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The Mars Volta
Noctourniquet

Il disco del 2009, Octahedron, era stata una svolta non di poco conto per i Mars Volta. Il prog-core ipertrofico dei primi dischi si era spento definitivamente con quell’opera, lasciando posto a composizioni piane, lineari, che impallidivano di fronte alla creatività debordante del passato. Il disco non era pessimo in sé, molti brani si lasciavano ascoltare piacevolmente, ma segnava un pesante ridimensionamento delle ambizioni di Omar Rodríguez-López e Cedric Bixler-Zavala. L’impressione principale era che la band non fosse più in grado di gestire la sua creatività anarchica e optasse quindi per uno stile più governabile, ben incanalato in binari definiti: era il suo di un leone in gabbia, un’artista folle e travolgente che si autolimitava per farsi capire da orecchie troppo primitive per seguirlo nelle sue mostruose evoluzioni. Questa è la maledizione dei Mars Volta, non sanno trovare una via di mezzo tra il troppo complesso e il troppo semplice. Forse è proprio questa caratteristica che li rende unici, come una belva impossibile da addomesticare.

O meglio, questa era la mia idea fino a quando ho ascoltato Noctourniquet. La fertilità creativa di Omar e Cedric non aveva mai richiesto tre anni per dar vita ad un disco (senza contare i lavori da solista o i progetti paralleli che toglievano tempo); tale tempistica va soppesata senza superficialità poiché può essere sintomo di un’opera costruita con grande oculatezza, minuziosamente levigata, soppesata al milligrammo. Ed infatti l’ascolto non smentisce la supposizione: il progressive torna preponderante, le composizioni si articolano su strutture più ambiziose rispetto a quelle del 2009, altamente rifinite, complesse, ma – notizia clamorosa – senza mai scadere nella gratuità anarchica degli episodi peggiori. I lunghi tempi morti di Amputechture sono evitati come la peste; le canzoni sono state concepite con grandissima perizia per evitare strutture eccessivamente squilibrate e seguire invece un andamento più classicamente progressivo, riccamente articolato, sì, ma digeribile, assimilabile dall’ascoltatore senza troppa fatica. Insomma i Mars Volta entrano a pieno titolo nell’alveo della migliore tradizione prog, equidistanti dalle acrobazie impossibili di Frances The Mute così come dalle brutture di alcuni pezzi di The Bedlam in Goliath. A proposito va anche detto che la lezione dell’ultimo disco non è stata inutile: Cedric ha perfezionato il suo stile canoro e ha finalmente imparato a scrivere melodie valide: in questo senso, i primi passi avanti furono fatti proprio col disco del 2009.
A ciò si aggiunge il ritrovato splendore creativo, che fa sfoggia di sé fin da subito, nei primi cinque, meravigliosi brani. “The Whip Hand” apre le danze in grande stile, con i suoi synth tonanti a scandire la rinascita; “Dyslexicon” tocca vette inusitate, con i suoi tumulti ritmici ad infrangersi su vocalizzi celestiali; “Empty Vessels Make The Loudest Sound” rallenta i tempi, ma non smorza la creatività: arcobaleni melodici che sembrano ripetersi in eterno, sormontati in coda da una chitarra spaziale. “The Malkin Jewel” è tutta di Cedric, che scava nei meandri del suo diaframma e poi esplode epico, si chiude malinconico e riparte violento: totalizzante. La perla più preziosa è però “Aegis”: un distillato di talento purissimo, irraggiungibile, inspiegabile, semplicemente da venerare. È una di quelle canzoni la cui bellezza non si può descrive, si può solo amare.

Lapochka” si crogiola in ombreggiature dreamy e ricami pregevoli, cesellati con gran classe. “In Absentia” ha del clamoroso: un viaggio onirico, scandito magnificamente dalla batteria isterica di Deantoni Parks (fondamentale nel ridare vigore alle aspirazioni progressive della band) e costellato da gemme sonore preziose. L’atmosfera si fa sulfurea, le eco si rincorrono in un gioco diabolico, la voce è quasi nascosta dal rimbombo. Dopo cinque minuti il baccanale finisce e si riparte da zero, con i raggi del sole che squarciano le tenebre. Dopo la metà del disco l’ispirazione viene un po’ meno e troviamo episodi meno interessanti, non scadenti, ma privi di trovate particolarmente originali. Le melodie soffici e lineari di “Imago”, “Vedamalady” e “Trinkets Pale Of Moon” non tolgono di certo valore al disco, semmai fanno da contorno ai pezzi forti; seguono i dettami del nuovo corso melodico della band senza aggiungere quel quid di originalità che è proprio la cifra caratteristica di Noctourniquet. In “Molochwalker” Cedric si lascia prendere un po’ la mano coi vocalizzi fastidiosi, ma è l’unico neo di una prova pressoché perfetta. La title track riprende in mano le strutture più complesse della prima parte; la batteria densissima di Parks fa da controparte ai vocalizzi dolci e ad una ragnatela fitta fitta di sintetizzatori e chitarra dilatata. La conclusiva “Zed And Two Naughts” assomma un po’ tutte le caratteristiche del disco, ma senza metterle a fuoco troppo bene. Forse si poteva optare per una tracklist più snella.

Ciò che conta è che con Noctourniquet i Mars Volta tornano ad insegnare il verbo del progressive contemporaneo: lungo gli anni sono certamente cambiati, fino ad assumere una fisionomia sonora lontanissima da quella iniziale, incarnata in De-Loused In The Comatorium. La carica hardcore è venuta meno, in favore di un gusto sempre più raffinato per la melodia.
Dopo una serie di dischi sbagliati in parte o del tutto, Omar Rodriguez-Lopez e soci sono finalmente riusciti a creare un’opera matura, equilibrata, complessa ma anche classicamente “bella”, piacevole, pensata e prodotta con oculatezza. Ci sono ancora delle imperfezioni, ma la strada intrapresa sembra quella giusta.

74/100


Omar Rodríguez-López: Chitarra, produzione
Cedric Bixler-Zavala: Voce, liriche
Juan Alderete: Basso
Marcel Rodríguez-López: Tastiere, sintetizzatori
Deantoni Parks: Batteria
Lars Stalfors: Manipolazione del suono, missaggio

Anno: 2012
Label: Warner Bros.
Genere: Progressive Rock

Tracklist:
01. The Whip Hand
02. Aegis
03. Dyslexicon
04. Empty Vessels Make The Loudest Sound
05. The Malkin Jewel
06. Lapochka
07. In Absentia
08. Imago
09. Molochwalker
10. Trinkets Pale Of Moon
11. Vedamalady
12. Noctourniquet
13. Zed And Two Naughts

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