Home Recensioni Live Rainbow - Monsters Of Rock, 17/18 Giugno 2016

Rainbow
Monsters Of Rock, 17/18 Giugno 2016

Loreley Freilichtbühne, Sankt Goarshausen, Germany, 17 giugno 2016

Festplatz am Viadukt, Bietigheim-Bissingen, Germany, 18 giugno 2016


Più che una nuova incarnazione dei Rainbow, questi Ritchie Blackmore's Rainbow si evidenziano quale semplice band di supporto del solo chitarrista, come testimoniato, tra le altre cose, da una scaletta (pressoché comune ad entrambe le date), gravata al 50% da brani dei Deep Purple, cosa mai successa nella storia dell'arcobaleno. Diciamo che dai "Rainbow" ci aspettavamo più pezzi dei Ranbow.



Sulla re-union, i più attenti ricorderanno che noi di A&B parlammo adeguatamente, intervistando Doogie White, ultimo singer prima dell'attuale (qui l'intervista) e pubblicando dichiarazioni di un Blackmore impietoso (qui) nonché, successivamente, di un Joe Lynn Turner deluso (qui).
Ad ogni modo, il gruppo odierno è apparso improbabile fin dai primi istanti: in una delle due date, il Nostro pareva giunto direttamente dal palco dei Blackmore's Night, vestendo calzamaglia e cappellone da menestrello medievale (copricapo a parte, il bassista era sulla stessa lunghezza d'onda). Fortunatamente, nel corso dell'altra serata, forse consigliato adeguatamente, il chitarrista ha eliminato il berretto e ha indossato una giacca in pelle con frange che ha evocato i tempi andati (ma ahimè, il bassista ha scelto un abito talmente sgargiante da far ricordare la variopinta compagine circense). A tutto questo si aggiunge che tanto il cantante, quanto il batterista condividono un look modellato sui beceri archetipi forgiati dalla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi, più vicini alle figure di tronisti, quindi, piuttosto che di novelli rocker.



Molte perplessità in ordine alla scaletta: se si sceglie di attingere metà delle dodici tracce eseguite dal repertorio dei Deep Purple, come effettivamente si è scelto (contravvenendo, come detto poco sopra, alla tendenza storica dei Rainbow di limitarne l'esecuzione a due o tre al massimo), perché escludere un caposaldo come “Burn” (che gli odierni Purple si ostinano a non cantare), limitando il repertorio della Mark III alla sola “Mistreated”? (una foto della scaletta del 17 asportata dal palco – attinta dal sito www.deep-purple.it , che ringraziamo per la disponibilità – riportava il prefato titolo nonché “Soldier of Fortune” e “Lazy”, effettivamente non eseguite nel corso di entrambe le serate. "Burn" soltanto, è stata eseguita nella terza serata, quella di Birmingham).



Inoltre, nell'esprimere gratitudine a Blackmore per l'esecuzione di “Child in Time” (mai suonata dal vivo dagli odierni Purple e anche dagli stessi Rainbow), siamo altresì costretti a chiederci come caspita gli sia saltato in mente di incastrarci dentro il riff di “Woman From Tokyo” (lo ha ficcato all'inizio del secondo crescendo). Non serve essere diplomati al conservatorio per sanzionare che le atmosfere evocate dai due brani (malinconiche e riflessive da un lato, scanzonate e solari dall'altro) fanno a pugni sul serio se miscelate insieme.
Relativamente al repertorio dei Rainbow, particolarmente omaggiata la discografia con Ronnie James Dio, da cui sono stati attinti quattro brani (“Man on the Silver Mountain”, “Catch The Rainbow”, “Long Live Rock And Roll”, “Stargazer”), mentre è stata ignorata la reincarnazione degli anni '90 e circoscritta la restante (“Spotlight Kid”, “Difficult To Cure” e “Since You Been Gone”, di cui soltanto il primo brano a firma della band giacché gli altri due sono cover).
Detto questo, nel caso non si fosse ancora capito, lo show è stato piuttosto deludente.



