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Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso)


Intervista a cura di Gianluca Renoffio.

Introduzione

Vittorio Nocenzi, è una delle figure più atipiche, carismatiche e passionali del rock italiano (e non solo). 
Dotato di un talento naturale, si è avvicinato alla musica fin da giovanissimo e, come tastierista e compositore, ha fondato il Banco del Muto Soccorso di cui è ancora il leader.



Vittorio Nocenzi

 

Parallelamente alla carriera con il Banco, con il quale ha inciso più di 25 album e girato il mondo con più di quattromila concerti riscuotendo sempre un notevole successo di pubblico e di critica, ha percorso sentieri paralleli che gli hanno permesso di soddisfare la propria curiosità multidisciplinare e la propria vena didattica. 
Ha creato musiche per danza contemporanea e colonne sonore per il cinema e la televisione confluite poi nel suo primo disco da solista “Movimenti” in cui ha anche sperimentato l’utilizzo della poesia (di Alda Merini) come complemento “pittorico” ai propri suoni. 
Si è inoltre fatto promotore del progetto “Le chiavi segrete del rock: i territori del linguaggio”, una serie di seminari multidisciplinari che ha portato in giro per le scuole italiane dove ha fatto interagire la poesia con la pittura, la multimedialità con l’evoluzione del linguaggio musicale. Un modo per usare la musica come passpartout per accedere ai luoghi della mente frequentati dall’interesse giovanile.

Vittorio è inoltre stato produttore artistico di numerosi cantanti e direttore d’orchestra, tenendo sempre in considerazione la connessione tra arte e vita, formazione, crescita, emancipazione. E' tornato di recente a suonare con il fratello dopo le note vicissitudini, dalla morte di Francesco Di Giacomo, inconfondibile voce, poeta e frontman del Banco del Mutuo Soccorso a quella di poco successiva di Rodolfo Maltese impareggiabile chitarrista della band. Dopo il suo momento difficile di salute, che lo ha allontanato per un lungo periodo dalle sue amate tastiere, condivide con noi sia i ricordi dei bei tempi passati, sia i nuovi futuri possibili, un nuovo inizio, anche per chi non c’è più.

Intervista

A&B: Ciao Vittorio, è trascorsa una vita dall’ultima volta che ci siamo visti ed è successo di tutto. Ora, come stai?
Vittorio Nocenzi:
Mi devo ripigliare un po’. Ancora non sono riuscito ad elaborare certe cose ed ancora non accetto la perdita di Rodolfo e di Francesco. Sono incacchiato nero.

A&B: Io comunque li vedo ancora accanto a te, anche adesso, ed in ogni disco che apro e metto sul piatto …
Vittorio Nocenzi:
Mi mancano molto… è impossibile ricordare un momento specifico perché ne ho vissuti talmente tanti con loro, e di ogni natura, artistica ed umana. Ricordo le risate, gli scherzi, i viaggi, i momenti in cui nascevano le canzoni e condividevamo l’ispirazione …

A&B: Comunque ti ho visto ripartire come un treno: prima il supergruppo, poi la “band 2.0” ed ora questa esperienza con Gianni … Quale è il prossimo passo? Come pensi di evolvere ulteriormente?
Vittorio Nocenzi:
Il prossimo passo è il Banco 2.0, la nuova formazione con Toni alle voci Augusto alla batteria e Marco al basso. Sono tutte delle belle persone, che hanno portato la loro umanità, applicato la loro passione con un rispetto per la storia del Banco e del suo repertorio musicale, presupposti importanti per la ripartenza che preludono ad un miglioramento continuo che non può che fare bene alla musica della band.


A&B: Mi ha sorpreso l’assenza di Tiziano Ricci, che peraltro abbiamo appena intervistato …
Vittorio Nocenzi:
Si, Tiziano ha qualche problema con la famiglia per cui, ancorché dispiaciutissimo, è stato costretto a lasciare questa storia che ci appartiene, che è parte di noi tutti in maniera profonda.

A&B: Hai anche voglia di fare ancora qualcosa da solo o è solo Banco 2.0?
Vittorio Nocenzi:
Ho due ore di musica inedita già pronte che devo orchestrare e sto lavorando assieme a mio figlio Michelangelo, che è un tastierista eccellente ad un’opera rock intitolata “L’Orlando Furioso” che è in fase di completamento … Siamo ormai a buon punto. 

A&B: Viola, tua figlia, mi ha detto che Michelangelo è più bravo di te alla sua età …. (ambasciator non porta pena) …
Vittorio Nocenzi:
(risata) Ma io ne sono felicissimo. In questo periodo orrendo una delle pochissime cose che mi sono tornate indietro come compensazione è stata la gioia di scoprire che il figlio più piccolo ha nel DNA questa vocazione per la scrittura e per la composizione musicale. Chiaramente, questo è stato un regalo enorme perché c’è una intesa così miracolosa tra noi che mi accende di una nuova passione e mi porta ad un continuo pingpong di stimoli, di idee, di completamenti reciproci … Una cosa molto confortante che mi fa sentire meno solo.


