Home Recensioni Album Steven Wilson - Hand. Cannot. Erase.

Steven Wilson
Hand. Cannot. Erase.

Proposta sonora sempre di livello ma un tantino distante dal progressive sperimentale che Wilson aveva manifestato nei precedenti album. Devo dire - per onestà nei confronti di chi legge - che adoro i Porcupine Tree e il Wilson solista, ma tollero i No-Man e i Bass Communion, mentre non apprezzo proprio i Blackfield (che ho visto anche dal vivo e che, contrariamente alle mie aspettative di allora, mi hanno annoiato non poco).
Ciò posto, questo nuovo disco è certamente di livello, sebbene un tantino manieristico: Wilson ha privilegiato le soluzioni ad effetto, quelle un po' accattivanti, a discapito di certe sperimentazioni che invece avevano caratterizzato molte cose degli altri album solisti. Ne consegue che alcuni talenti (uno su tutti, il grande batterista Marco Minnemann) sembrano utilizzati al di sotto delle loro potenzialità esecutive.

Questo è il classico disco che io consiglierei a chi si avvicinasse all'artista per la prima volta, a digiuno di progressive complesso e multistrutturato.
In quest'opera ci sono soluzioni accattivanti, ad effetto, ideali per i neofiti: Wilson crea un riff efficace, una mlelodia sensata ed armoniosa, un passaggio accattivante, e li ripropone con insistenza, mai in vesti troppo invadenti, sempre efficacemente, con il chiaro scopo di fare entrare tutto in testa al primo ascolto. Ci riesce benissimo, cosa che non sarebbe potuta accadere se avesse osato di più, sperimentando, demolendo i clichè un po' troppo ordinari di un certo progressive orecchiabile.

Quindi, in sintesi, un buon disco ma non ottimo.
Naturalmente, alcuni brani sono di livello superiore: "Home Invasion", ad esempio - che presenta la coppia Minnemann-Govan in forma sbalorditiva - è un esempio del Wilson vecchia maniera, con innumerevoli intrecci di raro spessore progressivo.
In termini se non negativi, quantomeno meno positivi va citata "Routine", che ha una voce femminile non particolarmente efficace, e "Regret #9" che, troppo carica di effetti e campionamenti, perde un po' di spontaneità.



Steven Wilson: lead voce, mellotron (tracks 1-10), tastiere (tracks 1, 2, 4, 6, 7, and 8), chitarra (tracks 2-10), bass (tracks 1, 2, and 5-7), banjo (track 7), hammered dulcimer (track 9), programming (tracks 1-5, 9, and 10), shaker (tracks 3, 5, and 6), effetti (tracks 1, 2, 4, 5, 9, 10, and 11)

Con
Guthrie Govan: chitarra (tracks 1, 2, 6, 7, 9, and 10), lead guitar (track 5)
Nick Beggs:
bass (tracks 3 and 9), Chapman Stick (tracks 4, 6, and 10), cori (tracks 2, 4, 5, 6, 9, and 10)
Adam Holzman:
piano (tracks 1-3, 5-7, and 9-11), Hammond (tracks 1-3, 5-7, 9, and 10), celesta (tracks 3, 5, and 9), Fender Rhodes (tracks 3, 4, 6, and 9), Wurlitzer (track 7), Moog synthesizer (track 7)
Marco Minnemann:
batteria (tracks 2, 3, 4, 5, 6, 7, and 9)
Dave Gregory:
chitarra (tracks 2, 3, and 10)
Chad Wackerman:
batteria (track 10)
Ninet Tayeb:
voce (tracks 5 and 9)
Theo Travis:
flauto e sax baritono (track 9)
Katherine Jenkins:
spoken word (track 4)
Leo Blair:
voce (track 5)
Schola Cantorum Of The Cardinal Vaughan Memorial School:
coro (tracks 5, 10, and 11)
London Session Orchestra
(tracks 9 and 10)

Anno: 2014
Label: Kscope
Genere: Progressive Rock

Tracklist:
01. First Regret
02. 3 Years Older
03. Hand Cannot Erase
04. Perfect Life
05. Routine
06. Home Invasion
07. Regret #9
08. Transience
09. Ancestral
10. Happy Returns
11. Ascendant Here On...

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.