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Prophexy
Alconauta

... e cosi giunge all’esordio ufficiale anche il gruppo bolognese dei Prophexy,g ià attivo da una decina di anni anche se con line-up diverse. Con un retaggio metal alle spalle, leggermente stemperato nel demo autoprodotto “Scartomanzia”, continuano senza timore la strada intrapresa: prog-rock molto articolato, spesso tellurico, basso e batteria quasi sempre in evidenza, qualche sventagliata di tastiere, brevi intermezzi di flauto ed un vocalist “potente” come la proposta esige.
Una breve parentesi è doverosa proprio su quest’ultimo aspetto. Voce atipica, quella di Matteo Bonazza, che si apprezza, a mio avviso, solo dopo numerosi ascolti.
All’inizio infatti risulta quasi fastidiosa e monocorde, mentre la frequenza con la particolare timbrica, permette di coglierne il reale il valore aggiunto.
Cambi di tempo continui, a volte un poco prevedibili invero e fors’anche forzati ma comunque di sicuro effetto fra le prerogative della band. Paradigmatica di questa prassi compositiva l’opener “Illuminat”: un vero pugno allo stomaco con basso e batteria assoluti protagonisti, un bel solo nervoso di chitarra e il canto ora ruvido ora più pacato di Matteo. Buona la prima ad ogni modo ...
Ancorché in ambito prog-metal ma più aggraziata ed articolata, la successiva, pregevole, ”Babba”.
Ancora vocalist in evidenza e una riflessione più attenta e meditata, da parte della band, sull’evoluzione del “metallo” negli ultimi anni con risultati, se non propriamente originali, comunque notevoli.
Il tentativo di sdoganarsi dall’ambito metal è evidente nella, troppo breve, ”Plasticosmic” con bei fraseggi tastiere/chitarra e un cantante (qui mai eccessivo) veramente di personalità.
Non brilla nella sua convenzionalità “Tritone”, malgrado un bel flauto e neppure il brano finale “C’è vite sulla luna” anche se promettente era l’intro acustico.
Molto interessante invece è “Qubo”, magari troppo esercizio di compiacimento delle proprie capacità tecniche, con chiari riferimenti ai Dream Theater e agli ultimi, più duri, King Crimson.

Un album, dunque, di alti e bassi dovuti, magari, alla voglia di strafare. Probabilmente smussando qualche ingenuità e focalizzando meglio l’attenzione sulla strada da percorrere, una svolta in senso positivo non solo è preventivabile ma soprattutto auspicabile. Nell’attesa, un discreto esordio

75/100


Matteo Bonazza: Voce e Tastiere
Gabriele Martelli: Chitarra
Alejandro Valle: Basso e Flauto
Stefano Vaccari: Batteria

Anno: 2008
Label: Autoprodotto
Genere: Progressive Rock/Experimental

Tracklist:
01. Illuminat
02. Babba
03. Scarto
04. Fischio, come guarire un
05. Plasticosmic
06. Tritone
07. Qubo
08. C'è vite sulla Luna

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