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Agusa
Agusa

Sono ormai quattro anni che l’appuntamento con un nuovo lavoro di questo act svedese si perpetua con ammirevole costanza. È straordinario il flusso di idee eccitanti e geniali intuizioni che gli antichi ragazzi di Malmo riescono a trasferire su vinile (ma è disponibile anche la versione in cd, licenziata dalla Laser’s Edge) ogni dodici mesi, pur senza negarsi frequenti escursioni sui palchi di mezzo mondo, tanto che fra pochi giorni li troveremo impegnati nella data romana di Stazione Birra (dite che non è professionale se vi confesso che non vedo l’ora? Beh, pazienza… io resto in primis un appassionato, e solo in seguito un divulgatore).
Altrove leggerete che la loro progressione è "notevole rispetto agli esordi", e per carità ogni opinione è degna e legittima, ma io sorvolerei su questi luoghi comuni perché Agusa non si compone di giovanotti di primo pelo ma di navigati veterani della scena scandi-prog, e francamente possono essere etichettati in tanti modi ma il loro esordio "Hogtid" tutto era tranne che acerbo.
Dunque l’eponimo quarto full length dei nostri rivela la consueta fusione tra diverse anime progressive, dalla componente più folk (figlia dei Landberk e nipote dei Kebnekajse) sovente garantita dagli interventi di flauto di Jenny Puertas; ai momenti più heavy, a cura del lancinante solismo del mastermind Mikael Odesjo e di audaci battaglie con i tasti d’avorio dell’ultimo arrivato Jeppe Juul, diretta conseguenza di un attento ascolto dell’altera lezione degli Anekdoten; sino a raggiungere la sintesi perfetta, non aliena dagli insegnamenti degli Anglagard del seminale "Hybris", pietra angolare del movimento progressivo d’inizio anni novanta.
Ecco, se di luogo comune vogliamo ferire, l’arma da utilizzare è quella di un richiamo alla sacra trimurti che ha caratterizzato la rinascita del prog made in Sweden, consapevoli forse di non brillare per originalità descrittiva, ma di non sacrificare l’onesto resoconto di come Agusa si proponga al suo pubblico.
Pubblico che non potrà essere disattento o casuale, perché, rispetto ai precedenti full length "Tva e Katarsis", il numero di canzoni (ma è davvero riduttivo definirle così) proposte aumenta solo di poco (da due a cinque) e solo di poco diminuisce la lunghezza media dei brani, autentiche mini-suites rigorosamente strumentali, come da tradizione.
Heavy, psychedelico e attento alla tradizione folk: Agusa è il manuale del perfetto album progressivo. 







Mikael Ödesjö: Guitar
Tobias Pettersson: Bass
Jeppe Juul: Organ 
Jenny Puertas: Flute 
Tim Wallander: Drums, percussion

Anno: 2017
Label: The Laser's Edge
Genere: Prog

 

Tracklist:
01. Landet Längesen
02. Sorgenfri
03. Den Förtrollade Skogen
04. Sagor Från Saaris
05. Bortom Hemom




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