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Luca Zabbini (Barock Project)

Introduzione
Barock Project nasce nel 2003, cominciando ad esibirsi come cover band di EL&P e Genesis, inserendo materiale originale che giorno dopo giorno prendeva forma. 
Nei due anni successivi viene registrato il primo disco, "Misteriose Voci", poi uscito nel 2007.
Nel 2009 è la volta di "Rebus", con il quale il nome Barock Project comincia a farsi conoscere oltre oceano.
Tre anni dopo con "Coffee In Neukolln", la band rice il consenso generale del pubblico progressive, guadagnando ottime recensioni ed articoli da tutto il mondo, proponendo un'identità musicale ben marcata.
Tuttavia, il quintetto conferma la propria identità nel 2015, con l'uscita di "Skyline", sublimato, appena un anno dopo, da "Vivo", doppio cd live che ripercorre tutte le tappe più importanti della discografia. 
A pochi mesi dall'uscita di "Detachment", nuovo album in studio, Luca Zabbini, leader del gruppo, fa il punto della situazione con noi di A&B.


BAROCK PROJECT

Luca Zabbini: piano, tastiere, chitarra acustica, voce
Eric Ombelli: batteria
Marco Mazzuoccolo: chitarra
Francesco Caliendo: basso

CREDIT: Emili Muraki - Photographer

Intervista
CREDIT: Emili Muraki - Photographer


A&B: Avete pubblicato 5 album. Conoscendo soltanto gli ultimi due, non sono in grado di tracciare un bilancio, evidenziando eventuali evoluzioni, cambiamenti stilistici, sviluppi sonori. Quali le differenze tra i primi lavori e quelli attuali, in termine di evoluzione del sound?
LUCA: Dal nostro esordio sono cambiate tantissime cose. Quando uscì quel disco ("Misteriose Voci") eravamo molto giovani e, all'epoca, l'entusiasmo era tanto.
Il lavoro era molto più legato alle sonorità del passato e credo che, sia in esso che in "Rebus" (il secondo) si senta estremamente l’influenza di EL&P.
D’altronde il primo amore non si scorda mai.
Personalmente, ora non sopporto più i testi in italiano e inoltre il mixaggio credo sia pessimo.
Oggi c'è molta più consapevolezza in ciò che voglio fare e quando scrivo un pezzo nuovo mi rivolgo al futuro, non al passato come avevo fatto appunto nel primo disco.
Dal primo disco è cambiato tanto il modo in cui scrivo musica, o meglio, è cambiato il modo con il quale voglio comunicare. Quello che ho scritto 10 anni fa non mi basta più, neppure ciò che ho fatto due anni fa, con "Skyline", mi veste ancora.
Ora mi servono altri mezzi per dire quello che ho in testa ed il risultato è stato appunto l’ultimo "Detachment".
Preferisco essere diretto e non escludo in un futuro prossimo di esserlo ancor di più.
Ogni volta che faccio qualcosa di nuovo, devo stupirmi, altrimenti, piuttosto che ripetermi, cambierei mestiere.



A&B: il vostro precedente album "Skyline" è stato recentemente stampato in una elegante versione gatefold in doppio vinile. Come siete entrati in contatto con Pink Moon Records, label che ha curato l'edizione?
LUCA:  E' stata un'operazione di Claudio Cutrone ed Artalia che hanno pensato di fare con la Pink Moon copie limitate e numerate in vinile per gli appassionati e i collezionisti.

A&B: E' prevista una iniziativa analoga anche per "Detachment"?
LUCA: Al momento non ne abbiamo parlato.

A&B: Ho appreso con meraviglia di alcune vostre date all'estero, segnatamente in Germania, Giappone e Stati Uniti. Potete raccontarci la vostra esperienza in quei paesi?
LUCA: Sai, è strano. Ogni volta che ho suonato all’estero, non solo in veste di Barock Project, ho avvertito molte sensazioni diverse.
La differenza più grande è stata quella che fuori dall’Italia non ho avvertito alcuna competizione da parte dei colleghi musicisti.
C’è sempre una grande collaborazione da parte di tutti e un’aria di “fratellanza”.
All’estero i fans ed il pubblico in generale sono molto più reattivi ed entusiasti, ma soprattutto più rispettosi nei confronti degli artisti.
E’ questa la cosa che manca di più in Italia ed è molto grave.
In Olanda ad esempio, durante il nostro live di Boerderij a L’Aia, abbiamo stretto amicizia con altre bands.



A&B: sembra che in Giappone si sia sviluppato un vero  proprio culto nei confronti dei Barock Project...
LUCA: Si, è infatti uno dei paesi che ci ha sorpresi di più. Ed inoltre la cosa che abbiamo apprezzato tanto è proprio, come dicevo prima, che hanno un enorme rispetto per noi artisti.
A Tokyo ho avuto momenti in cui mi sono sentito trattare come se fossi una star, con ragazze che fuori dall'arena o dai locali tremavano per avere un autografo o fare una foto col sottoscritto...così è anche troppo!
Ho ricevuto un sacco di regali, ho conosciuto tante persone nuove e mi sono confrontato con loro.
Qui in Italia invece, quando sei a suonare, a momenti ti devi portare il mangiare e il bere da casa.
E lasciami dire che se non suoni Vasco o Ligabue non ti si fila nessuno.
Mi spiace passare da lamentone, ma sono davvero stanco di tutto questa situazione nel nostro paese.

