee orchestrali mai inserite in un progetto del genere, il tema di voci riporta poi alla melodia di fiati epici iniziali.

Su “Mind Your Throats, Please” il brano assume contorni ancora più sperimentali, si entra in un movimento fatto di loop, effetti sonori e nastri manipolati, spezzoni dei movimenti precedenti trattati, un’ irruzione in territori non lontani dalle esperienze della musica contemporanea per nastro magnetico.
Un azzardo che classifica “Atom Heart Mother” tra le composizioni più originali e particolari del periodo. La sezione astratta si conclude su "Remergence" una variazione del tema epico di fiati che riporta all’arpeggio di basso e organo di "Breast Milky". La suite si chiude riproponendo nuovamente il tema iniziale stavolta rafforzato dai cori.

Il primo elemento che emerge dall’ascolto di “Atom Heart Mother” è che il brano non ha nulla a che vedere con nessuno dei tentativi precedenti e successivi intentati da un gruppo rock di interazione orchestrale e di realizzazione di suite. Nessun tentativo di sbalordire con tecnicismi, nessuna citazione neoclassica, nessuna tendenza imitativa: la suite dei Floyd è un brano che ha una propria identità in cui sono evidenti le personalità degli autori, Geesin da un lato e la band dall’altro. La natura stessa del tentativo musicale rappresentato dalla suite la rende una vera pietra miliare, che mette in luce le possibilità sperimentali del rock.

La seconda parte del disco è composta da brani di durata più breve. E’ una sezione in parte disomogenea poiché contiene delle canzoni scritte in solitaria dai singoli membri del gruppo e si conclude con una mini-suite sperimentale, anch’essa ricca di spunti e di idee.
Waters, anche nel tentativo di uscire dall’empasse stilistica del dopo Barrett, spingeva affinché i membri del gruppo producessero dei brani propri e il secondo lato contiene una ballata folk sospesa di Waters  “If”, una mini-suite di Rick Wright Summer ‘68” (oggetto di un plagio clamoroso da parte di un noto cantautore italiano) e un brano di David Gilmour, che verrà spesso riproposto nei live, “Fat Old Sun”.

Il lavoro si chiude con un altro brano sperimentale “Alan's Psychedelic Breakfast” diviso in tre sezioni, che alterna rumori concreti d’ambiente a piccole sezioni suonate. Già nella suite della titletrack e in Ummagumma i Floyd avevano fatto largo uso di rumori ambientali, ma su questo brano assumono un livello determinante all’interno della scrittura. I suoni concreti, infatti, pur mantenendo una funzione didascalico-figurativa rappresentano elementi centrali della scrittura della composizione.
Un altro momento di sperimentazione pura che caratterizza questo album che successivamente desterà le dure critiche degli stessi componenti del gruppo, ormai approdati ad un’altra fase della loro crescita musicale più legata allo schema canzone.

Un’ulteriore considerazione va fatta sulla grafica dell’album. I primi lavori del gruppo proponevano delle immagini trattate e deformate in pieno gusto psichedelico, legate ancora ad un formato di copertina tipico degli anni '60. Nel 1968 già i Beatles con il loro White Album avevano operato un taglio netto fra l’immagine dei componenti del  gruppo e la cover-art, forse ispirati dalle idee avanguardiste di Yoko Ono. Il disco dei Fab Four rivoluziona completamente la funzione commerciale della copertina e del packaging nel sistema di merci capitalista, ponendo  l’idea estrema dell’annullamento dell’immagine come mezzo di connessione fra contenuto e fruitore.

I Pink Floyd, attraverso l’innovatività delle idee di Hypgnosys, propongono una filosofia dell’immagine in cui la figura dei quattro musicisti è completamente assente, sostituita da icone e fotografie caratteristiche e allo stesso tempo enigmatiche, che lasciano al fruitore una molteplicità di possibili letture. La mucca sulla copertina di Atom Heart Mother diviene quindi identificativa del prodotto musicale, che in assenza di altri nessi al nome del gruppo e ad immagini dei suoni componenti, ne diviene l’emblema, l’icona di riferimento. L’impatto si dimostra rivoluzionario, il contenuto musicale, così inaspettatamente anomalo rispetto alle produzioni contemporanee, e la sua cover-art avulsa da riferimenti consueti,  si vanno a compenetrare come un’opera unica di pop art.

Atom Heart Mother, a prescindere dal giudizio dei suoi autori, avrà negli anni 70 un ruolo importante nella definizione dei perimetri  creativi del rock psichedelico e del prog-rock. Anche a distanza di tempo l'opera mantiene intatta la freschezza delle sue sperimentazioni, l’originalità della contaminazione tra rock e musica “colta” che propone è tale che risente meno di altre produzioni del manierismo dell’epoca e resta dopo 46 anni un piccolo capolavoro.




David Gilmour: Chitarra, voce e batteria su "Fat Old Sun"
Roger Waters:  Basso, voce, chitarra acustica
Richard Wright: Tastiere e voce
Nick Mason: Batteria e percussioni

Dati aggiuntivi:
Peter Bown - ingegnere del suono
Alan Parsons - ingegnere del suono
Abbey Road Session Pops Orchestra - orchestra
Ron Geesin - arrangiamenti
John Aldiss - cori
Alan Stiles - commento


Anno: 1970
Label: Harvest Records, EMI
Genere: Rock progressivo, Rock psichedelico


Tracklist (edizione in vinile)
Lato A
01) Atom Heart Mother – 23:45 (Mason, Gilmour, Waters, Wright, Geesin) – Strumentale
- Father's Shout 
- Breast Milky 
- Mother Fore 
- Funky Dung 
- Mind Your Throats Please 
- Remergence

Lato B
02) If – 4:31 (Waters) – Voce di Waters
03) Summer '68 – 5:29 (Wright) – Voce di Wright
04) Fat Old Sun – 5:24 (Gilmour) – Voce di Gilmour
05) Alan's Psychedelic Breakfast – 13:01 (Waters, Mason, Gilmour, Wright) – Strumentale
- Rise and Shine 
- Sunny Side Up 
- Morning Glory



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