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Recensioni

Alberto Morlon
Hanno ragione tutti

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Underground

Scritto da Max Casali Venerdì 24 Marzo 2017 19:58

Ci sono artisti che anelano di mischiare le carte compositive per dare un segno distinguibile alla propria musica . E’ chiaro che, insito, c’è il rischio della non immediata fruibilità però, se la formula proposta arriva ad un discreto pubblico d’intenditori, i risultati saranno di notevole fierezza. Candidato a riscuotere questo tipo di consenso è Alberto Molon col suo terzo disco “Hanno ragione tutti”, in quanto la struttura di queste 11 canzoni hanno percorsi che sembrano lineari all’inizio ed invece hanno la capacità di svilupparsi in niente di prevedibile. Arrangiamenti decisamente insoliti e sentimenti che rimpallano dal sorriso alla meditazione, dall’ironia ad una sana malinconia, in un mèlange di cantautorato, pop-rock e sprazzi di soul e blues. L’opener “Avrei voluto essere the Edge” apre con synth autoritari, aspettando un richiamo a riff tipici U2 ( come recita il titolo) , ma è un desiderio che cade nel vuoto, proprio per non risultare scontato. “La storia di un film” è vivace pop-rock con giri di tastiera scanzonati, ideali per una sound-track da grande schermo. “Il mio vicino di casa “ ci accompagna con batteria saltellante in ambientazione astratta prima e sarcastica poi e ciò conferma che il pentagramma è ben shakerato.

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Agorà
Live in Montreux

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Masterpiece

Scritto da Gianluca Livi Venerdì 24 Marzo 2017 19:30

La formula proposta dagli Agorà è una mistura, talvolta improvvisata, tra certo jazz-rock statunitense di stampo più intimista e atmosfere calde tipiche della cultura musicale mediterranea.

“Penetrazione” è un brano rilassato, caratterizzato da un ostinato al basso sul quale ogni singolo musicista innesta i propri interventi: determinato quello del sax; soffusi, quasi eterei quelli di piano, chitarra e batteria (quest’ultima impegnata in raffinatezze con i piatti).

“Acqua celeste” e “L’orto di Ovidio” sono quasi gemelli, entrambi virtualmente suddivisi in due frammenti: una delicata introduzione che si sviluppa in crescendo ove soprattutto il sax si rende protagonista con rari interventi lineari; una seconda parte dinamica nella quale la batteria si palesa in termini più incisivi e determinati. Emerge, all’ascolto, l’impressione che non esistano leader all’interno del gruppo, che non prevalga alcun musicista sugli altri: è un lavoro di insieme, corale, compatto. Ciò ha dell’incredibile se si pensa che il gruppo si è formato appena un anno prima, peraltro con nessuna esperienza dal vivo. Ciononostante, sebbene siano tutti di assoluto pregio, i brani sembrano talvolta concludersi repentinamente, come se non fossero completamente portati a termine.

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The DusT
The inner side

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Underground

Scritto da Bartolomeo Varchetta Lunedì 20 Marzo 2017 22:19

Sesta incisione per i DusT, formazione italiana capitanata da Roberto Grillo (qui la recensione del loro quarto album "Portrait of a change") che, con fare subdolamente intelligente, riesce nel difficile compito di prendere in prestito senza cadere nello scopiazzamento selvaggio.
Non si può esaltare un album che non dice niente di nuovo, né tanto meno si può bocciare se sfrutta talmente bene ed in maniera così diversificata e scaltra le tendenze rock, prog, funky, art-rock, pop e glam-rock delle passate decadi.

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Santacroce
Migras

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Underground

Scritto da Max Casali Lunedì 20 Marzo 2017 22:09

Alessio Santacroce, poliedrico artista musicale e letterario, nonché un lodevole attivista di nobili cause umanitarie è, oltremodo, un attento e acuto osservatore delle vicende sociali. E, per denunciare le storture che affliggono il Belpaese, confeziona il primo album solista “Migras”, dopo aver passato un ventennio a pubblicarne quattro con la band che formò: La Quarta Via. Intendete, non un addio al combo ma una salubre e urgente fuga da “eremita”. Elide il nome e tiene soltanto Santacroce per presentarsi al pubblico con l’ugola tagliente e amplificatori a manetta per un granitico rock e pregevole sfumatura cantautorale all’italiana. L’anima del Nostro scalda tosto i motori con “Il gregge” , condita da chitarra grattata qua e là alla Foo Fighters, per condurre ad un sound robusto che conferma anche nella successiva “La notte della Repubblica”, con una notevole intensificazione delle sei corde elettriche. Ma l’indole di Santacroce non sempre ringhia e fibrilla ma piazza tre ballate al momento opportuna: “Clorophille”, in cui duetta con Vanessa Caracciolo, “Bianco muore” dalle tinte fascinose e la splendida “La fiaba dulcamara”, per soli arpeggi acustici di Genesisiana memoria. Ma le sirene in principio di “L’ingiusta fine delle mezze stagioni” è un chiaro segnale che l’armistizio è finito e si riparte a testa bassa col giusto piglio grintoso.

