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Opeth
Sorceress

Non è frequente parlare in ambito rock prog di una band che fino a qualche anno fa figurava tra le fila del death metal.
Eppure, sorprendendo tutti, a partire dal 2011 gli Opeth, guidati da Mikael Åkerfeldt e spinti da Steven Wilson che già da tempo gravitava nella loro orbita, hanno operato un improvviso quanto inaspettato cambio di tendenza, che li ha posti all’'attenzione di un più ampio mercato discografico.

Dopo “Watershed” del 2008, la band svedese ha infatti con l’'album “Heritage” (2011) definitivamente abbandonato tutte quelle sfumature riconducibili al death, conservando e rafforzando invece la vena prog che, sempre di più con il passare degli anni, li aveva contraddistinti. Vena prog che ha trovato con gli Opeth la sua massima espressione in “Pale communion” del 2014, nel quale la componente rock è stata del tutto sostituita a quella metal, invece ancora lontanamente riscontrabile in alcune sonorità di “Heritage”.

Se quindi “Heritage” è stato, a mio parere, un buon album dark rock prog, con tanti buoni spunti, non sempre del tutto compiuti, “Pale communion” è stato un ottimo album rock prog senza compromessi, che può senza ombra di dubbio comparire tra le migliori produzioni del settore degli ultimi anni.
Questo cambio di rotta ha però inevitabilmente spiazzato e spaccato la folta schiera di fans, che si sono visti traditi nel profondo da chi fino a qualche anno prima gli ha propinato “growl” a tutto spiano.
Non nascondo che, non essendo tra gli amanti del death metal e conseguentemente del cantato “growl”, non ho mai considerato gli Opeth tra le band di mio interesse, fino appunto ad “Heritage” e a seguire con “Pale communion” che reputo un piccolo capolavoro del genere.

Inevitabile è quindi, parlando di questo nuovo “Sorceress”, un confronto con le passate produzioni.
Rispetto a “Pale communion”, del tutto privo di affinità metal, è palese un ritorno a sonorità più cupe e a tratti anche più dure, tipiche del metal in stile Black Sabbath primi anni ‘'70, anche se tale aspetto non è predominante rispetto a quelli più propriamente prog rock del medesimo periodo.
Frequente è infatti riscontrare atmosfere crimsoniane o addirittura sonorità molto prossime a quelle dei Gentle Giant di “Acquiring the taste”, per non parlare poi della traccia intitolata “"Will o the wisp"” i cui arpeggi acustici sono un esplicito omaggio a quelli dei Jethro Tull di Ian Anderson.

L'’aria che si respira per l'’intera durata dell'’album è molto “stoner” sia nelle musiche che nei testi, che trattano dell’'amore e dei suoi vari lati negativi o, come meglio espresso dalle stesse parole di Åkerfeldt: "“This sounds very old-fashioned black metal to say, but the lyrics are misanthropic. It’s not a concept record, so there's’ no theme running through the record. Most of the record deals with love. The negative aspects of love. The jealously, the bitterness, the paranoia, and the mind games of love. So, it’s a love record. Love songs. Love can be like a disease or a spell."”.

L'’album rappresenta quindi non un nuovo cambio di tendenza, ma un “passo di lato” (sempre parafrasando alcuni commenti rilasciati dallo stesso Åkerfeldt), e mostra una ulteriore evoluzione degli Opeth che questa volta volgono lo sguardo anche al loro passato meno recente, senza però ritornare sui propri passi.
La line-up è rimasta immutata rispetto all'’album precedente e quindi la complicità musicale è assicurata e la qualità audio è di buon livello, anche se proprio per effetto del suddetto “...sounds very old-fashioned...” sembra di ascoltare una incisione datata almeno 40 anni.

Sebbene quindi non lo ritengo all’'altezza di “Pale communion” (tengo a precisare che è una opinione strettamente personale), questo “Sorceress” è un ottimo album, bello da ascoltare e interessante riguardo la riuscita commistione di stili.
Un album nel quale i contrasti stilistici si mascherano vicendevolmente in un susseguirsi di sfumature emozionali, che potranno essere percepite e filtrate da ciascun ascoltatore in funzione dei propri gusti musicali... come è successo a me nell'’osservare la bellissima copertina: sono rimasto talmente incantato dagli sfavillanti colori del pavone, che mi sono accorto solo il giorno dopo che l’'uccello era intento a bivaccare sopra un cumulo di carcasse umane putrefatte.
È un album fatto per amanti del dark rock prog velatamente metal.
Se speravate in un ritorno degli Opeth al death metal... rimarrete delusi... ma fidatevi: vale veramente la pena ascoltarlo!  






Mikael Åkerfeldt: Vocals, Guitar
Joakim Svalberg: Keys, Vocals
Fredrik Åkesson: Guitar,Vocals
Martin Mendez: Bass Guitar
Martin Axenrot: Drums


Anno: 2016
Label: Nuclear Blast / Moderbolaget Records
Genere: Rock/Metal prog


Tracklist:
01. Persephone
02. Sorceress
03. The Wilde Flowers
04. Will O The Wisp
05. Chrysalis
06. Sorceress II
07. The Seventh Sojourn
08. Strange Brew
09. A Fleeting Glance
10. Era
11. Persephone (Slight Return) 



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