Yak
Iron Flavoured Candies

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Sul loro Myspace leggo la seguente auto-definizione: “Chi ama il metal che gioca sulla difensiva - quello arroccato su posizioni vecchie come il riff di Paranoid - stia lontano dagli Yak, che preferiscono attaccare sempre e comunque.
Meglio che lo sappiate fin d’ora: a maggio all’uscita del loro nuovo album Iron Flavoured Candies (Otorecords/Aural Music) vi farete meno male.
Post-metal selvaggio - perché qui del metal è rimasta solo la materia prima. Ossia il metallo, per l’appunto: con o senza chiodo, con la croce dritta o al rovescio, coi capelli fino al culo o a spazzola, gli Yak hanno poco a che fare con chi ti dice come vestirti.
Deliri ritmici, hardcore atonale e asimmetrico, fiati che si fanno strada fra chitarre ‘bisontiche’ sono solo alcuni stralci del grande affresco postmoderno degli Yak. Le loro caramelle al gusto di ferro piaceranno ai fan dei Dillinger Escape Plan, dei Locust, agli orfani del crossover e del trip hop. E quando sarete convinti di averle finalmente digerite, vi bucheranno lo stomaco.


Commenti? No, nessuno, i ragazzi sanno il fatto loro questo è certo, o almeno sanno bene quale sarà la strada da intraprendere, il loro percorso musicale e che cosa saranno da grandi, di certo metallari pentiti da ciò che affermano che odiano i ‘merdallari’ o almeno gli ignorano senza riconoscerne il fondamentale apporto sulle generazioni future e quindi anche della loro, ma ad un ascoltatore di buona musica come mi ritengo, della più disparata e senza temere l’incoerenza, senza barriere e paravento mentali, oltre che adoratore di Mike Patton in tutte le sue forme e salse, ebbene, questo primo lavoro dei milanesi YAK non fa né troppo caldo né troppo freddo alle mie orecchie. Chissà quali bestemmie pioveranno al mio cospetto, ma il disco pur essendo piacevole all’ascolto non decolla del tutto facendo della sua disomogeneità un altare eretico, almeno per le idee non del tutto geniali come dalla descrizione di sopra si potrebbe ingannevolmente percepire…
Le idee propriamente originali non ci sono, nonostante il disco sia nel suo insieme una perla splendente del troppo spesso opaco panorama Italico perché quello che suona bene in questo disco è proprio quello che sa di gia sentito o che molto gli si avvicina, a partire dalle linee vocali e dai refrains fino ad arrivare ai veri e propri tributi e saccheggi propri del metal, e hard e post rock primigenio o da loro tanto denigrato, io preferirei un atteggiamento più conforme a quella che è la reale dimensione di questa band, ovvero underground, una giovane band coraggiosissima appena fuori dallo stato larvale, una crisalide pronta a metter su le ali (seppure con le idee chiare e una buonissima preparazione tecnica sciolinata soprattutto nel gusto degli arrangiamenti e nella semplicità dei passaggi ed incastri con l’elettronica) che si sta creando uno spazio, una dimensione in un marasma, questo si, di soliti cliché ed etichettamenti molto fastidiosi e spesso fuorvianti, quindi non sarò io a dire cosa suonano gli Yak in questo “Iron flavoured candies” e come lo suonano anche se di certo gli spunti e le assonanze non mancano così come i ritmi ed aperture accattivanti.
Una cosa è certa: ascoltando il disco mi sovviene un di tutto un po’, vecchi ricordi insomma, e ciò che spicca è la perizia negli arrangiamenti di alto livello, poi il gusto per certe sonorità moderne mescolate a quelle più impolverate delle sperimentazioni a cavallo tra gli 80/90 e una buona dose di arcigni passaggi dalle tinte forti che collidono anche con il metal estremo, ma se devo scendere nei particolari è irrinunciabile fare nomi come Faith No More, Mr. Bungle, Dinosaur Junior, Queen Of The Stonage, Beyond Dawn, Soundgarden, Biohazard, Meshuggah, Richard D. James, Ministry, Slipknot, Nine Inch Nails, etc ... specialmente nelle loro interpretazioni più dinamiche e sperimentali.
Molto belle sono le reminiscenze 90iane, e le sovrapposizioni melodiche che dolcemente si cementano in modo compatto al gia interessante scheletro frammentato dei brani, ognuno da prendere come a se, impreziosito dalla umoristica e dal tocco se non rock molto ammiccante (senti ad esempio “My God”, splendida) oppure in una song come “Perfect Society” o nella stessa 'Insects Eat Your Car' si evince la voglia di attaccare in un modo vario ma uniforme nella sua contaminazione psicotica, quasi delirante e sadica, dove ottoni impertinenti e solitari echeggiano ad accerchiare un sound sinuoso e sibilino; samples acidi e ficcanti si insinuano nella mente senza per questo risultare discostanti almeno per chi è abituato al genere di musica sperimentale ed elettronica spesso ‘drug influenced’ poiché psichedelica nella sua irrazionalità. Belle anche le tinte forti di
Snuff In Cocacabana’ ed insidiose le atmosfere di trip hoppiane baciate da Apex Twinx di ‘Death! I'm On Your Side’ che poi cambia in un hardcore ‘speedoso’ e assai ruvido e tecnologico nel susseguirsi e dibattersi contorcendosi del brano.
La costante dinamicità si fissa su punti cardine, ovvero la musicalità dei pezzi che mantengono sempre una loro essenza intrinseca seppure contaminati dai più disparati stili, ed anche la notevole esigenza di cambiare aspetto senza per questo cambiare la sostanza e risultare venduti (come succede nella stragrande maggioranza dei casi in ambito ‘post’ qualunque cosa gli si avvicini…) e la ottima preparazione tecnica (bassista e batterista su tutti) e senso del gusto negli arrangiamenti (anche nei più ‘strani’) è il punto di forza su cui si sviluppa il disco degli Yak, un’ottima promessa, sperando che riescano a sopravvive a loro stessi.
Penso proprio che questo disco sia immancabile nello scaffale, e si spera lettore, di qualunque ascoltatore alla ricerca di novità nostalgiche, il disco, così come il suo sound, suona freddo ma allo stesso tempo frizzante e ‘skizoide’ per via dei continui cambi e spigolature risultando in una parola davvero interessante ed alla fine del cd si resta anche con l’amaro in bocca perché forse qualche altra track non ci sarebbe stata male.

83/100


Lion: Voce
Scania: Voce, chitarra
Lo Slavo: Basso
Sutcha: Batteria
Mhdm: Samples

Anno: 2008
Label: Oto records
Genere: Experimental/Post Metal

Tracklist:
01. When You'll Realize That The Sun Will Rise Up Being A Black Hole
02. YAK
03. Insects Eat Your Car
04. Snuff In Cocacabana
05. Death! I'm On Your Side
06. Rebus (1,2,3,4,5)
07. My God
08. GM
09. Jack Is Back
10. Squalo
11. Perfect Society

Sul web:
Yak @MySpace

 

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