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Ian Anderson
Jethro Tull
The String Quartets

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Album

Scritto da Gianluca Livi Venerdì 17 Marzo 2017 22:41

Dal 2014, Ian Anderson è obbligato a non utilizzare lo storico moniker Jethro Tull, in luogo del quale egli propone la derivativa sigla Jethro Tull's Ian Anderson (sotto cui sono usciti il live "In Iceland" e i due album in studio "Thick as a Brick 2" e "Homo Erraticus").
Pur tuttavia, egli pubblica oggi un disco che pare attribuito alla band, di cui riporta il nome in copertina in via del tutto solitaria.

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Angelo Branduardi
Roma, 10 marzo 2017

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Live

Scritto da Elisa Maria Calcamo Venerdì 17 Marzo 2017 14:38


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Kate Bush
Before the Dawn

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Album

Scritto da Gianluca Livi Giovedì 16 Marzo 2017 11:06

Non è certamente il primo live di Kate Bush, come pomposamente strombazzato in rete da improvvisati e autoproclamati cultori musicali (ricordiamo l'EP "On Stage" e il VHS/CD "Live at the Hammersmith Odeon", entrambi riportanti performances del 1979), né documenta un'esibizione vocale impeccabile giacché la donna è lontana dalla leggiadra figura di usignolo nelle cui vesti si espresse alla fine degli anni '70 e per tutta la durata dei successivi '80. 

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Yeah! Mutation
Ri(e)voluzione

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Underground

Scritto da Max Casali Mercoledì 15 Marzo 2017 22:18

Un concept-album è un progetto che non è alla portata di tutte le band, vuoi per la complessità di legare la track-list con elementi comuni, vuoi per la difficoltà di trovare una nuova tematica che sostenga tutto il percorso senza dare la sensazione di essere ripetitivo.

Questo degli Yeah! Mutation è costruito sulla rabbia e la ribellione popolare o semplicemente quella del singolo individuo, che si sforza ad auto- convincersi ( paradossalmente) che il dispotismo sia l’unica chance di benessere attribuita al soggiogato stesso. I dieci pezzi che compongono “Ri(e)voluzione” tentano una sortita energica, un(a) scesa in campo per anelare la fuga per la vittoria. Riusciranno i nostri eroi?

La battaglia si apre con un calmo preludio ma sùbito dopo è già… “Guerra” ( poteva essere altrimenti?), ma l’inizio Pinkfloydiano non tragga in inganno, poiché i due minuti finali sono un sontuoso vortice di assoli e riffs severi. L’imperativo è far “Fuoco” per non desistere ai primi attacchi e difendere, con orgoglio, l’indole nazionalista e tenere alti i colori di “Una bandiera”, con un loop che fa da sfondo ad una verace canzone con fitto uso di piatti. La band dimostra un bel cuore indomito, fondamentale per portare avanti la nobile missione di ribaltare il risultato sul campo. Le due parti di “La verità del vincitore” sono strutturate sul doppio aspetto riflessivo e audace nella ritmica, con testi che ostentano tutto il coraggio di chi sta sul fronte.

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Daniel Gazzoli Project
Night hunter

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Underground

Scritto da Luca Driol Mercoledì 15 Marzo 2017 22:06

“Self Destruction Blues” cantavano gli Hanoi Rocks nel 1982 e, mutuando quel titolo, il chitarrista e compositore Daniel Gazzoli ne ricava un’ottima song di sfrontato hard-rock tipicamente ottantiano, tassello del più ampio mosaico che risponde al nome di “Night Hunter”.

L’album risulta un’ ottima raccolta di brani diretti e coinvolgenti, sorretti dalla buona vocalità del singer Leonardo F. Giullan e dallo straripante solismo del leader.

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Perpetual fire
Invisible

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Underground

Scritto da Bartolomeo Varchetta Mercoledì 15 Marzo 2017 21:59

Come spesso accade in Italia, i Perpetual Fire sono una di quelle band che fatica a trovare la propria collocazione con una label stabile che li promuova e li valorizzi. A testimonianza di ciò basti guardare alla cadenza delle incisioni.

“Invisible” è infatti il secondo album (il primo “Endless world” risale al 2007) ed è datato 2010, mentre, stando a quanto dichiarato sul sito della band, sembra che dopo sette anni sia di prossima pubblicazione il terzo.

L’anima del gruppo è il chitarrista Stefano Volta o meglio Steve Volta, come è solito presentarsi in arte, ed il suo nome è legato anche a quello dei Pandaemonium e della Pino Scotto band.

“Invisible” è quindi un album che fonda le proprie basi nel power metal melodico, dove ottimi spunti e ritmi consolidati trascinano l’ascoltatore in un crescendo adrenalinico.

È sicuramente un lavoro valido e ottimamente impostato dal punto di vista ritmico e compositivo.

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