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Recensioni

Alberto Vatteroni
Tra inganno e realtà

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Underground

Scritto da Max Casali Lunedì 20 Febbraio 2017 22:45

La domanda è lecita: come fa un giovane artista di appena 24 anni ad aver assimilato cosi bene un genere come il prog che viveva il suo massimo splendore negli anni ’70? Semplice: crescendo tra pile di dischi paterni che diffondevano in casa questa musica e tanto altro buon rock. Ma, detta cosi, sembrerebbe semplice alla portata di tutti ma non sarebbe sufficiente. In aggiunta occorre la complicità di un’anima sensibile e percettiva come quella di Alberto Vatteroni , polistrumentista cantautore carrarese che, estasiato dai suddetti ascolti, decise dieci anni fa di imbracciare la chitarra e intensificare i studi per poi diplomarsi con lode e facendosi le ossa in tanti live con un paio di gruppi: Oneiros e Numph. E non si pentiranno di certo i sostenitori della piattaforma-crowdfunding Eppela, per aver messo la mano in tasca per produrre l’album d’esordio. E Alberto cosa ha fatto per onorare il loro impegno pecuniario? Ha calato il settebello “Tra inganno e realtà”, in cui ci si immerge in sonorità mature, ben congegnate e, come detto, sorprendentemente anacronistiche per la sua età. Il varo dell’opera è affidato ad “Anima” , in cui un riff-zanzara arriva da lontano e ti si attacca come una benefica sanguisuga ritmica, fatta eccezione per una breve tregua. Ma già scalpita “Hubris”, con l’ariosità del suo refrain accompagnato dalla vocalità passionale di Alberto e l’efficace assolo di chitarra elettrica. E’ logico che in un contesto cosi bello carico l’artista intuisce che c’è anche bisogno di inserti-ballad come “Morfeo” e “Libero spirito”: la prima di matrice rock-prog dalle belle varianti mentre la seconda alquanto seduttiva per l’ottimo arrangiamento, che ispira sensazioni tra l’onirico e un volo pindarico. Sia chiaro che l’anima di Vatteroni non si limita al rock ma assume, non di meno, anche un’intelaiatura di forma-canzone tipicamente pop-rock nostrano. Il pezzo che sorprende maggiormente, per la sua fantasia stilistica, è “Il giorno per noi” , con tratti sonori disegnati in modo da non far prevedere nulla del suo sviluppo anche all’ascoltatore più smaliziato.

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AA.VV. Metal Years Vol.II

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Album

Scritto da Janus Venerdì 17 Febbraio 2017 20:07

Ace Records e Celtic Moon Records lo avevano anticipato già in occasione della prima uscita discografica (da noi recensita QUI), che ci sarebbe stato anche un volume secondo e così è stato.

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I Paradisi
Dove andrai

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Underground

Scritto da Max Casali Giovedì 16 Febbraio 2017 23:02

Con appena due anni di attività, la band dei lombardi I Paradisi giungono al debutto con un album costruito con sorprendente maturità, quella che arriva di solito a chi ha già incamerato un bel pacchetto d’esperienza. Eppure, nonostante la giovane età, la band ci consegnano 10 “paradisi” sonori da far invidia a navigati combi che sono ancora alla ricerca del loro strutturale perché. “Dove andrai” non è scritto col punto interrogativo ma vuole essere, piuttosto, un punto d’osservazione, una sospensione colloquiale come dire: Dove andrai….lo sai tu. Invece, le domande serie ed esistenziali sono reperibili nello zibaldone delle liriche, strutturate in forma cantautorale con fascinose spruzzate beat sixties e seventies. Tendenzialmente, c’è una linea-guida nell’itinerario dell’album, che traccia l’asse di demarcazione sul quesito umano fino a dove riesca ad affondare la sondina interrogativa nella propria anima, per introspezioni chiarificatrici sul proprio agire ed eliminare così le scorie di pensieri disgreganti. I Paradisi hanno sempre l’asso nella manica per deliziarci con un genere coraggiosamente anacronistico: di gran lunga meglio del Rap che potevano scegliere per tendenza anagrafica e (Deo gratias!), non l’hanno fatto . Di fatto, questa band è l’eredità dei precedenti Paradisi Noir, ma han tolto il “nero” perché ora il percorso è chiaro nella testa del quartetto: nuove visioni concettuali e differenziazione stilistica: ambo vincente uscito sulla ruota di Milano. La rassegna di “Dove andrai” è capace di esporre sonorità di stampo cinematografico, come “Un brutto sogno” e “Bocca sporca” , con l’incedere aerobico alla 007 e che filano via gustose con due commenti predominanti e distinti di chitarra elettrica e tastiera, per poi unirsi in un bell’assolo strumentale.

