Burzum
Belus

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E' giunto l'inverno,
In cui il lupo e l'orso moriranno;
Strappa la pelle, una maschera,
Calpestala, di' all'inverno, addio!
Appena annunciato la scorsa estate, in concomitanza con la scarcerazione del suo autore, Belus è diventato l'evento discografico del 2010. Si, perchè Kristian Vikernes, che dalla fine degli anni '80 si "nasconde" sotto il monicker di Burzum non è stato solo al centro della cronaca nera norvegese degli anni '90 (se siete tra i pochi a non sapere di cosa stiamo parlando, provate a cliccare su Google le parole "Inner Circle") ma è stato anche il pioniere del Black Metal scandinavo, quello che oggi definiamo "old school" ed ha influenzato milioni di band in tutto il globo, un vero mito per chi ama questo movimento musicale, un qualcosa di più di un grande talento musicale.

Non è semplice in poche righe esprimere al meglio quindi tutte le sensazioni provate in Belus, un vero e proprio ritorno a quelle sonorità gelide e malate che Burzum riuscì a creare ad inizio carriera, ed interrotte solo da qualche disco di Ambient registrato in carcere, giustificato da dichiarazioni assai particolari e opinabili come la musica Black Metal ha origini afro e non ariane. Racchiuso in 8 tracce per più di 50 minuti, questo lavoro ci restituisce un'artista completo, che come al solito compone tutte le parti vocali, strumentali e liriche, immergendo l'ascoltatore in una spirale di suoni apocalittica, fatta di poche e ripetute note di chitarra per diversi minuti, urla oltretombali e atmosfere lugubri, insomma un disco Burzum style al 100%, il tutto è incentrato sul "Dio bianco" della luce diffuso nell’Europa antica (e rappresentato nelle diverse civiltà con i nomi di Apollo, Baldr, Belenus, Belus appunto, Bragi, Belobog, Jarilo ecc.).
I testi, spesso assai brevi sono ispiratissimi cosi come tutte le basi, il lavoro è attorniato da un'aura mistica e epica, fatta di paesaggi evocativi fatte di fredde lande, boschi e laghi ghiacciati, di case in legno e lunghe distese innevate, a colpire dinnanzi a tutta questa magniloquenza sono brani diretti e di grande ferocia come "Sverddans" che ci fa tornare indietro ai fasti delle migliori cose di Varg oppure alla splendida "Kaimadalthas' Nedstigning", nuovo picco creativo nella carriera del polistrumentista norvergese. Il brano, dalla durata vicina ai 7 minuti, dimostra anche la cura maniacale nella quale è stato creato Belus, con un riff grezzo accompagnato da un basso ossessivo che anticipa la maligna voce del suo autore che poi si fa narrante prima di sfociare in un assolo di pregevole fattura che denota come le chitarre abbiano un ruolo determinante nella tessitura dei brani.

Belus per concludere, ci (ri)dona al suo pieno splendore un'artista tra i più influenti della storia della musica moderna, un disco che non possiamo ancora etichettare "capolavoro assoluto" (solo il tempo gli darà la giusta e definitiva dimensione) ma che è la palese ed evidente dimostrazione di una classe compositiva ancora cristallina che non è stata intaccata dagli anni di reclusione e che anzi, forse hanno donato la definitiva maturazione anche a livello umano. Belus e la colonna sonora perfetta per una risalita dagli inferi verso il mondo terreno, un album necessario per comprendere lo sviluppo di un genere e imperdibile per i fan più accaniti. Un diamante.

Quando la neve si scioglie noi piangiamo;
L'inverno è stato sconfitto.
Lo spirito della quercia sarà liberato,
Gli spiriti dell'estate festeggiano.

90/100


Burzum: Tutti gli strumenti

Anno: 2010
Label: Byelobog Productions
Genere: Black Metal

Tracklist:
01. Leukes Renkespill (introduksjon)
02. Belus' Død
03. Glemselens Elv
04. Kaimadalthas' Nedstigning
05. Sverddans
06. Keliohesten
07. Morgenrøde
08. Belus' Tilbakekomst (konklusjon)

Sul web:
Burzum
Burzum @MySpace

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