Home Recensioni Live South's Cheyenne Festival - Manduria (Ta), 06 Agosto 2017 (serata finale)

South's Cheyenne Festival
Manduria (Ta), 06 Agosto 2017 (serata finale)

Manduria (Ta), 06 Agosto 2017 - South's Cheyenne Festival - Stadio Via per Francavilla - Serata finale
A breve il link alla gallery fotografica (Foto di "Eric" G. Laterza")

Continua la grande kermesse del XV South’s Cheyenne, facciamo solo un breve riepilogo delle prime due giornate:
Venerdì 4 Agosto: headliner Pino Scotto (qui la recensione di tutto il concerto);
Sabato 5 Agosto, questo il bill completo: Brekex (Alternative rock/grunge dalla provincia di Bari), Blindcat (Hard rock da Taranto), D With Us (Heavy metal da Vercelli), Subliminal Fear (Melodic-Death/Electronic Metal da Bari/Barletta), i californiani The Maension (Alternative metal) e, in chiusura, i bergamaschi Folkstone, che, come ci hanno raccontato, hanno stregato i presenti con una esibizione esaltante a base di un originalissimo e potente folk metal.

Arriviamo dunque alla serata conclusiva.
Il caldo afoso (a mezzogiorno il termometro segnava 42 gradi) non ha fatto desistere gli appassionati.

Intorno alle 19.00 aprono l’evento i campani Watercrisis, che, guidati dalla voce particolare di Caterina Salzano, propongono uno stoner rock mescolato a sonorità psichedeliche (alla Doors, per intenderci), per ottenere un risultato finale convincente.


Watercrisis

Seguono i Breaking Larsen Theory, i quattro milanesi, capitanati dal cantante e chitarrista (mancino) Phil impartiscono una lezione di moderno hard rock ed innalzano ancora di più la temperatura della serata. Molto attenti a cori e aperture melodiche, i ragazzi hanno parecchi assi nella manica e bene ha fatto la Volcano Records a prenderli in scuderia.


Breaking Larsen Theory

A ruota sul palco giungono i tarantini Ninfea che, con brani come “Veleno di seta”, attualizzano e rinfrescano il sound di Seattle con l’aggiunta di una buona dose di cattiveria punk.


Ninfea

È il momento della classe, tocca agli
Elegy of Madness: la voce lirica di Anja, supportata dal violoncello ‘stilizzato’ di Luca Basile e dalla chitarra di Tony Tomasicchio, incanta il pubblico. L’innesto dei due nuovi arrivati, Francesco Caputo alla batteria e Larry Ozen al basso, ha donato nuova linfa vitale al gruppo. Imprescindibile il lavoro dal vivo di Valerio De Rosa (già visto in azione con i Soul of Steel), che si alterna negli assoli con Tony, impegnato a gestire anche le sequenze orchestrali. La band è ormai affiatata, essendo reduce da una lunga serie di fortunati concerti (tra cui alcuni in Croazia e Lettonia) per promuovere il nuovo disco New Era, gioiellino di symphonic/progressive metal.


Elegy of Madness

Scioccante è l’impatto visivo offerto dai baresi
Psycholies, occhi bistrati, vestiti tutti di nero, due ballerine provocanti, un bassista con i canini aguzzi, sembrano una versione aggiornata dei Mötley Crüe. Ma non è solo questione di immagine, la loro musica – un vigoroso dark metal industriale – si insinua subdolamente sotto pelle con pezzi ammalianti, esemplari in tal senso sono “Dead end” e “F.U.L.”. Stupende anche le rivisitazioni in chiave metal di “Rebel Yell” di Billy Idol e “Save a prayer” dei Duran Duran, qui completamente stravolta. Fenomenali.


Psycholies

Ore 23.50, finalmente è il momento dei
Lacuna Coil, le luci si spengono, parte l’intro, si scorge l’altissima sagoma di Ryan in piedi sulla batteria, fari bluastri illuminano il palco e, uno alla volta, appaiono Marco, Andrea, Diego e Cristina, scatta l’ovazione, si comincia!!!

Ultima Ratio”, “Trip the darkness”, “Heaven’s a lie”, la partenza è da brividi.
La band è precisa e compatta, li ascolti e capisci subito perché in questo momento sono il gruppo metal italiano più famoso al mondo. Venerdì 4 agosto erano al Wacken, oggi sono qui, a settembre saranno negli States e in Canada (in programma 23 date - praticamente un concerto al giorno!), con tappe, tra l’altro, a Dallas, Los Angeles e New York. Tra novembre e dicembre sono già previste altre trenta serate in tutta Europa.

La scaletta include quasi tutti i brani estratti dall’ultimo fortunato Delirium, viaggio nei più oscuri meandri della psiche umana e approfondito sguardo sui disturbi mentali: solitudine, abbandono, follia, autolesionismo, suicidio… Il loro look è coerente con i temi del disco, camicie di forza lacerate e macchiate di sangue, volti sfigurati dal trucco per ridisegnare teschi, crani scoperchiati, pallottole in fronte, graffi.
Blood, Tears, Dust”, “Downfall” (introdotta da una accorata dedica a Claudio Leo, loro primo chitarrista, scomparso nel 2013), “Delirium” (con Cristina che raggiunge tonalità stellari), “Zombies”, pescata dal precedente album…

Il pubblico, inizialmente un po’ statico, probabilmente ammutolito e incredulo di trovarsi di fronte a tanta perfezione, comincia a scatenarsi. La front-woman invita i presenti a seguirla nei suoi vocalizzi sempre più difficili, la scena è fantastica… ormai la folla è ai suoi piedi, tutti conquistati, anche quelli posizionati nelle retrovie.

