Home Recensioni Live Prog Exhibition - Roma, 21-22 Ottobre 2011

Prog Exhibition
Roma, 21-22 Ottobre 2011

Roma, 21-22 Ottobre 2011 - Teatro Tendastrisce

Premessa

Era chiaro a tutti che riuscire a bissare il successo della prima edizione del “Prog Exhibition” sarebbe stato un traguardo assai difficile da raggiungere. Tuttavia, nessuno poteva prevedere che, nel corso dell’edizione del 2011 - a fronte del tutto esaurito dell’anno precedente (ne abbiamo parlato recensendo le prestazioni della Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, della formazione alternativa alle Orme e della Periferia del Mondo) – il Teatro Tenda Strisce di Roma andasse vuoto per almeno metà dei posti disponibili. C’è anche da dire che mancavano i tre gruppi cosiddetti maggiori del Prog italiano (PFM, Banco e Orme) che avevano invece partecipato alla scorsa edizione (delle Orme, lo si ricorda, era presente una formazione alternativa denominata “Tagliapietra Pagliuca Marton”) e grazie ai quali, verosimilmente, si era riusciti ad ottenere il citato successo di pubblico.
Un vero peccato, visto che il cartellone attuale era comunque ricco di presenze titolate, gruppi che hanno fatto la storia del progressive italiano seppur ricoprendo un ruolo minore rispetto ai grandi del Prog sopra citati: Saint Just, UT, Balletto di Bronzo, Arti & Mestieri, Toad, Garybaldi, Biglietto per l’Inferno, Goblin. Parlando delle nuove leve, invece, si sono esibiti Stereokimono, Oak e Bacio della Medusa.

21 Ottobre 2011
La prima serata è aperta dai bolognesi Stereokimono, autori di un prog rock ricco di ambientazioni e sonorità molto attuali, con una ritmica assai dominante. La band si presenta al pubblico in termini volutamente algidi, palesando una non comune padronanza del palco che ha il merito di consegnare alla platea un ottimo biglietto da visita del Festival tutto, qualificandolo fin da subito quale rassegna prestigiosa e qualificata

Nati originariamente come tribute band dei Jethro Tull, gli Oak vantano oggi un repertorio completamente originale. Il gruppo è ben rappresentato dal cantante e polistrumentista Jerry Cutillo, molto devoto al maestro Ian Anderson di cui riprende, personificandola, anche una certa postura. La performance è risultata maggiormente avvincente e trascinante grazie anche alla presenza del primo ospite straniero, Maartin Allcock, noto per essere stato il violinista/tastierista dei Fairport Convention (dal 1985 al 1996) e, soprattutto, dei già citati Jethro Tull (dal 1988 al 1991).


Guidati da Jenny Sorrenti, i Saint Just Again presentano alcuni brani storici nonché stralci del loro ultimo lavoro, “Prog explosion”. Sebbene la Sorrenti sia l’unico membro originale, l’attuale formazione comprende almeno due nomi blasonati: il batterista Marcello Vento (virtuoso delle percussioni, già membro degli Alberomotore, Canzoniere del Lazio, Carnascialia), ed il tastierista Ernesto Vitolo (turnista affermato, già con Pino Daniele, Vasco Rossi, Edoardo Bennato, Renato Zero, Teresa De Sio, Eugenio Finardi e tanti altri). Quantunque la musica dei Saint Just non sia di facilissima assimilazione, una performance assolutamente professionale, con la Sorrenti impegnata in difficili vocalizzi, catapulta la prestazione del gruppo nel novero delle meglio riuscite dell’intera rassegna. Il gruppo è impreziosito dalla presenza del più noto Alan Sorrenti, qui propostosi nella veste di cantore degli esordi discografici. Si tratta, Jenny ci tiene a ricordarlo, dell’unica prestazione dal vivo mai fatta dai due fratelli congiuntamente.


