Jan Garbarek & Hilliard Ensemble
Ravenna, 14 Giugno 2011

Stampa

Ravenna, 14 Giugno 2011 - Sant'Apollinare in Classe
Servizio fotografico a cura di Maurizio Montanari

Sono trascorsi ormai oltre diciotto anni da quel lontano 1993, quando Manfred Eicher, deus ex machina della gloriosa ECM, si mise all'opera per centrare una soluzione idonea a celebrare nel migliore dei modi possibili il quarto di secolo di vita della sua casa discografica che sarebbe caduto l'anno seguente.
La soluzione fu il frutto di una vera e propria folgorazione: pensò di affiancare ad un quartetto vocale britannico, lo stupefacente Hilliard Ensemble, dedito alla musica sacra e con un ampio repertorio che attinge alla tradizone del sesto e settimo secolo, le speciali sonorità dei sassofoni soprano e tenore dello scandinavo Jan Garbarek.
Il progetto, dopo aver superato di slancio le prevedibili diffidenze, predispose una sessione tra i musicisti: l'ensemble fece ricadere la propria scelta su un brano risalente al '500 scritto da Cristobal De Morales ed intitolato "Parce Mihi Domine".
L'Hilliard Ensemble cominciò il canto mentre Garbarek tentò di innestarvi il soprano ricorrendo alla improvvisazione di alcune frasi. Manfred Eicher rimase di sale, entusiasta e avanzò ai musicisti la proposta di fare il loro ingresso, quanto prima, in sala di registrazione. Il risultato fu la genesi di Officium, disco che vide la luce nel 1994 e fece molto discutere in positivo la critica musicale.

Quel frangente diede il via ad una lunga serie di esibizioni in tutto il mondo con concerti dislocati prevalentemente nel quadro di luoghi sacri, chiese o conventi. Nel 2010, è stato pubblicato il terzo capitolo del progetto musicale, Officium Novum, e l'esibizione nella superba basilica di Sant'Apollinare in Classe in occasione del Ravenna Festival, rappresenta una delle due date (l'altra è Venezia) italiane.
Consolidato l'avvio, disorientante ed appassionante, con il solo Garbarek presente sul pulpito ed i quattro cantanti che si approssimano lentamente all'altare muovendo dai quattro angoli distinti della basilica. Per più di un'ora le voci imbastiscono un sortilegio senza spazio e tempo, conducendo l'ascoltatore in un percorso che abbraccia gli innumerevoli secoli della storia europea, raccordando adesso l'occidente e l'est attraverso le meravigliose composizioni scritte dall'armeno Komitas Vardapet.

Officium Novum viene eseguito per intero senza pause significative, impiantando nel cuore del concerto il recupero di alcuni brani tra i più noti dell'ensemble quali "Tres Morillas m'enamoran", la toccante "Most Holy Mother of God", composizione elaborata su misura da Arvo Pärt per l'Hilliard Ensemble ed almeno due brani scritti da Garbarek, tra cui spiccava "We Are The Stars", che rendevano visibile il desiderio di vicendevolezza e di contatto tra i musicisti.
Garbarek, artista da sempre provvisto di un fraseggio fuori dal comune, è, nella esposizione integrale di questo terzo capitolo di Officium, del tutto in linea con l'assunto di struttura del progetto, sebbene qualche dissonanza sparsa in più punti ne disveli l'attualità, una certa apertura alla contemporaneità.
Enorme, la sua abilità strumentale, senza dubbio uno dei migliori sopranisti al mondo. Il suo timbro, così peculiare anche per la scelta poco frequente di impiegare il soprano ricurvo, è di una limpidezza senza pari e la sua intonazione sulle note alte sorprendente.
Riduttivo sarebbe, pertanto, parlare di musica sacra e di un sassofono che media ed incrocia le traiettorie vocali, più corretto discutere di ricognizione finalizzata al raggiungimento di un ambito nuovo, fatto di inesausta collaborazione e di ricerca sonora. Frequentemente Garbarek si eclissa materialmente tra le navate o nella parte posteriore dell'altare, ne cerca un’altra, volta le spalle al pubblico per trasformare la percezione del suono del suo sassofono che ora grida e a tratti è solo un soffio, un bisbiglio.

Il suono del suo soprano ha una spazialità senza riferimenti, talora ricalcato dai quattro bravissimi cantori che muovendosi adagio tra il pubblico e gli spazi liberi colmano più fortemente il già enorme effetto passionale, disarticolando la figurazione dei concertisti disgiunti dal pubblico e creando oscillazioni di fortissima valenza spirituale, estasi, meraviglia fluttuante. Il sax soprano come ipotetica quinta voce del quartetto, la musica polifonica che si pone quale interprete delle complesse ed articolate strutture dell'universo.
Chiamati nuovamente sulla scena da un pubblico emozionato, propongono come bis una ardente ed accorata "Remeber me My Dear", estrapolata dal secondo capitolo-disco Mnemosyne del 1998.
Il fascino del quintetto si è rinnovato, beneficiando di aria rigenerata e maggiore assortimento. E' costante l'avvicendamento tra il canto polifonico e la monodia del canto piano che non deve rispondere ad alcun dettame ritmico, ripetizioni e scambi delle voci, ricorso alle dissonanze e le note di scorrimento veloce che Garbarek suona abilmente man mano che si va delineando la linea della melodia.
Uno spettacolo irripetibile, distante da ogni tentativo di catalogazione e prossimo a quanti anelano all'eternità spirituale nella musica.

 


Jan Garbarek: Sax soprano
David James: Controtenore
Rogers Covey-Crump, Steven Harrold: Tenori
Gordon Jones: Baritono

Data: 14/06/2011
Luogo: Ravenna - Sant'Apollinare in Classe
Genere: Classica/Jazz

 

 

 

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.