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Enzo Vita (Il Rovescio della Medaglia)

Intervista a cura di Valentino Butti e Gianluca Livi, con il contributo di “Eric” G. Laterza.

Il Rovescio Della Medaglia (RDM) è uno dei gruppi storici dell’hard-rock/progressive italiano degli anni 70.
Famoso soprattutto per le potenti e coinvolgenti performance live, nel triennio 1971-73, pubblicò tre ottimi esempi di hard rock sinfonico, per poi sciogliersi come molti gruppi dell’epoca.
Due infelici episodi negli anni ‘90 (“Il Ritorno” e “Vitae”) macchiano l’aureo curriculum della band, fortunatamente parzialmente ripristinato con “Microstorie” del 2011, album non proprio prog, né hard rock, ma certamente di qualità (sublimato, peraltro, dalla presenza, tra gli altri, da Roberto Tiranti, tra le altre cose ex New Trolls).
In questi ultimi mesi, il gruppo pubblica “Tribal domestic” (qui la nostra rece), degnissimo e convincente capitolo progressivo che, in chiave più attuale, ricalca la vecchia e vincente formula di inizio ’70.
A capo del progetto, ora come allora, c’è il chitarrista Enzo Vita con cui abbiamo avuto il piacere di fare il punto della situazione, anche alla media e alla lunga distanza.


Il Rovescio della Medaglia
Enzo Vita


A&B: Parlando degli anni ’70, il web è piuttosto avaro di informazioni riguardo alla vostra dissoluzione, giunta quando sembrava che tutto volgesse al meglio. Vorremo dei chiarimenti, se possibile.
Enzo Vita: Come noto, ad un certo punto ci rubarono gli strumenti e, se si aggiunge che qualcuno di noi si riteneva superiore, volendo intraprendere altre strade, oltre alle solite furbizie, allora si capisce perché sono rimasto da solo a portare avanti il Rovescio della Medaglia.
Il problema delle band è che quando ottieni dei risultati, trovi sempre qualcuno che pensa che il merito sia sempre ascrivibile a lui, talvolta soltanto grazie a lui. E succede che lascia la band!
Poi, nel tempo, si capisce che le cose non stanno proprio come pensava, al punto che cerca di rientrare, cosa che con me non è più possibile.

A&B: Sempre permanendo negli anni '70, al contrario dello scioglimento, i presupposti dietro alla nascita del Rovescio della Medaglia sono piuttosto noti. Tuttavia, aneddoti e curiosità latitano…
Enzo Vita: Si viveva di panini e musica (risate). Si risparmiava su tutto, anche sul mangiare, pur di avere una strumentazione migliore (risate).

A&B: A metà degli anni novanta, avviene un primo tentativo di riportare in auge il gruppo. La cosa si ripete nel 2011, con un nuovo album, "Microstorie", progetto più sostanzioso. Tuttavia, a parere di chi scrive, il RDM è lontano, cone queste uscite, dal genere progressivo. Perché abbandonare la formula di un tempo con il rischio di scontentare i vecchi fan e di non acquisirne di nuovi (cosa che poi si è effettivamente verificata)?
Enzo Vita: Negli anni ’90 feci l’errore di affidarmi a mani sbagliate.
L’album del 2011, “Microstorie”, è invece un progetto autofinanziato.
Dopo tante porte chiuse volevo verificare se avevo capito in che mondo vivevo.
La porta si è aperta con l’aiuto di Roberto Tiranti e di tutti i musicisti di indubbia qualità’ che ho conosciuto. Questo mi ha permesso di pensare ad altro. Infatti, l’idea di “Tribal Domestic” è nata mentre registravo "Microstorie".
Detto questo, bisogna anche capire che il Rovescio della Medaglia non nasce per soddisfare necessariamente i fans, ma per esigenze di espressione personale.
Se poi piace, tanto meglio.