È la volta degli UT, formazione che ha suscitato emozioni contrastanti: il gruppo, infatti, ha offerto una prestazione incredibile e trascinante, ma si è presentato al pubblico con due soli membri originali, Maurizio Salvi e Gianni Belleno (la formazione è completata dal bassista Massimo Gori, già con i Latte e Miele, il chitarrista Claudio Cinquegrana ed il tastierista Andrea Perrozzi). Se si pensa che almeno altri due componenti storici (Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi), sono attualmente in circolazione ne “La Leggenda New Trolls”, insieme allo stesso Belleno (una formazione che, lo ha assicurato la presentatrice Iaia de Capitani, è tuttora viva e vegeta), la scelta di “riformare” questa incarnazione appare del tutto incomprensibile. Insomma, piuttosto che costola dei New Trolls, potremmo definire questa band quale ulteriore incarnazione degli stessi, in aggiunta alle altre due formazioni attualmente in circolazione: “Il mito New Trolls” (Ricky Belloni, Giorgio Usai, Alex Polifrone, Andrea Cervetto) e la già citata “Leggenda New Trolls” (Nico Di Palo, Vittorio De Scalzi, Gianni Belleno, Giorgio D'Adamo, Andrea Maddalone e Francesco Bellia). Ad ogni modo, si sa che, quando si cita il gruppo di Genova, è d’uopo parlare di “universo New Trolls”, considerato che i sottogruppi della formazione madre sono stati molteplici (e litigiosi) fin dagli anni ’70. Tornando alla musica, che è qui l’aspetto che più rileva, è appena il caso di definire da brivido l’esecuzione di capolavori quali “Studio/XXII strada”, “I cavalieri del lago dell’Ontario”, “Nato adesso” e l’“Adagio” estratto dal “Concerto Grosso”: si tratta di appena 15 minuti che, e non si esagera affatto, da soli valgono il prezzo del biglietto.

Segregato dentro un voluminoso costume di scena, sublimato da un copricapo sfavillante, Gianni Leone si avvicina minaccioso al palco, sulle note del capolavoro YS. È la volta del Balletto di Bronzo nella odierna e ormai consueta formazione triangolare, seppure giunta all’ennesima incarnazione (stavolta il trio è completato da Ivano Salvatori al basso ed Alfondo Ramundo alla batteria), che esegue “Introduzione”, “Plan it Earth”, “Primo incontro”, “Terzo incontro”. Il secondo brano vede la partecipazione di un Richard Sinclair (Caravan, Hatfield and the North, Camel) che, pur sfoggiando l’affascinante basso/chitarra a doppio manico - intramontabile iconografia progressiva della compagine Genesis - risulta completamente decontestualizzato rispetto alle sonorità del Balletto. Il suo background musicale, delicato e soave come vuole la più genuina tradizione canterburyana, mal si adatta alle tenebrose e fosche sonorità del gruppo di Leone talché i suoi interventi non solo appaiono inadeguati, ma addirittura dissonanti, fastidiosi, a tratti imbarazzanti. Insomma, Balletto ampiamente promosso, Sinclair bocciato senza riserve.

E’ la volta degli headliners della serata, gli Arti & Mestieri, qui presenti in una formazione estesa a sei elementi che vede la presenza di tre elementi originali: Furio Chirico, Beppe Crovella e Gigi Venegoni (qui, incomprensibilmente, in veste di special guest). Il tempo di preparare una batteria mancina e ha inizio una lunga esibizione nel corso della quale la band può ostentare il nuovo frontman, Iano Nicolò (la formazione è completata da Marco Roagna alla chitarra e Roberto Puggioni al basso). Costui suscita emozioni contrastanti: da un lato si rende protagonista di una performance di livello, ostentando non comuni capacità vocali (un vero e proprio toccasana per la band, in termini di rinnovamento stilistico); dall’altro, parlando di capacità comunicative e di padronanza del palco, palesa ingenuità imbarazzanti (come l’aeroplanino di carta che si rifiuta di volare lanciato dal palco per ben tre volte). Un ispirato Mel Collins (sassofonista che vanta innumerevoli collaborazioni, la più importante delle quali è certamente quella con i King Crimson), accompagna la band italiana, impreziosendo impagabilmente i brani “Strips” e “Il figlio del barbiere”.

22 Ottobre 2011
La seconda serata, in termini di riscontro di pubblico, è certamente più animata: a fronte dei trecento spettatori scarsi del giorno precedente, il tenda strisce risulta pieno per una buona metà.
Apre il concerto Il Bacio della Medusa, band di Perugia forte di due uscite discografiche (un terzo album è al momento in lavorazione), autrice di un prog rock con accenti hard, appena ingentiliti dalla presenza di Eva Morelli ai fiati. Il gruppo non accusa la pressione determinata dalle grandi manifestazioni, rivelando la giusta dose di grinta, per lo più manifestata dal frontman Simone Cecchini, vero e proprio “Diamond Dave” del progressive nostrano.

