Home Recensioni Masterpiece Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar Sex Magik

Red Hot Chili Peppers
Blood Sugar Sex Magik

1990: i Red Hot Chili Peppers sono ancora freschi della recente pubblicazione del fortunato Mother’s Milk, disco che oltre a un discreto successo di vendite garantirà loro anche una sempre crescente fetta di pubblico. Ciononostante è ancora troppo recente il trauma per l’improvvisa morte, per overdose, del talentuoso chitarrista e amico fraterno Hillel Slovak, cui si deve l’introduzione di quel graffiante stile funk/Rock che ha da sempre caratterizzato la produzione della band. Ma per uno strano e forse non casuale gioco del destino, essi trovano il degno erede nell’ esile figura di un ragazzo, appena diciottenne, da sempre professatosi loro grande fan; quel John Frusciante il cui apporto - unito ai suoi modi schietti e a una certa indisponenza che peraltro non si preoccupa di moderare con nessuno - dopo circa due anni di assidue e sfrenate jams il 24 settembre del 1991 porta alla pubblicazione di quello che da allora sarà sempre considerato il loro capolavoro, destinato a divenire un classico di quel genere.

Già dalla scelta della produzione – affidata all’estroso Rick Rubin noto per collaborazioni con gruppi del calibro di Slayer, Beastie Boys e Run Dmc – e dalla copertina del disco si percepisce chiaramente il senso e l’importanza che si vuol dare al prodotto: essa ci mostra i volti dei quattro ritratti in bianco e nero e di profilo, le cui lingue si incrociano in una sorta di spirale e il cui insieme già di per sé sembra un’opera astratta post-moderna.
Rubin convincerà i nostri a registrare l’album nella suggestiva cornice della villa di Laurel Canyon, che sarà anche il set del video - documentario Funky Monks che riprende i nostri mentre eseguono i brani in presa diretta ( altra innovazione che darà ancor più corposità al sound finale del disco), ad eccezione del solo Kiedis le cui tracks vocali verranno invece sovrapposte in seguito.
Riguardo ai testi, anch’ essi sono caratterizzati dal tipico humour e dai continui giochi di parole tanto cari ai quattro, e che qui vengono addirittura scritti semplicemente in corsivo all’interno del vinile.

