Home Recensioni Live Interpol - Firenze, 12 Novembre 2007

Interpol
Firenze, 12 Novembre 2007

Firenze, 12 Novembre 2007 - Sashall

Serata di gran gala per una Firenze immersa da un freddo polare quella di lunedì 12 novembre, che ha visto il ritorno nel capoluogo toscano degli Interpol, dopo l’esibizione di poco più di 4 anni fa alla Flog.
Sono cambiate molte cose da allora ad oggi: nel 2003 la band di New York era una promessa della nuova ondata indie grazie allo splendido debutto Turn On the Bright Lights, che li rese da subito famosi grazie all’ottima miscela di rock alternativo, chitarre potenti che richiamavano alla scuola new wawe di inizio anni ’80 ed alla splendida voce di Paul Banks, molto vicina come timbrica a quella dell’indimenticabile Ian Curtis.
Oggi, con altri due album incisi (lo splendido Antics e l’altalenante Our Love To Admire) tornano a farci visita, con una fama consolidata ed una manciata di singoli che sono ormai storia del rock degli ultimi anni.

Alle 20.50, con una decina di minuti abbondanti di anticipo sulla tabella di marcia si presentano sul palco i Blonde Redhead, band chiamata come opening act dell’occasione. Il trio indie rock americano vede tra le sua fila la splendida voce della cantante giapponese Kazu Mankino accompagnata dai fidi fratelli italiani Simone ed Amedeo Pace.
Il loro mix di indie, noise e melodie sognanti ed eteree conquista da subito i presenti, che sembrano gradire in particolare l’alternarsi al microfono di Kazu e Simone, con la prima a lanciare acuti per tasselli sonori lenti e il secondo per parti più graffianti e rumorose.
Il picco emozionale arriva alla fine, quando viene intonato uno dei loro pezzi più famosi, “Elephant Woamn”: i tre lasciano il palco sotto una pioggia di applausi dopo una 50ina di minuti buoni di live set, con un Sashall ormai gremito fino alle uscite.

Le luci quindi si riaccendono ad illuminare le teste dei presenti, i primi fonici cominciano ad accordare chitarre e a provare microfoni non funzionanti, mentre i primi maleducati di turno, nonostante l’ormai famoso divieto di fumare in luoghi chiusi, si accendono delle sigarette (nel migliore dei casi). All’interno si sente chiacchierare persone con accenti romagnoli e laziali, cosi come è facile udire qualche straniero, con abbigliamenti improbabili e look a dir poco stravaganti.
Dobbiamo attendere le 22.10 per far sì che le luci si spengano di nuovo, il maxischermo proietti la copertina di Our Love To Admire (durante lo spettacolo, bellissimo il gioco di luci e le immagini proiettate sullo schermo) ed un fumo denso riempia la sala. È il momento degli Interpol.
Il primo ad arrivare sul palco è il chitarrista Daniel Kessler, che imbraccia da subito la sua Fender rossa fuoco, seguito dal batterista Sam Fogarino che impreziosisce il suo look con una bombetta, Carlos Bangler con una barba incolta e per ultimo Paul Banks: sigaretta alla bocca, completo nero (come solito) con i capelli ormai lunghi sino al mento che lo rendono la versione americana del centrocampista del Milan Ambrosini.
Pochi fronzoli, si parte subito forte con “Pioneer To The Falls”, riff veloce e sincopato, con il singer che impugna con ambedue le mani il microfono e lancia occhiate di consenso verso la prima fila. La band sembra serena e vogliosa di divertirsi e divertire: Kessler sorride continuamente verso il pubblico, puntando il manico della sua chitarra e continuando a fare su e giù verso la sua area di competenza per tutto il concerto; Banks mentre accende una sigaretta dietro l’altra trova il modo di lasciarsi in un saluto mentre la ritmica, martellante e precisa come un orologio svizzero, si concede di meno, concentrandosi molto sui propri strumenti ed interagendo spesso con gli sguardi. “Narc”, col suo refrain assassino conquista tutti indistintamente, mentre la new wawe tastierata di “Mammoth” trascina in un sabba elettrico vigoroso.

Arrivati a metà esibizione, la band decide di stendere i presenti sciorinando alcune delle loro hit più famose: arrivano cosi in successione “Slow Hands”, “Evil” e “The Einrich Maneuver” intervallate prima dalla ballata “Rest My Chemistry”, poi dall’intermezzo (non proprio indimenticabile) con “Lighthouse”.
L’acustica è buona, anche se spesso sembra che la voce sia “soffocata” oppure sovrastata degli strumenti, rendendo in alcuni frangenti difficile comprendere le parole. Arrivata “Jail”, ricca di pathos e più lisergica della sue versione studio, dopo 70 minuti la comitiva saluta il pubblico ed esce.
Ma è solo il classico clichè dei concerti: tempo 180 secondi la band è di nuovo sul palco per il colpo di grazia, colpo inferto con tre pugni allo stomaco che stenderebbero anche il più forte dei pugili: “NYC”, “Stella…” e “PDA” sono un tuffo nel passato meno recente, come a ricordarci, che anche se non sembrano molti, in questi 4 anni di assenza da Firenze molte cose sono cambiate.

Si, gli Interpol non sono più una promessa ma un’affermatissima band del panorama rock moderno, capace tramite i suoi live di trasportare con grande fedeltà tutte le emozioni rilasciate anche su disco. Mancano pochissimi minuti alla mezzanotte, il deflusso scorre veloce ma tranquillo: molti sono sudati, e uscendo si mettono il cappuccio delle felpe in testa per evitare malanni;altri indossano guanti e cappellini di lana per combattere il freddo sempre più ficcante, ma tutti sorridono ed escono contenti. In molti acquistano felpe con il logo della band negli stand fuori (quelle ufficiali, semplicemente troppo care), in ricordo di una serata che difficilmente dimenticheranno molto presto. Le orecchie fischiano ancora, ed i balletti di Kessler sono ancora stampati in testa. Per una sera il “New York sound” è atterrato in Toscana ... ed ha lasciato il segno.

 


Paul Banks: Voce e Chitarra
Carlos Dengler: Basso e Tastiere
Sam Fogarino: Batteria
Daniel Kessler: Chitarra

Data: 12/11/2007
Luogo: Firenze - Sashall
Genere: Indie Rock, New Wave

Setlist:
01. Pioneer To The Falls
02. Obstacle 1
03. Narc
04. C’Mere
05. Scale
06. Public Pervert
07. Angles
08. Mammoth
09. No I Trhreesome
10. Slow Hands
11. Rest My Chemistry
12. Lighthouse
13. Evil
14. The Heinrich Maneuver
15. Jail

Encore
16. NYC
17. Stella Was A Diver And She Wals Always Down
18. PDA

 

 

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.