Home Recensioni Masterpiece John Mayall & the Bluesbreakers - A Hard Road

John Mayall & the Bluesbreakers
A Hard Road

La recente iniziativa di DeAgostini di proporre nelle edicole italiane una collana di blues strutturata su sessanta vinili da 180 grammi, ci offre l'opportunità di parlare della prima uscita, qui rappresentata da un album storico, "A Hard Road", per anni considerato, a torto, inferiore al suo predecessore, il ben noto "The Bluesbreakers with Eric Clapton" del 1966.

Difficile bissare un disco seminale come quello appena citato, prova discografica che si manifesta come una vera reliquia - quasi fosse un archetipo di sacra provenienza - e che consacra il gruppo di John Mayall elevandolo a punto di riferimento di tutto il blues bianco di matrice anglosassone.
Tuttavia, con questo terzo album, pubblicato appena un anno dopo, il chitarrista inglese dimostra effettivamente che Eric Clapton era niente più che un ospite, neanche tanto fondamentale nelle dinamiche sonore del gruppo. 
Quest'ultimo è ora composto dal bassista John McVie, unico musicista della precedente incarnazione, e da due (futuri) giganti del rock: da un lato un certo Peter Green, capace, poco dopo, di dare vita alla incredibile avventura che, nel bene e nel male, i Fleetwood Mac hanno incarnato nella storia discografica mondiale; dall'altro Aynsley Dunbar, batterista eccezionale che negli anni a seguire riuscirà a passare con apparente disinvoltura dal minimalismo rockettaro di Lou Reed, all'hard rock quasi metal dei Whitesnake, passando per l'AOR dei Journey, il pop di David Bowie e l'ostico cripticismo di Frank Zappa (alla cui corte resterà per ben undici album).

Registrato nel tardo 1966 in soli 5 giorni, presso i West Hampstead Studios di Londra, questo disco può senz'altro definirsi un ulteriore capolavoro non fosse altro per la presenza di brani come l'emotiva "Leaping Christine" e la viscerale "A Hard Road", entrambe a firma di Mayall, o la tagliente "Supernatural" di Green, per non parlare dei classici "The Stumble", "Dust My Blues", "You Don't Love Me", "Someday After Awhile" (rispettivamente di Freddy King/Sonnie Thompson, Willie Cobbs, Elmore James e ancora King), qui interpretati con rinnovato e giovanile gusto estetico.
A dirla tutta, è questo il titolo da mettere in cima alla lista, tra quelli di Mayall consigliabili, superiore anche al citato predecessore, oltremodo rappresentativo ma certamente secondo, in quanto a compattezza e organicità.



L'edizione proposta da DeAgostini - la quale, essendo una prima uscita, come da tradizione commercializza il numero primo ad un prezzo assai contenuto - si arricchisce non solo della citata grammatura 180, perfetta per l'ascolto della musica su vinile, ma anche della preziosa opera di rimasterizzazione, di un bellissimo booklet di 8 pagine a colori (inedito nella versione originale così come in tutte le successive ristampe), di un poster dalle misure improbabili (che, curiosamente, ritrae B.B.King, protagonista invece, dell'uscita successiva), nonché di una serie di inserti pubblicizzanti le varie uscite editoriali. 

Orbene, la presente recensione è dedicata ad un disco e non sarebbe certamente ortodosso disquisire sulla intera collana di cui fa parte. Tuttavia ci sentiamo in dovere di dedicare due parole all'iniziativa della nota casa editrice, vista la propensione alla rivoluzione che essa riveste, per la scelta tanto del topic (il blues), quanto del supporto fonografico (il vinile): la collezione si struttura, come detto, su 60 numeri, di cui al momento sono noti soltanto i primi 25, e interesserà artisti di differente estrazione e ancor più eterogenea profusione sonora. Fra questi, oltre ai già nominati John Mayall e B.B. King, vale la pena citare quantomeno Janis Joplin, Steve Ray Vaughan, Muddy Waters, Willie Dixon, T-Bone Walker, Gary Moore, Robben Ford.
Il piano editoriale ci sembra lodevole, come lodevole fu il lancio, nel 2011, di una analoga selezione di titoli jazz, sempre in vinile, sempre ad alta grammatura, sempre rimasterizzati, sempre della DeAgostini. 




John Mayall: Organo, pianoforte, voce, chitarra (B1, B5, B3, B7), armonica (A1, A3, A7, B2, B7)
Peter Green: Chitarra solista, voce solista (A3, B3)
John McVie: Basso
Aynsley Dunbar: Batteria

Anno: 1967
Label: Decca Records - DeAgostini
Genere: Blues

Tracklist

Lato A
01. A Hard Road
02. It's Over
03. You Don't Love Me
04. The Stumble
05. Another Kinda Love
06. Hit the Highway
07. Leaping Christine

Lato B
01. Dust My Blues
02. There's Always Work
03. The Same Way 
04. The Supernatural 
05. Top of the Hill
06. Someday After a While (You'll Be Sorry)
07. Living Alone





SITO DeAgostini


Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.