My Demons”, “You Love Me 'Cause I Hate You”… il sound si è fatto più oscuro rispetto a quello di inizio carriera, il riuscito incastro tra la voce limpida di Cristina e il cantato in growl di Andrea ha giovato e ha aperto nuove vie alla musica della band. Il ‘wall of sound’ creato è impressionante, la chitarra distorta ed il basso colpiscono dritto allo stomaco, Ryan è elegante e geometrico nei movimenti e, anche quando fa il giocoliere con le sue bacchette, non sbaglia un colpo.


Lacuna Coil

La cantante, prima di presentare “Nothing Stands In Our Way” (Nulla ci ostacola), raccomanda di inseguire sempre i propri sogni e di non farsi condizionare dai commenti o dai consigli fuorvianti degli altri e incita a ripetere la frase ‘We fear nothing’ (Non abbiamo paura di niente) e, continuando, spiega che i Lacuna Coil sono arrivati dove sono, proprio perché non si sono svenduti e non hanno dato ascolto alle persone che li volevano cambiare, e hanno sempre lottato con forza per superare gli ostacoli incontrati nell’ambiente musicale.

Seguono la cover di “Enjoy the Silence” (che straccia l’originale dei Depeche Mode) e “The House Of Shame”, ormai  è un trionfo. Applausi a scena aperta, tutti bravissimi, con Cristina che si conferma una delle voci più belle del panorama metal (e non solo) internazionale.

Il concerto termina, con il richiestissimo bis, a conti fatti sono quasi due ore di spettacolo. Questa sera abbiamo assistito ad una esibizione fatta con passione, cuore e professionalità. Nessuno si è risparmiato e, nonostante il successo ottenuto, è evidente che la band è composta da persone vere, umili, che non si sono montate la testa, lo si vede da come si muovono sul palco e da come interagiscono con il pubblico.
E alla fine, anche se è notte fonda, i cinque musicisti hanno ricevuto negli spogliatoi tutti i fans che, pazientemente, si sono messi in fila per salutarli.

Immensi, basterebbe questo aggettivo per descriverli. Resta solo il desiderio fortissimo di incontrarli al più presto, perché questo è stato uno dei live più belli e intensi mai visti.
Chi non è venuto non sa cosa si è perso. 


A questo punto, però, necessita una piccola riflessione:
ad un evento di questo calibro poteva – e doveva – esserci il pienone, il prezzo del biglietto era davvero popolare, in prevendita venti euro per i Lacuna Coil e trenta euro per l’intero festival (tre giornate), allora: è giustificato chi era troppo lontano, ma neanche tanto, perché qui si è vista gente venuta da Napoli e da Roma; giustificato chi ha avuto seri problemi o improcrastinabili impegni di lavoro o di famiglia; giustificato chi è stato colto da dissenteria causata dal troppo caldo.

Invece, assolutamente ingiustificati quelli che guardano i concerti sul computer e si lamentano che da queste parti non viene mai una band famosa (e magari si sciroppano migliaia di chilometri all’estero per partecipare al più sconosciuto festival underground); ingiustificati, anzi, condannati alla perdizione, coloro che sono rimasti a casa a guardare l’ennesima replica de “L’isola delle tentazioni” o porcate similari.

A tutta questa gente, agli invidiosi, a quelli che non hanno dato supporto e agli amministratori della zona che hanno boicottato la serata - (e, in generale, l’intero festival) avendo autorizzato un evento concomitante più popolare - è andato l’irripetibile e caloroso bestemmione dell’organizzatore Mimmo Breccia, che ha mandato “a fare un giro” migliaia e migliaia di stradefunti.

A tutti i bikers va un doveroso ringraziamento per la maniera impeccabile con la quale hanno gestito la manifestazione, nessun incidente e una accoglienza calorosa.
Qualche ultima parola va spesa ancora per Mimmo Breccia, un vero signore per il quale una stretta di mano vale più di mille contratti firmati, e che, con coraggio, sacrificando tempo, salute e denaro, ha messo in piedi questa indimenticabile ‘tre giorni’ di musica, tutto per il solo gusto di donare al suo territorio qualcosa di speciale e offrire una alternativa “colta”, con l’intenzione di far crescere il livello di questo amato e profondo Sud. Ce ne fossero di Uomini così, forse vivremmo in un posto migliore.


Lacuna Coil

 


Data: 06/08/2017
Luogo: Manduria (Ta) - Stadio Via per Francavilla
Genere: Hard Rock, Heavy Metal


BILL - Serata 3


WATERCRISIS




********************************

BREAKING LARSEN THEORY




********************************

NINFEA




********************************

ELEGY OF MADNESS




********************************

PSYCHOLIES




********************************

LACUNA COIL 



********************************

 

 

 


Banner

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.