Home Recensioni Album David Coverdale & Jimmy Page - The Studio Broadcast. 1993 Tour Rehearsal

David Coverdale & Jimmy Page
The Studio Broadcast. 1993 Tour Rehearsal

Questo album dovrebbe rappresentare una manna per i fan di Deep Purple, Whitesnake Led Zeppelin, giacchè aggiunge materiale prezioso ad un progetto estemporaneo - quello coinvolgente David Coverdale e Jimmy Page - che purtroppo si consuma troppo brevemente e senza consegnare ai posteri un lascito musicale di un certo rilievo, nonostante il blasone rivestito dai protagonisti.
La collaborazione tra le due rockastar muove i primi passi nel 1991: i due vengono messi in contatto da John Kalodner, personaggio in forza alla A&R, label che all'epoca teneva sotto contratto entrambi gli artisti.
Un paio di anni dopo, viene pubblicato
l'album "Coverdale-Page", che schiera una formazione piuttosto aperta, coinvolgente il batterista Danny Carmassi (Montrose, Heart) e il bassista Jorge Casas (Miami Sound Machine), ai quali si aggiungono alcuni gregari in una manciata di brani: John Sambataro e Tommy Funderburk (backing vocals), Ricky Phillips (basso), John Harris (armonica) Lester Mendez (tastiere). 
Segue un tour piuttosto breve in Giappone (soltanto
sette, le date, comprese tra il 14 e il 22 dicembre), che vede interessato anche il bassista Guy Pratt, già noto per aver militato nei Pink Floyd post Waters.
Il disco viene accolto piuttosto benevolmente da critica e pubblico (è certificato oro e platino in diversi paesi), ma non viene appoggiato dai promoter statunitensi, verosimilmente attratti da altri interessi musicali (in quegli anni, va detto, tutti subivano l'ascendente del nascente movimento grunge). 
La collaborazione termina in questo modo, piuttosto subitaneamente, senza clamori e rimpianti. 
Con il senno del poi, ci fu chi ipotizzò una vera e propria pianificazione progettuale da parte di Kalodner, allo scopo di stimolare una reazione in Robert Plant, fino a quel momento refrattario ad una collaborazione con il suo vecchio partner. Effettivamente, appreso del sodalizio tra i due, il singer manifestò una reazione piuttosto piccata, accusando apertamente Coverdale di volerlo imitare ancora una volta (il riferimento era rivolto all'album "1987" dei Whitesnake, in particolare al brano "Still Of The Night", di chiara influenza zeppeliniana). Poco dopo, Page e Plant daranno vita ad una collaborazione che partorirà gli album "No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded" e "Walking into Clarksdale", rispettivamente datati 1995 e 1998 (e forse, i complottisti seppero ben interpretare le intenzioni a lungo termine del citato Kalodner).  
Tornando al duo che qui ci occupa, nel 2018 Coverdale ha accennato ad una possibile riedizione expanded dell'album condiviso con Page, considerando anche che l'ingente materiale di archivio conservato da quest'ultimo rappresenta ormai l'unica traccia di quel progetto, i cui master originali furono asseritamente distrutti nel corso di un incendio occorso nel 2008 presso la sede della Universal.
Così tratteggiato il progetto fin dai suoi albori, va segnalato uno strascico interessante: nel 2020, la Good Ship Funke, label non ufficiale specializzata nella divulgazione di trasmissioni radiofoniche, pubblica un doppio cd (n. di cat. GSF2CD051) contenente una registrazione live in studio catturata nel luglio del 1993 presso i Nomis Studio di Londra. La tracklist che vi compare è oltremodo avvincente, presentando quasi 100 minuti di musica ripartiti tra il repertorio della coppia (viene proposto tutto l'album eccetto i brani "Waiting For You" e "Easy Does It"), e diversi masterpiece estratti dalle discografie di Led Zeppelin ("Rock And Roll", "Kashmir", "In My Time Of Dying", "Black Dog") e Whitesnake ("Slide It In", "Here I Go Again", "Still Of The Night") ma non anche dei Deep Purple, invero completamente ignorati.
Il documento è decisamente interessante, non fosse altro per la inusuale re-intepretazione di vecchi classici reciproci. Più precisamente, risulta assai curioso ascoltare come Coverdale coverizzi (l'ormai svociato) Robert Plant e, viceversa, come Page interpreti il chitarrismo funambolico di John Sykes e quello più bluesy di Bernie Marsden.
Tuttavia, e giungiamo alla nota dolente dell'operazione, la scarsa qualità che contraddistingue la registrazione evidenzia l'iniziativa quale vera e propria occasione mancata.  L'assenza di credits, inoltre, rende difficoltosa una ricostruzione attendibile dell'organico coinvolto (se ne deduce, quindi, che i musicisti indicati nella colonna a fianco sono assolutamente presunti).
A distanza di due anni, la Parachute Recording Company, altra label non ufficiale indirizzata al recupero di materiale broadcast, principalmente edito nell'amato formato vinilico (noi abbiamo recensito gli ottimi "The Broadcast Collection" e "Woodstock '69", rispettivamente di Neil Young e di Crosby, Stills, Nash & Young), pubblica lo stesso titolo in doppio vinile (n. di cat. PARA485LP). Qualcosa non gira per il verso giusto, però, rendendo l'uscita discografica ancora meno appetibile di quella precedente: il lato D dell'album, infatti, riporta esecuzioni di Stevie Ray Vaughan e ignora i brani "Still Of The Night", "Whisper A Prayer", "Black Dog" e "Shake My Tree", pur bellamente riportati nella tracklistDi fronte a questo imperdonabile inceppamento del meccanismo industriale, la reiterata omissione afferente ai musicisti coinvolti si segnala quale circostanza di portata decisamente trascurabile.
Per i motivi sopra esposti, questa nuova edizione è a stento consigliata ai completisti.

David Coverdale: vocals
Jimmy Page: guitars
Guy Pratt: bass
Lester Mendez: keyborads
Danny Carmassi: drums

Anno: 2022
Label: Parachute Recording Company
Genere: hard rock

Absolution Blues - 6:05
Slide It In - 2:47
Rock And Roll - 4:23
Over Now - 5:01
Kashmir - 8:30
Pride And Joy - 5:47
Take A Look At Yourself - 4:44
Take Me For A Little While - 6:05
In My Time Of Dying - 10:09
Here I Go Again - 4:22
Don't Leave Me This Way - 8:56
Feelin' Hot - 5:31
Still Of The Night - 6:34
Whisper A Prayer - 7:10
Black Dog - 5:40
Shake My Tree - 5:43


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