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Crack The Sky
Crack The Sky

Uno scambio di email tra il sottoscritto e un paio di redattori è stata l'occasione per riprendere in mano i vecchi vinili dei Crack The Sky, gruppo che avevo letteralmente dimenticato. Piuttosto che essere comparati agli Steely Dan, come sentenziava nel 1975 Rolling Stones Magazine, oppure essere definiti progressivi, ancorché con riferimento all'attitudine, come fatto da uno dei due collaboratori di cui sopra (Giovanni Loria, che ha dedicato al gruppo le sue attenzioni sull'ultimo numero della rivista Classix!) - questo misconosiuto quintetto del West Virginia propone un crossover di altissima qualità, peraltro perfettamente eseguito e, quasi sempre, ottimamente arrangiato.

In questo superlativo esordio - definito "Album dell'anno" nel 1975, dal magazine citato in apertura - ogni pezzo è diverso dall'altro: si passa dall'hard rock di derivazione funky di "Hold On", al pop complesso di "Ice" e "Mind Baby", brani che presentano armonie vocali a'la Yes molto architettate e continui cambi di tempo (sul finale del primo, peraltro, in puntuale crescendo, vi sono magistralmente inseriti innesti sinfonici di assoluto pregio), passando per un prog del tutto inusuale: ascoltando "Surf City", "I Don't Have a Tie" e "Sleep", infatti, si capisce da quale gruppo attingeranno 20 anni più tardi i più noti Echolyn per le loro perfette armonie vocali, i continui cambi di tempo, i repentini stacchi, gli assolo di chitarra avvincenti.
Non mancano i doverosi omaggi: "She's a Dancer" è un fantastico esempio di pot-pourri giacchè mischia con ineguagliabile perizia pop, jazz, rock e funky mentre con "A Sea Epic" e "Robots for Ronnie" il gruppo dichiara il suo amore per il David Bowie più romantico e surreale sebbene in maniera del tutto personalizzata giacchè entrambi i brani presentano bridge inaspettati, a tratti scanzonati ma sempre eleganti.

Nei successivi album, la band cambierà ancora (classico esempio di gruppo che sforna dischi diversi tra loro), arrivando a citare, sempre con puntuale competenza, l'eleganza di Supertramp e 10cc (nel secondo capitolo), a lambire, seppur in una manciata di  brani, i graffianti territori dell'hard rock (nel successivo) e, entrati nel successivo decennio, a contaminare il loro sound, purtroppo irrimediabilmente, con l'odiosa influenza anni '80, in bilico tra new wave e post punk, proponendo un rock asciutto ed involuto.
In ogni caso, questo disco rimane per pochi eletti.



John Palumbo: voce, tastiere, chitarra
Rick Witkowski: chitarra, percussioni
Joe Macre: basso, cori
Jim Griffiths: chitarra, cori
Joey D'Amico: batteria, cori
Michael Brecker: corni ("She's a Dancer", "Mind Baby")
Randy Brecker: corni ("She's a Dancer", "Mind Baby")
David Sanborn: corni("She's a Dancer", "Mind Baby")
George Marge: legni ("Robots for Ronnie", "Sleep", "A Sea Epic")
Tom Jones: trombone ("Sleep")

Anno: 1975
Label: Lifesong
Genere: Pop/Prog/Art Rock

Tracklist:
01. Hold On
02. Surf City
03. A Sea Epic
04. She's a Dancer
05. Robots for Ronnie
06. Ice      
07. Mind Baby
08. I Don't Have a Tie
09. Sleep

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