Home Recensioni Live Robert Glasper Experiment - Verucchio, 29 Luglio 2017

Robert Glasper Experiment
Verucchio, 29 Luglio 2017

Verucchio, 29 Luglio 2017 - Verucchio Festival - Sagrato della Collegiata

"La realtà è che la mia gente ha dato al mondo tanti stili di musica. Allora perché dovrei limitarmi a suonarne uno? Vogliamo esplorarli tutti" sostiene Robert Glasper. Con Burniss Travis II al basso, Mark Colenburg alla batteria, Casey Benjamin ai sax, keytar e vocoder e Mike Severson alla chitarra hanno suonato per un'ora e mezza abbondante al cospetto della Chiesa della Collegiata nella deliziosa Verucchio davanti ad un pubblico sorprendentemente sparuto fornendo una prestazione di grande eleganza, tecnica ed intensità. La miscelazione del suono è risultata ideale nonostante qualche grana tecnica su "Find you" in cui Glasper con il Rhodes in down chiede a gran voce di far emergere la keytar di Benjamin per surrogarlo. I musicisti apparivano evidentemente entusiasti di liberarsi dalla disciplina e dalle strutture più rigide dello studio; la riconfigurazione di molti dei brani, estrapolati prevalentemente dall'ultimo disco Artscience, solo apparentemente orecchiabili, si è articolata in improvvisazioni torrenziali scaturite dagli ostinati e dai temi ed in grado di esaltare l'uso raffinato da parte di Glasper di accordi minori e la capacità di muoversi con destrezza tra acustico e Rhodes.

Talvolta gli appare necessario ricamare con accenti di synth nella futuristica e quasi fusion "Find you" dove rifulge un legato strettissimo della chitarra holdsworthiana di Severson o spingere con assoli svettanti in un magma EDM, funk e prog. "Tell me a bedtime story", rivisitazione del classico di Hancock, ma più affine alla versione Quincy Jones pop-soul oriented, mette in piena luce il contralto di Casey Benjamin: il suo splendido innesto rivela l'empatia con alcuni dei colossi quali Coleman, Rollins ed Ayler. Grande musicalità allo strumento quella di Benjamin e davvero misurato ed abile è risultato il suo impiego del vocoder. La soluzione ha funzionato pregevolmente su "Day to day",  disco postmoderna guidata dal basso e vistosamente tributaria nelle atmosfere della "Sunlight" era del nume tutelare Herbie Hancock. Notevole anche l'apertura per il solo di basso di grande personalità e quasi chitarristico splendidamente costruito da Burniss Travis II sfruttando gli armonici e gli arpeggi. Il drumming di Colenburg era grandiosamente sincronizzato nei ritmi mutevoli e nei cambi di tempo coniugando l'elasticità del jazz e lo staccato dell'hip-hop. C'è spazio anche per una "Smells Like Teen Spirit" stravolta e dallo spirito urbano priva di chitarra e per solo Rhodes modificata esclusivamente nella progressione degli accordi durante il chorus.

Mirabile nel suo soul-lounge-jazz e adorata dal pubblico coinvolto più volte in numerosi sing along e sfumata in una brillante coda downtempo e per un brevissimo lampo in cui fa capolino un ossequioso ricordo del gigante Coltrane sotto le sembianze di un accenno dell'immortale anthem "A love supreme". "Written in stone" ha invece gli ansiosi accordi dei primi Talking Heads dettati da Stevenson fino all'esplosione del riff con una mutazione nervosa e devastante in "Roxanne" dei Police.

E ancora il bis con "Gonna be alright", orfana della parte vocale di Ledisi affidata al sempre ottimo Benjamin, dove la musica black trasfigura intrecciando jazz e nu soul entrambi figli della stessa storia e identità, il cui vero fuoco rimane, nella lezione di Glasper, il primigenio sincretismo di culture e sonorità. La sua musica è sempre in movimento, per nulla interessata ad ancorarsi al passato, ma piuttosto a cercare di capire come suonerà il futuro.

 


Robert Glasper: Tastiere
Casey Benjamin: Sassofoni, keytar
Burniss Travis II: Basso
Mark Colemburg: Batteria
Mike Severson: Chitarra

Data: 29/07/2017
Luogo: Verucchio - Sagrato della Collegiata
Genere: Jazz

 

 

 

 

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