Ed eccoci alle canzoni. Il conteggio dei 4/4 sussurrato sullo sfondo da parte di Chad Smith è l’intro della pirotecnica “Power Of Equality”, primo episodio dell’ LP che sin dal principio trasmette questa “nuova direzione” intrapresa dai nostri e che caratterizzerà l’intero album: il basso di un Flea decisamente in vena, unito al secco e ossessivo riff di John, sono il perfetto tappeto ritmico su cui un Anthony in grande spolvero si cimenta perfettamente a suo agio grazie ad un’ intrigante strofa dalle venature decisamente Rap il pezzo sfocia poi nel ritornello la cui melodia dal tono languido e scanzonato unita alla batteria sincopata e meravigliosamente in controtempo di Chad è la chiave vincente di questo eccellente primo brano.
Il menzionato nuovo trend è ben evidenziato nella successiva “If You Want To Ask”, la quale al pari di molte tracks presenti nel disco parte senza soluzione di continuità con il brano precedente. Anch’ essa è permeata da un’ atmosfera decisamente funky e dalla cadenzata strofa di Kiedis, arricchite dallo psichedelico ritornello di Frusciante ben supportato dal suadente fraseggio di un Flea sempre più ispirato.
L’ incessante chitarra acustica di John in 6/8 è il suggestivo intro di “Breaking The Girl”, la cui traduzione alla lettera è un chiaro invito alla deflorazione sebbene - a detta dello stesso Kiedis - il testo sarebbe invece autobiografico e rivolto al padre colpevole di avergli trasmesso “il gene dell’ infedelta”.. Il pezzo scorre in un piacevolissimo tappeto sonoro e trova il suo apice nel sentito e malinconico ritornello, cantato a squarciagola da Anthony che ci regala un’ ottima performance vocale.
La chitarra acustica di John caratterizza anche l’inizio della successiva “Funky Monks”, dove un poliedrico Kiedis si destreggia alla grande fra continui cambi di tempo e soluzioni armoniche, in un affascinante misto di funky/rock.
Quindi la prima track destinata a entrare immediatamente nel cuore dei fans, “Suck My Kiss”: l’eloquente titolo e lo stile in chiave hard rock sono le armi vincenti di questo brano, il cui esplosivo ritornello diverrà subito un’ inno che rispecchia perfettamente le sfrenate abitudini maturate nei tipici backstages che caratterizzano costantemente le infuocate esibizioni live dei nostri.
Il primo momento riflessivo del disco avviene con la ballad “I Could Have Lied”, dove una malinconica chitarra acustica di John accompagna il dolce cantato di Anthony. Segue “Mellowship Slinky In B Major”, la cui tonalità in questione è impreziosita tanto dall’azzeccata linea vocale di Kiedis quanto dall’ affascinante incrocio tra le poche e graffianti note di Frusciante che si incastonano perfettamente con la puntuale scala discendente del funambolico Flea.
The Righteous & The Wicked” è il giusto preludio, per il suo tono lievemente minore rispetto ai restanti brani, alla prima fondamentale track dell’ LP: quella “Give It Away” che oltre a divenire uno dei brani simbolo di sempre dell’intera produzione della band, rispecchia anche una sorta di ‘manifesto’ del loro tipico stile di vita. L’andamento cadenzato della voce di Anthony è sottolineato dalle poche ma essenziali note suonate da John, chiosate ad ogni chiusura di strofa dal ritorno del fraseggio di Flea. Il tutto per una song il cui ritmo si presta perfettamente anche a essere ballato, come nel memorabile e psichedelico video che accompagnerà l’uscita del brano non a caso estratto come primo singolo.
Segue la title track “Blood Sugar Sex Magik”, caratterizzata dall’ andamento decisamente rock e arricchita tra l’altro da un’ accattivante tappeto di keyboards, quindi il meraviglioso incanto di “Under The Bridge”.
Il dolce arpeggio iniziale in finger style di un ispirato Frusciante rende immediatamente magica l’ atmosfera di quest’ ulteriore ballad destinata alla leggenda. Il basso di Flea si inserisce dolcemente, man mano, così come la batteria di Chad, mentre un cupo e riflessivo Kiedis ripercorre le tappe buie della sua dipendenza dall’eroina descrivendo le innumerevoli giornate “buttate via” sotto il ponte omonimo di Los Angeles, in un crescendo ritmico che porta al finale arricchito dalle backgroud vocals eseguite per l’occasione dalla stessa mamma di Anthony che chiudono alla grande questo capolavoro.
Il basso “slappato” di Flea introduce la dirompente “Naked In The Rain”, le cui sonorità rimandano direttamente alle atmosfere di Mother’s Milk, mentre “Apache Rose Peacock” si fa apprezzare grazie all’intro con effetto “motore ferrari” di un sempre più eclettico Frusciante i cui graffianti riff uniti all’onnipresente Flea sono l’asse portante anche della sfrenata “The Greeting Song”.
L’accorata dedica dei nostri al compianto Slovak avviene nella successiva “My Lovely Man”, altro momento saliente del disco e caratterizzato dalle scale all’unisono del duo John/Flea che qui scorrono alla perfezione in un accattivante tappeto melodico inframezzato dai continui stacchi di Chad Smith cui segue il ritornello sottolineato dalla ‘funkeggiante’ ritmica di Frusciante.
Il pezzo successivo, pur non essendo l’ultimo che chiude l’LP, può considerarsi a tutti gli effeti il gran finale, ovvero la mastodontica e contorta “Sir Psycho Sexy”. Nei circa otto minuti in cui si snoda il brano gli RHCP riescono a condensare al meglio l’impronta stilistica dell’ intero disco che trova qui la sua consacrazione: la strofa ha un passo ‘ stanco’ , felpato, il cantato di Kiedis è insolente, a tratti lamentoso e ben supportato dal graffiante wah wah di John e dall’incessante fraseggio del basso di Flea, qui volutamente effettato e su toni bassissimi. Il cadenzato drummin’ di Chad Smith è a tutti gli effetti il vero filo conduttore del brano, che tra continui cambi di ritmo e tempo sfocia poi nel dissonante e ripetitivo passaggio strumentale finale che sfuma man mano in fading out, soluzione che ricorda come atmosfere “I Want You” dei Beatles del celebre Abbey Road.
La conclusiva “They’re Red Hot” ha infine il sapore ironico dell’autocelebrazione e scorre sulla falsariga delle cadenze del tipico show cabaret americano, grazie all’andamento rapidissimo e scanzonato e alla presenza dei fiati e delle trombe, in alcuni casi suonate dallo stesso Flea.

Concludendo, possiamo dire che Blood Sugar Sex Magik è un ‘opera che, oltre ad aver lanciato definitivamente la band californiana nel panorama musicale internazionale (ben 12 milioni di copie vendute nel 1992) con il suo stile unico e forse irripetibile ha cambiato la concezione stessa del modo di comporre un certo tipo di musica, tanto per gli stessi RHCP quanto per tutte le band che da allora si sono accostate a questo genere misto fra Funky, Rock, Pop e Crossover. Un disco che non può assolutamente mancare nelle collezioni degli appassionati, da ascoltare e riascoltare sempre…



Anthony Kiedis: Voce
John Frusciante: Chitarre
Michael “Flea” Balzary: Basso
Chad Smith: Batteria

Anno: 1991
Label: Warner
Genere: Rock/Crossover

Tracklist:
01. The Power Of Equality
02. If You Have To Ask
03. Breaking The Girl
04. Funky Monks
05. Suck My Kiss
06. I Could Have Lied
07. Mellowship Slinky in B Major
08. The Righteous & the Wicked
09. Give It Away
10. Blood Sugar Sex Magik
11. Under the Bridge
12. Naked in the Rain
13. Apache Rose Peacock
14. The Greeting Song
15. My Lovely Man
16. Sir Psycho Sexy
17. They're Red Hot

Sul web:
RHCP
RHCP @MySpace

Clicca qui per mostrare altri articoli di Gianguido Lombardi D’Aquino

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.