Va onestamente ammesso che - a parte l'incerto look sopra descritto, al quale si unisce una scarsissima presenza scenica dei membri, tutti piuttosto statici, compreso, anzi, soprattutto Ritchie Blackmore - dal punto di vista esecutivo la band è apparsa certamente valida: più fedele il tastierista, estraneo alla figura del semplice clone il cantante (di alcuno dei colleghi che lo hanno preceduto). Tuttavia, è da criticare una sua ricorrente tendenza ad anticipare le liriche iniziali di qualche brano, all'evidente scopo di cercare consensi e alimentare la partecipazione del pubblico (lo ha fatto, seguito dalla band tutta, certamente con l'avallo di Blackmore, in “Highway Star”, “Sixteenth Century Greensleeves ” e “Smoke on the Water”).
Stavamo dimenticando l'apporto di Candice Night ai cori: se nella tournée di metà anni '90 costei aveva provato a fare i cori con risultati a dir poco devastanti (gli scettici provino ad ascoltare almeno il primo brano del live “Black Masquerade”, recentemente pubblicato in CD e in vinile), quantomeno in questa nuova avventura, la bionda ha avuto il buon senso di restare muta per tutta la durata dello show. E siccome il rischio di risultati indecenti poteva essere pericolosamente raddoppiato, anche la seconda corista, tale Christine Lynn Skleros, ha avuto l'analoga accortezza di non farsi sentire. Grazie di cuore, ragazze: non ci siamo persi niente e ve ne siamo grati! 



Ma giungiamo all'eroe della serata: un
Blackmore stanco, appesantito, spesso ombra di sé stesso, talvolta maldestro nell'esecuzione. In sintesi egli non ha retto la competizione con il suo sé stesso di 20 anni prima, figuriamoci con quello di 30 o 40. Saranno gli anni che passano o la recente operazione alla mano destra o, ancora, una certa lontananza dalla scena hard rock (poco più di 20 anni, da quando lasciò i Purple nel 1995), ma egli si è manifestato goffo nell'esecuzione, dimostrando in qualche caso di faticare non poco, arrancando faticosamente per cercare di mantenere lo stesso passo della sua nuova band. Al riguardo, forse, la scelta di rallentare alcuni brani (il ritmo più controllato era piuttosto evidente, tra gli altri, in “Spotlight Kid” e “Since You Been Gone ”, “Man on the Silver Mountain”), parrebbe essere legata proprio a questa sua difficoltà. E anche il fatto di lasciare molto spazio al trittico basso/batteria/tastiera, nel corso di “Difficult to Cure”, sembrava studiato per far riprendere fiato al chitarrista.
In conclusione, proprio perché la vecchiaia è una brutta cosa, sarebbe stato meglio, Ritchie, se negli anni '90 tu fossi restato nella compagine hard rock e soltanto dopo ti fossi riposato giocando a fare il musico medioevale (e non viceversa).  Speriamo non venga pubblicata alcuna uscita discografica che sospettiamo, sarà puntualmente e abbondantemente ritoccata in studio.

 


Ritchie Blackmore: chitarra
Jens Johansson: tastiere
Bob Nouveau: basso
Ronnie Romero: voce
David Keith: batteria
Candice Night: cori
Christine Lynn Skleros: cori

Data: 17-18/06/2016
Luogo:
Loreley Freilichtbühne, Sankt Goarshausen, Germany
Festplatz am Viadukt, Bietigheim-Bissingen, Germany
Genere: Hard Rock

Setist 17 giugno 2016
01. Land of Hope and Glory
02. Over the Rainbow
03. Highway Star
04. Spotlight Kid
05. Mistreated
06. Since You Been Gone
07. Man On The Silver Mountain
08. Catch The Rainbow
09. Difficult To Cure
10. Perfect Strangers
11. Child In Time
12. Long Live Rock ‘N’ Roll
13. Stargazer
14. Black Night
15. Smoke On The Water

Setlist del 18 giugno 2016
01. Land of Hope and Glory
02. Over the Rainbow
03. Highway Star
04. Spotlight Kid
05. Mistreated
06. Sixteenth Century Greensleeves
07. Since You Been Gone
08. Man on the Silver Mountain
09. Difficult to Cure
10. Catch the Rainbow
11. Perfect Strangers
12. Stargazer
13. Long Live Rock 'n' Roll
14. Child in Time
15. Black Night
16. Smoke on the Water

 

 

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