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Angelo Branduardi
Milano, 13 Febbraio 2017

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Live

Scritto da Roberto Cangioli Mercoledì 15 Febbraio 2017 21:43

Milano, 13 Febbraio 2017 - Teatro Nazionale

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Davide Solfrini
Vèstiti male

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Underground

Scritto da Max Casali Mercoledì 15 Febbraio 2017 19:41

Ho sempre nutrito una certa stima verso quegli artisti che sono allergici alla strizzatina d’occhio, ruffiana e mielosa, pur di fare ascolto e che invece indirizzano il loro estro verso una ricercatezza stlistica personalissima. Davide Solfrini rientra tra questi, con l’aggiunta che i sei pezzi di “Vèstiti male” (che esce per l’intraprendente etichetta New Model Label), sono un monito(r) verso un mondo tutt’altro che tenero e autentico e che sa scrutare , con umile obiettività, anche verso un’introspezione interiore . E’ un esaedro con lati acuminati ma smussati adeguatamente dal cantautore romagnolo, con un’architettura sonora poliedrica e raffinata. E li sa vestire fantasiosamente per ogni occasione. A “Cose buone” e “Alto mare” fa indossare il frac, in pura eleganza pop, con chitarre bilanciate, archi, campanellini e indubbia passionalità vocale che, talvolta, ricorda il suo omonimo che di cognome fa Groff. Invece, per la title-track, tende polemicamente al casual, con il preciso intento dell’invettiva verso griffes e status-symbol che schiavizzano la scelta della massa: splendidi accordi acustici con fisarmonica e bonghi a dettare il tempo, benché il grido del titolo è portato ad eccessiva ripetizione. Davide guarda il mondo non con quella spocchia d’erudizione, tipica di chi si crede superiore, ma si allinea alle umane debolezze facendole sue con disarmante semplicità. Già “Cose buone” ne rivela un aspetto: quello del rimbrotto mattutino, un lisciebusso cosi dannatamente comune prima dello sgobbo quotidiano e orla il pezzo con fraseggi di buon synth per diversificare la sua dinamicità velatamente oscura. La cerniera del lavoro l’apre col basso incisivo e severo di “Portiere notturno” e la chiude con la gradevole semi-ballad “Una volta ero un uomo diverso”.

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Notte New Trolls
Roma, 13 Febbraio 2017

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Live

Scritto da Gianluca Livi Martedì 14 Febbraio 2017 21:50

Roma, 13 Febbraio 2017 - Teatro Brancaccio

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Les Fleurs Des Maladives
Il Rock è Morto

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Underground

Scritto da Daniele Ruggiero Martedì 14 Febbraio 2017 18:07

Se il rock fosse davvero morto, il nuovo album dei “Les Fleurs Des Maladives” non avrebbe senso di esistere.

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King Crimson
Discipline

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Masterpiece

Scritto da Alex Marenga Domenica 12 Febbraio 2017 21:19

E’ il 1981 - piena era delle nuove pulsioni del rock che si intrecciano attorno alla new wave, il movimento che, nato dal punk, sta ridefinendo le forme e i suoni del rock del decennio - quando il progetto King Crimson si ricostituisce in una incarnazione inaspettata.

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Mike Oldfield
Return to Ommadawn

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Album

Scritto da Giuseppe Artusi Domenica 12 Febbraio 2017 21:10

Ommadawn” quarantadue anni dopo. Dubbi e curiosità naturalmente non si contano: era necessario? Era opportuno? Cosa ci si può aspettare da una operazione del genere? Che senso ha?
“Scraping the barrel” dicono gli inglesi: raschiare il barile – è questo il pensiero che, volenti o nolenti, più o meno bendisposti – si affaccia, difficile da cancellare.

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Crosby, Stills, Nash & Young
Live 1970

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Album

Scritto da Gianluca Livi Domenica 12 Febbraio 2017 21:00

Ecco un titolo assai misterioso.
Pubblicato a fine 2016 in edizione limitata ma facilmente rintracciabile sui principali canali di vendita on-line (ma solo in Europa), comprende otto tracce dal vivo non si sa bene dove registrate. Al riguardo, la copertina non riporta alcun dato eccetto le diciture “Official Radio Broadcast” (sul fronte) e “Recorded for FM-KWXM” (sul retro, in piccolo).

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