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Fabio Serra (Røsenkreütz)

Introduzione
Røsenkreütz, progsters italiani attivi già da 4 anni, hanno appena pubblicato un secondo album per la Andromeda Relix, dimostrando ancora una volta notevoli capacità creative ed esecutive ed entrando di diritto nel gotha corrente del progressive italiano, se non addirittura europeo.
Abbiamo scambiato due chiacchiere con Fabio Serra, carismatico deus ex machina della formazione.     

Røsenkreütz

Fabio Serra - guitars, keyboards, background and occasional vocals
Gianni Brunelli - drums and percussions
Gianni Sabbioni - Bass and Chapman Stick,
Massimo Piubelli - lead and background vocals

Intervista

A&B: Prima di tutto perché un nome come Røsenkreütz?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Il nome è arrivato un po’ per caso, sei anni fa, quando il primo album era in fase finale: stavo cercando qualcosa che non fosse né Inglese né Italiano ma con una forte connotazione europea. In quel periodo leggevo un saggio sulla proto-massoneria nel quale si faceva riferimento al movimento Rosacroce e alla figura di Christian Rosenkreutz (che, peraltro, non si sa se sia effettivamente esistito). La cosa mi è “risuonata” bene e ho deciso di adottarlo come nome del progetto, alterandone un po’ la grafia in chiave vagamente scandinava anche per differenziarsi da altre band con nome simili che avevo trovato in giro per il mondo.

A&B: Quali le differenze tra questo album e quello precedente?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: "Divide et Impera" è senz’altro un lavoro più continuo e coerente essendo nato in un arco di tempo molto più breve rispetto a "Back to the stars". Inoltre ha beneficiato del fatto che nel frattempo era nata una vera e propria band che ha creato un suo sound. Ho cercato poi di delineare ancora di più l’elemento “canzone” all’interno dei brani; molto spesso, se parli di “canzone” in ambito prog, vedi un sacco di gente che storce il naso... Per me, invece, è fondamentale che un brano, per quanto possa contenere cose ricercate o articolate, sia immediatamente riconoscibile ed avere dei punti cardine che rimangano; se ci pensi parliamo di emozioni e, a mio avviso, se una cosa rimane troppo sofisticata o cerebrale, rischia poi di non arrivare. Preferisco conservare una certa istintualità.

A&B: Perchè 6 anni di distanza tra l'uno e l’altro?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Cerco di scrivere quando ho realmente qualcosa da dire: già per il mio lavoro “normale” mi trovo a lottare quotidianamente con tempi stretti e budget risicati: almeno per queste cose, che ritengo più “mie”, preferisco andare con la dovuta calma e riflessione. L’album poi sarebbe stato pronto come scrittura già nel 2018 ma poi son subentrati un po’ di problemi familiari della vita quotidiana che purtroppo hanno rallentato tanto la realizzazione finale.

A&B: I due album verranno pubblicati in vinile?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Mai dire mai però al momento la vedo difficile visto l’alto costo che comporta tale supporto e la sua distribuzione. Sono chiaramente nato col vinile per questioni strettamente anagrafiche e amo molto la copertina grande con gli artwork e tutto il resto, però già si vende molto poco con cd e digitale...

A&B: In realtà, quello dei due che si vende di più, al momento, è proprio il vinile...

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Vero. Tuttavia, il vinile rappresenta un investimento molto oneroso ed incerto, al di là del piacere di avere un determinato supporto. Se si dovessero creare le condizioni favorevoli comunque nessuna preclusione.

A&B: Quali i rapporti tra Andromeda Relix e Opal Arts?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Direi ottimi. Con Gianni Della Cioppa siamo amici da più di 30 anni per cui è stato molto semplice accordarsi. Il doppio marchio che vedi sui dischi nasce dal fatto che in origine pensavo di gestire interamente da solo la cosa, poi è arrivato Gianni che si è entusiasmato al progetto e ha proposto di darmi una mano, così abbiamo deciso di uscire con questa formula.

A&B: C'è differenza tra l'autoproduzione e l'uscita per una label? Voglio dire, con una label a supporto, c'è sempre il rischio di un intervento nel processo creativo e di una conseguente limitazione della libertà di espressione...

Fabio Serra [Røsenkreütz]: No, nessuna limitazione anche perchè, come ti dicevo, quello che pubblico come Røsenkreütz ci tengo che sia più autentico possibile per cui il primo punto di paragone è che deve piacere e convincere me in primis.