Si cambia totalmente atmosfera con l’esibizione di Vic Vergeat ed i suoi Toad. Senza nulla togliere al chitarrista (italiano), un musicista straordinario che merita ogni apprezzamento, va certamente stigmatizzato il fatto che il genere da egli proposto (blues rock) sia completamente “fuori tema” in una rassegna di rock progressivo, pur nell’accezione estensiva che spesso si vuole assegnare a questo genere musicale. Pur tuttavia, anche questa esecuzione è altamente emozionante, con un Vic in gran forma, una band coesa e osmotica, peraltro impreziosita da un Mel Collins ancor più a proprio agio rispetto alla sera precedente.

I Garybaldi si esibiscono privi dello storico chitarrista, Bambi Fossati, assente per problemi di salute (e a cui gli altri componenti rivolgono un sentito e caloroso saluto). Gli attuali membri storici del gruppo, pertanto (Maurizio Cassinelli e Angelo Traverso, accompagnati da musicisti aggiunti), propongono (per la prima volta) la suite “Moretto da Brescia” dall’album “Nuda” e, raggiunti sul palco da Marco Zoccheddu (Nuova Idea), il brano “La mia scelta”. Anche in questo caso si assiste ad una prestazione di elevatissimo spessore, in territori, sia chiaro, squisitamente Prog (doverosa precisazione effettuata con riferimento, non tanto ai precedenti Toad, quanto all’incarnazione dei Garybaldi proposta dal solo Fossati agli inizi degli anni 2000, la quale, pur essendo anch’essa di indiscutibile spessore qualitativo, era decisamente troppo blues oriented).

Parlare del Biglietto per l’Inferno come di un gruppo storico che si è ricostituito sarebbe ingiusto e disonesto. Questa versione folk del combo lombardo, infatti, si palesa in termini di totale novità, talché, con una formazione costituita da otto elementi, rappresenta una delle più genuine testimonianze del concetto di (credibile) rinnovamento stilistico, con una cantante, Mariolina Sala, capace di interpretare con attendibile coerenza brani come “Il tempo della semina”, “Il nevare” e la coinvolgente “Confessione”. Dei membri storici sono presenti il tastierista Giuseppe Cossa (diventato purtroppo cieco), il batterista Mauro Gnecchi e, in veste di direttore artistico (e non anche di musicista), anche Giuseppe Banfi. L’arrivo sul palco del grande Martin Barre, per l’esecuzione di “Aqualung”, alza ulteriormente lo spessore artistico della performance.


È la volta dei New Goblin, una delle due attuali incarnazioni dello storico gruppo di Profondo Rosso (per chi si fosse perso i prodromi etimologici di moniker quali New Goblin, Goblin Rebirth e Goblin World, rimandiamo il lettore alla consultazione del seguente link: http://www.artistsandbands.org/ita/modules/recensioni/detailfile.php?lid=2275). Non vorremmo apparire eccessivamente ingenerosi con questa incarnazione del folletto, ma la performance ha confermato in toto le impressioni già maturate all’indomani del concerto tenuto il 18 febbraio 2011 all’Alpheus (vds link di cui sopra). Pur presentandosi in maniera competente e tecnicamente ineccepibile, questa band si manifesta con un sound troppo heavy: la circostanza è apprezzabilissima allorquando i quintetto esegue “E suono Rock”, “Death Farm”, “Mad Puppet”, che appaiono certamente perfezionati e acquistano in vitalità ed esuberanza (abilità sempre ammirevoli in contesti live caratterizzati dai grandi spazi, come nel caso de quo), lo è decisamente meno in quei brani che richiedono un’esegesi acustica più morbida, se non addirittura intima (come nel caso di “Dr. Frankenstein”, “Roller”, “Goblin”). Tuttavia, alla band romana spetta il merito di regalare l’emozione più intesa della rassegna tutta, giacché sul finale di “Profondo rosso”, accolto da un pubblico in delirio, entra dalla quinta di sinistra Steve Hackett che interviene con assoli perfettamente integrati nella composizione gobliniana, impreziosendola non poco.