A&B: La musica del Banco è la musica classica di oggi e occorre portarla fuori dalla nicchia, verso il pubblico. La tua intesa con il giovane Michelangelo è uno dei modi per farlo?
Vittorio Nocenzi:
Io penso di sì! Questi percorsi però respirano soprattutto con uno sguardo verso il sociale, e questo l’ho fatto per tutta una vita. Adesso, a 65 anni suonati, sento la necessità di pensare solo al suonare, ma non perché voglio rinunciare a quella visione “ampia”, aperta all’impegno che ho sempre avuto (per me è impossibile non averla) ma perché anche quella è stata fonte troppo spesso di mortificazioni per poterla ricordare sempre con gioia. Sono molto deluso, vedo attorno a me una società che non amo nella quale non mi identifico assolutamente, inadeguata alla scala di valori morali, etici ed estetici rispetto a quelli miei propri, che sento nel mio profondo. Ho bisogno quindi di concentrarmi un po’ su me stesso, di rigenerarmi, di essere più che apparire, e cerco di farlo sempre comunicando con gli altri, i giovani.

A&B. Nel filone del progetto che abbiamo condiviso assieme, “Le chiavi segrete della musica?”, che guardava ai giovani ed al loro coinvolgimento individuale, personale, “Fai anziché Guardare”…
Vittorio Nocenzi:
Si, occorre imparare a sviluppare il pensiero che precede tutto quello che poi fa nascere l’arte, un pensiero che nasce da basi elementari: scegli il bene non il male, scegli gli altri come momento per migliorarti. Non è una cosa così complicata, ma è così lontana dall’altra componente della natura umana che oggi più che mai viene schiacciata. Io questa cafonaggine dell’era contemporanea la disprezzo: mi irrita, mi dà fastidio, mi disgusta, non la condivido. Impera un materialismo così grossolano che mette sotto i piedi costantemente la dimensione spirituale dell’essere umano, cosa che non sopporto più. Vedo 30 anni di vita mortificati costantemente: quando avevo 20 anni pensavo che attraverso la cultura, l’umanità e la società potessero migliorare ed essere migliorate; ma ora, pure la cultura è diventata mercimonio. È stata falsamente allargata abbassandone il livello. Quindi è stata un’altra sconfitta. Siamo arrivati (o ci hanno portato) alla “scuola allargata a tutti quanti” ma ne abbiamo abbassato il livello qualitativo. 
Lo stesso anche per il cinema, quello che un tempo ci faceva venire un eczema, ad esempio i film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (persone splendide, benedetti loro), che ci sembravano inutili e da esorcizzare, se li vedessimo oggi sarebbero dei capolavori, e Franco Franchi e Ciccio Ingrassia dei giganti rispetto alla monnezza di Massimo Boldi e dei panettoni di Natale. Sarebbero dei capolavori irraggiungibili. Christian De Sica, con un padre cha ha inventato il cinema realista italiano, si mette a fare quelle schifezze basate sulle ambiguità, sul sesso, solo per i soldi. 
La cultura per i soldi: è una cosa che una volta era respinta ed oggi trionfa.


A&B. Ritrovo in te l’approccio culturale a 360°, una musica allargata…
Vittorio Nocenzi:
Questa è un’utopia. L’arte totale è un’utopia meravigliosa alla quale tengo da tutta una vita. E che continuerò a perseguire …

A&B. Ritorniamo alla musica. Parlaci più profondamente della nuova musica del Banco 2.0.
Vittorio Nocenzi:
Come ti ho detto, la mia idea è un nuovo album di musiche nuovissime mie e di Michelangelo featuring Banco del Mutuo Soccorso. 
Il Banco torna al punto di partenza, in volo, all’ippogrifo ed al volo alato e quindi all’Orlando Furioso che è di una modernità e contemporaneità sconcertante. Pensa che inizia con l’assedio della città di Parigi da parte dei Saraceni. 
Cosa è successo recentemente? Siamo li. L’attualità richiede una risposta e secondo me l’occidente la deve dare partendo dalla nostra cultura del Rinascimento, come testimonianza di possibilità di pace, di possibilità di fare un percorso insieme. Immagino un’orchestra multietnica che possa rappresentare il mediterraneo, dove i violini vanno assieme alle percussioni, i flauti con gli ottoni. Mi piacerebbe farla e forse con la mia testardaggine ci riuscirò.

A&B. Non hai mai pensato a scrivere un libro? Hai così tanto da dire…
Vittorio Nocenzi:
Hai ragione e sto iniziando a farlo con un amico di Alessandria che mi ha portato del materiale e scriveremo sul progressive. Magari ci potrai dare una mano anche tu…

A&B. Perché no, sempre a disposizione, lo sai...

 

 

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