A&B: Nella recensione da noi pubblicata (si può leggere qui), sono stati fatti richiami a band piuttosto blasonate, passate e recenti (Kansas, Porcupine Tree, Muse, Transatlantic, Spock's Beard, Marillion, Pink Floyd). Trovate queste influenze rispondenti?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Ti ringrazio per questa domanda: allora, noto che un po’ in tutte le recensioni c’è una comprensibile ricerca di assimilazione a qualcos’altro e delle volte leggo dei riferimenti che mi sorprendono o che magari proprio non conosco.

A&B: Lasciami spiegare: troppo spesso leggo recensioni in cui si etichetta un gruppo citando un genere piuttosto ampio affiancandogli aggettivi più o meno altisonanti ma poi, in conclusione, non si capisce quale sia effettivamente la musica suonata. Una cosa tipo "disco prog veramente accattivante e ben suonato" non dice nulla e alla fine la domanda che sorge spontanea è: "ma che tipo di prog suonano questi tizi? Genesis o King Crimson? Van Der Graaf o Camel?". Per cui, tendo sempre a citare band di riferimento, almeno così fornisco un'idea piuttosto chiara del tipo di musica offerta dal gruppo da me recensito.

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Nel tuo caso direi che molti dei nomi che hai citato li ho ascoltati molto, altri magari un po’ meno. Le mie influenze sono senz’altro più nell’ambito del prog classico che da ragazzino ho consumato (per cui Genesis, Yes, Pink Floyd, Camel e, senza ombra di dubbio, gli UK) e poi molte cose del neo prog dei primi anni ’80 che ho vissuto in diretta con i vari Marillion, Pallas, Twelfth Night, etc. Confermo che amo molto i Kansas: il loro storico doppio live "Two for the show" credo sia uno dei più bei live della storia del rock. Mi piacciono senz’altro Porcupine Tree e Steven Wilson e pure qualcosa dei Muse, anche se quest’ultimi probabilmente li ritrovi nella mia musica dalle loro influenze originarie (Beatles su tutti e Queen poi). Poi ascolto veramente di tutto per lavoro e spesso mi capita di prendere spunti da cose veramente distantissime che però provo a mescolare al resto.


A&B: Che ne pensi dei gruppi italiani non degli anni '70, citati alla fine dell'intervista? (Ezra Winston, Former Life, Ingranaggi della Valle, Barock Project).

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Faccio un passo indietro a quando ti dicevo che per lavoro devo sentire molta roba diversa: questo purtroppo mi porta ad avere poco tempo per coltivare certe cose che sicuramente potrebbero essere nelle mie corde. Da qui ti dico (con un certo imbarazzo) che i primi due li conosco di nome ovviamente ma non li ho mai sentiti; gli Ingranaggi della Valle li ho sentiti live a Veruno avendone una eccellente impressione. Discorso a parte per i Barock Project che conosco bene e che apprezzo molto anche se si muovono in un territorio un po’ diverso rispetto a quello che faccio io: Luca Zabbini è veramente tanto bravo e talentoso e si è circondato di musicisti eccellenti.

A&B: La collaborazione con Flamma rappresenta probabilmente il primo caso di unione tra prog e rap, due generi che si collocano agli antipodi tra di loro. Perchè lo avete fatto e come è nata questa collaborazione?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: È una cosa nata un po’ per caso: la parte di rap contenuta in "I Know I Know" doveva essere in origine, nelle mie intenzioni, un recitato ed io volevo un madrelingua. Trovare un attore si è rivelata però un’impresa tutt’altro che semplice. Dopo un paio di contatti non andati a buon fine, ho sentito il mio amico Enrico Pinna a Londra (già chitarra dei Karnataka) che mi ha proposto questo ragazzo che registra abitualmente nel suo studio. Inizialmente confesso di essere rimasto un po’ spiazzato (sai, quando parti con un’idea e poi ti ritrovi qualcosa di abbastanza diverso) però poi sentendo sulla traccia le sue parti di rap ho pensato che fosse una cosa molto interessante e anche un po’ diversa.

A&B: Quali i progetti futuri?

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Senz’altro cercare di portare live anche "Divide et Impera", anche se siamo perfettamente consci che si tratta di un genere di nicchia e che, quindi, ha senso andarlo a suonare in situazioni appropriate. Poi posso dire di aver già messo mano a delle idee che molto probabilmente finiranno in un terzo album (anzi, un brano sarebbe già scritto e finito) e spero di riuscire a ridurre ulteriormente il tempo fra "Divide et Impera" e la prossima release.


A&B: Ultime parole per i lettori di A&B.

Fabio Serra [Røsenkreütz]: Che dire? Intanto grazie della vostra attenzione se siete arrivati fin qui :) e speriamo di incontrarci dal vivo.

 


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