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Area
Arbeit macht frei

Il 1973 è un anno particolarmente fertile in campo musicale: l’Inghilterra è la madre di capolavori come “Selling England by the Pound” dei Genesis, “Quadrophenia” degli Who ma soprattutto “The Dark Side Of The Moon”, gioiello forgiato dai Pink Floyd. I Queen debuttano con l’album omonimo, David Bowie sforna “Aladdin Sane”, mentre dall’altra parte dell’oceano atlantico, nel nuovo continente, esce “Raw Power” di Iggy Pop & The Stooges, “Berlin” di Lou Reed e “Greetings From Asbury Park, N.J.” il primo album di un certo Bruce Springsteen.

In Italia le opere d’arte non mancano, Fabrizio de Andrè pubblica “Storia di un impiegato”, Lucio Dalla “Il giorno aveva cinque teste”, Francesco de Gregori “Alice non lo sa”, il Banco del Mutuo Soccorso “Io sono nato libero”.
E poi c’è un concentrato di pura genialità e sperimentazione che prende il nome di “Arbeit Macht Frei”, nota frase provocatoria posta all’entrata dei campi di concentramento tedeschi (il lavoro rende liberi), titolo dell’esordio degli Area.

Il gruppo è formato da eccellenti musicisti con alle spalle una buona dose di esperienza. Dalla corrente jazz arrivano Yan Patrick Erard Dijvas (basso, contrabbasso), Patrizio Fariselli (piano), Giulio Capiozzo (percussioni), Victor Busnello (sassofono, clarinetto). Il cantante, Demetrio Stratos, proviene dal gruppo beat “I Ribelli”, mentre a dare il tocco rock-psichedelico è Paolo Tofani con la chitarra elettrica e il VCS3, l’inseparabile sintetizzatore. Questi ragazzi creano fondamentalmente un album imperniato su melodie progressive-rock amalgamando una componente jazz fusion ed etnica. I brani sembrano quasi improvvisati, ma in realtà possiedono una struttura musicale solida, ben progettata, che spesso disorienta e stupisce l’ascoltatore.

Demetrio Stratos è sorprendente: canta con tecnica ed estensione vocale fuori dall’ordinario (la sua voce somiglia ad un ignoto strumento sonoro), tanto da raggiungere 7000Hz nella massima escursione, donando all’album un’esclusiva singolarità. 
“Arbeit Macht Frei” si apre con “Luglio, agosto, settembre (nero)”, pezzo che diverrà uno dei cavalli di battaglia del gruppo. La voce di una donna (registrata furtivamente in un museo del Cairo) recita una poesia di pace egiziana in lingua originale che viene incalzata da un canto cadenzato e potente, seguito da melodie arabeggianti sempre più veloci.
L’album è composto da sei tracce: in poco più di mezz’ora gli Area si destreggiano in preziosi virtuosismi, spesso di matrice jazz.
Bellissima è “Le labbra del tempo”, in cui si susseguono continui cambi di ritmo rincorsi da uno Stratos eccezionale.
Il gruppo esibisce tutto il fascino della sperimentazione, un vasto oceano di armonizzazioni, dagli abissi emergono assoli di sax, percussioni, gorgheggi, chitarre, strumenti a fiato ed il misterioso respiro del sintetizzatore. Gli Area sono come bellissimi pesci tropicali: mostrano vanitosi l’eleganza dei propri colori, delle proprie forme, creando, con la loro unione, un acquario di straordinaria bellezza. Il pezzo più empirico è quello che chiude il disco, “L’abbattimento dello Zeppelin”: atmosfere cupe che avvolgono l’evoluzione di suoni arricchiti dal cantato nervosamente onomatopeico. 

La musica è stata interamente composta da Patrizio Fariselli mentre i testi, ermetici e ribelli, sono stati scritti da Gianni Sassi, fondatore della Cramps, l’etichetta discografica che produsse questo disco e quelli di artisti come Eugenio Finardi, Skiantos ed altri (Sassi è anche il creatore della copertina).

Per gli appassionati e collezionisti è doveroso segnalare che nel 2014 l’album è stato ristampato in edizione limitata e numerata: il cofanetto contiene la versione del disco in vinile e cd, un poster e la ricreazione della pistola in cartone sagomato, simbolo provocatorio presente nella prima tiratura dell’epoca.

Questo lavoro ha poco da invidiare ai monoliti storici citati all’inizio: è un monumento architettato alla perfezione, dalle solide fondamenta, in cui stili differenti trovano la giusta collocazione in perfetta armonia.

“Arbeit Macht Frei” è un viaggio nel tempo, è la musica dell’evoluzione, è il rumore della rivoluzione, è storia.


Demetrio Stratos - voce, organo Hammond, steel drum
Giulio Capiozzo - batteria, percussioni
Patrick Dijvas - basso elettrico, contrabbasso
Patrizio Fariselli - pianoforte, piano elettrico
Paolo Tofani - chitarra elettrica, EMS VCS3, flauto
Victor Edouard Busnello - sassofono, clarinetto basso

Anno: 1973
Label: Cramps
Genere: Progressive Rock


Tracklist:
01. Luglio, agosto, settembre (nero)
02. Arbeit macht frei
03. Consapevolezza
04. Le labbra del tempo
05. 240 chilometri da Smirne
06. L'abbattimento dello Zeppelin

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