Terminato il brano, il chitarrista introduce con la chitarra “Watcher of the sky” con Morante che, ad un certo punto del brano, osserva estasiato senza suonare, testimoniando doveroso rispetto nei confronti del collega inglese. Il brano, peraltro, è maggiormente impreziosito dalla presenza di Vincenzo Misceo (già in forza alla tribute band "The Lamb"), magnifico cantante dalla voce incredibilmente gabrielliana (senza questo misconosciuto artista, va doverosamente precisato, il brano non sarebbe stato lo stesso, ancorché arricchito dalla presenza dell’originario chitarrista). Si tratta, indubbiamente, del momento più emozionante dell’intera serata.



Curiosità
Per Claudio Simonetti (New Goblin) e Gianni Leone (Balletto di Bronzo), questa è la seconda partecipazione alla rassegna, avendo essi preso parte anche a quella precedente del 2010, ospiti rispettivamente della Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno e degli Osanna.

Furio Chirico vanta un merito maggiore, giacché si è presentato ad entrambi le edizioni in veste di membro effettivo tanto dei The Trip (nel 2010), quanto degli Arti & Mestieri (nel 2011).

La partecipazione di Franz Di Cioccio, anche al secondo Prog Exhibition (al primo vi aveva preso parte in seno alla sua PFM), è stata del tutto casuale, essendo egli presente dietro le quinte, ed essendo scelto quale batterista della formazione improvvisata di cui al punto successivo.

Il concerto si è concluso con una Jam finale eseguita da un’improbabile formazione a sei elementi, composta da tutti gli ospiti stranieri apparsi nel corso delle due serate (Maartin Allcock, David Sinclair, Mel Collins, Martin Barre, Steve Hackett) più il citato Franz Di Cioccio alla batteria. Si è salvato solo quest’ultimo artista, capace di tenere stoicamente il ritmo nel corso di una performance caotica ed disorganica, eseguita da una formazione imprecisa, i cui membri, prodigandosi in assoli pessimamente contestualizzati, non hanno fatto altro che demolire impietosamente due brani immortali come “Locomotive breath” e “Crossroads”. Da dimenticare in fretta, purtroppo.

Sembra che a questa edizione del Prog Exhibition dovessero partecipare anche i riformati Area – Internationa POPular Group. Tuttavia, l’incontro è sfumato a causa di impegni legati alla concomitante tournée del gruppo milanese. Sembra certa la loro partecipazione alla terzo festival.

Il sassofonista Mel Collins ha suonato nel corso di entrambe le serate: la prima volta come guest degli Arti & Mestieri, la seconda volta dei Toad. Tuttavia, va precisato che nel corso della prima serata, egli ha completamente improvvisato, giacché sostituiva l’ospite di turno, Darryl Way (violinista/tastierista dei Curved Air), assente per malattia.

Nel corso della rassegna, tra un cambio palco e l’altro, è stato pubblicizzato, il volume “Il Balletto di Bronzo e l'idea del delirio organizzato” di Gianmaria Consiglio (recensito da A&B qui). Analoga sorte, per volontà degli organizzatori della rassegna, sarebbe dovuta toccare al volume “Goblin: sette note in Rosso”, di Fabio Capuzzo. Tuttavia, sembra che alcuni membri dei New Goblin non abbiamo autorizzato l’iniziativa. Non è dato sapere i motivi di tale diniego anche se, verosimilmente, sono legati al fatto che l’opera sia stata scritta da un appassionato senza alcun consenso del gruppo. Un vero peccato, visto che il libro citato si segnala quale vera e propria bibbia dell’universo Goblin, la cui lettura, peraltro, è caldamente consigliata anche agli amanti delle colonne in generale e agli appassionati di cinema. L’opera è richiedibile scrivendo a questa e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure visitando il blog.


 


21 ottobre 2011
Stereokimono
Oak + Maartin Allcock (Fairport Convention)
Saint Just Again + Alan Sorrenti
UT
Balletto di Bronzo + Richard Sinclair (Caravan)
Arti & Mestieri + Mel Collins (King Crimson)

22 ottobre 2011
Il Bacio della Medusa
Toad + Mel Collins (King Crimson)
Garybaldi + Marco Zoccheddu (Nuova Idea)
Biglietto per l’Inferno.folf + Martin Barre (Jethro Tull)
New Goblin + Steve Hackett (Genesis)

Data: 21-22/10/2011
Luogo: Roma - Teatro Tendastrisce
Genere: Progressive Rock

 

 

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