A&B: è cosa recente l'ingresso di Giacomo Anselmi, pregevole chitarrista noto per la sua militanza nei Goblin Rebirth di Fabio Pignatelli e Agostino Marangolo. Si tratta di una collaborazione estemporanea o la formazione è ormai stabilmente attestata su 5 elementi?
LUCA: Ho imparato che di stabile in questa band c'è ben poco, visti i trascorsi.
Giacomo fu un'entrata di emergenza avvenuta quando Mazzuoccolo (ex chitarrista) mi lasciò a piedi poco prima di alcuni importanti concerti, decidendo di andare a suonare sulle navi.
Con Giacomo ci stiamo comunque trovando bene, è un professionista. Questa è la cosa che conta per me.

A&B: come siete entrati in contatto con lui?
LUCA: Abbiamo tenuto alcune audizioni last-minute e non è stato per niente facile.
Avevamo concerti da lì ad un mese e non sapevamo come fare.
E' stato il batterista Andy Bartolucci, infine, a contattarlo.



A&B: apprezzate quando la critica vi definisce quale "nuova interessante realtà prog" (o new prog), oppure siete tra quelli che non amano le etichette e ritengono che l'unica differenziazione riguarda la musica di qualià o meno?
LUCA: Oramai non ci faccio più caso.
Le etichette non fanno per me, credo servano alle persone che devono fare ordine nella propria mente per classificare il tutto, come essere dentro ad un negozio di dischi.
Nemmeno io so definire che tipo di musica sia la mia, perchè mi piace spaziare ed abbracciare un largo numero di generi.
Se proprio dovessi dare ad essa un'etichetta, probabilmente direi "rock sinfonico".
Ma non tutti i brani vi rientrerebbero.

A&B: ha ancora senso, oggi, parlare di progressive?
LUCA: Vedo poco futuro nella parola "progressive", così come intesa al giorno d'oggi.
Un tempo rappresentava la voglia di sperimentare ed eri incentivato a farlo anche dai produttori stessi.
Oggi vige l'omologazione.
Chi sperimenta oggi è ''underground''.
E intendiamoci: non tutti quelli che fanno prog oggi stanno sperimentando rivolgendosi al futuro, tutt'altro. Ci sono quelli che ricalcano in bella o brutta copia quello che hanno fatto i grandi gruppi degli anni '60-'70, con gli stessi suoni, le stesse strutture, le stesse tematiche.
E' quello che io definisco "regressive".
Si è vero, le mie maggiori influenze sono EL&P e lo si può sentire anche troppo nei nostri primi dischi. Ma ora credo di aver trovato una mia identità, il pubblico lo sta notando ed evidenziando.
Questa è la cosa che mi appaga di più.



A&B: il vostro primo disco risale al 2007, un periodo durante il quale non aveva più senso differenziare il prog dal new progressive. Tuttavia, io vi chiedo se artisti della seconda corrente vi hanno in qualche modo influenzato, al pari dei gruppi storici menzionati nella precedente risposta. Penso, in particolare, a gruppi come Ezra Winston, Leviathan, Nuova Era, ecc.
LUCA: Il nostro primo lavoro è uscito nel 2007, ma era già vecchio di almeno tre anni.
Alcuni brani in esso li scrissi nel 1999, come "La Danza Senza Fine".
Il fatto è che non riuscivamo mai a trovare qualcuno che ce lo distribuisse!
Purtroppo non conosco i gruppi da te citati e ho ascoltato pochissimo in generale della seconda corrente.
Non ascolto quasi mai prog.
Ho comunque apprezzato gli ultimi lavori di Steven Wilson e dei Big Big Train.

A&B: ritengo che oggi il mercato nazionale sia piuttosto saturo di band, il cui livello, generalmente, è dignitoso ma non preminente. Le eccellenze sono veramente poche. Tra queste, oltre a voi, mi vengono in mente i Former Life, gli Ingranaggi della Valle e una manciata di pochi altre. Siete d'accordo?
LUCA: Come ti ripeto, non sono un cultore di questi gruppi e non conosco la loro musica.
Posso dirti che comunque c'è una corrente "underground" che lavora parecchio di fino sulle composizioni, piuttosto che sulla tecnica esecutiva, e questo mi fa piacere.



A&B: Quali altri nomi vorreste aggiungere a questo breve elenco?
LUCA: Per quanto mi riguarda, il mio elenco di musica racchiuderebbe: Bach, Bartòk, Beethoven. Aggiungerei anche i Beatles.

A&B: Ultime parole per nostri lettori e i fans
LUCA: Ascoltate sempre buona musica e andate ai concerti dei gruppi che fanno musica originale.



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