A&B: Che cosa hai fatto nel frattempo? Ti sei occupato di musica o cosa? E' stato difficile vivere di musica negli anni successivi?
Enzo Vita: Nel '76 ero partito per Londra perché, grazie ad Armando Gallo, si era aperta la possibilità di suonare con Peter Gabriel cosa che poi, purtroppo, non si è concretizzata.
Rientrato dopo sei mesi, ho lavorato in teatro con David Zard.
Successivamente, un amico mi ha chiesto di aiutarlo a suonare nei night e così, per altri mesi, ho suonato in diversi locali.
Ho smesso perché questa cosa non mi permetteva di esprimere ciò che avevo in testa.
In seguito, ho accompagnato alcuni cantanti (Alan Sorrenti, Don Backy e altri ancora) ma anche in questo caso non ero soddisfatto così ho lasciato, ripensando di ricominciare con il Rovescio della Medaglia.
Nel 1984 feci un accordo con un arrangiatore ma, anche in questo caso, non trovai persone adeguate e cosi ho deciso, negli anni ‘90, di fare di testa mia.
Solo con “Microstorie” sono riuscito ad esprimere la mia visione del mondo esterno.
Tutto questo, senza mai abbandonare lo studio della musica e della tecnica.

A&B: Arriviamo ai giorni nostri: ... abbiamo citato "Tribal domestic", da poco pubblicato. Un gran bel disco: finalmente un ritorno alle origini, addirittura con un'orchestra ed il contributo (in un brano) della voce storica del Rovescio, Pino Ballarini... 
Enzo Vita: Come detto, “Tribal domestic” nasce nel corso delle registrazioni di “Microstorie”.
E' successo che nel tempo ho scoperto le mie potenzialità. Cosi mi sono scritto tutte le parti musicali e in un mese ho potuto verificarne la correttezza con il tastierista Rino Amato (giacché io sono autodidatta).
Il lavoro era finito da un paio di anni ma ci è stato chiesto di arricchirlo con il contributo di un’orchestra dal vivo e questo ha comportato tempi lunghi.
Finalmente, l’album è uscito nell’ottobre del 2016.

A&B: Perché non coinvolgere i vecchi membri anche nelle precedenti opere discografiche? Sei ancora in contatto con i membri storici del gruppo?
Enzo Vita: Dei vecchi membri, Gino Campoli (batteria) ha smesso da qualche tempo, Stefano Urso (basso) è impegnato a fare altro tipo di musica, Franco Di Sabatino (tastiere) vive in Germania e, in tutta sincerità, non sono interessato ad avere rapporti con lui.
Pino Ballarini, infine, è rientrato da poco in Italia, dalla Svizzera, dove ha vissuto per circa quaranta anni, e quindi ho fatto in tempo ad inserirlo in questo progetto.
Ed è l’unico, di fatto, con cui sono ancora in contatto.

A&B: Perché tornare al prog soltanto ora?
Enzo Vita: Sono tornato al Prog perché nel cassetto ho tanti brani di tutti i tipi e questa volta ho scelto quelli che ho ritenuto più adatti per “Tribal Domestic”.

A&B: Esistono registrazioni live degli anni '70? Quanto sarebbe bello ascoltare brani live con la formazione che include gli ex Napoli Centrale Mark Harris e Tony Walmsley.
Enzo Vita: Sì, ci sono delle registrazioni che spero di riuscire a mettere a disposizione degli interessati.

A&B: Parlaci invece dei tuoi nuovi collaboratori per "Tribal domestic". In alcuni casi, si tratta di musicisti di altre compagini, come quella Heavy Metal.
Enzo Vita: Alla batteria ho chiamato John Macaluso che, come saprete, è un grande della musica hard rock, avendo collaborato con tantissime musicisti e band.
In fase di missaggio, ho deciso di modificare alcune parti alla batteria chiamando Cristiano Micalizzi e Gianluca Catalani che hanno rispettivamente suonato in un brano il primo, in due brani il secondo.
Alla voce c’è Chris Catena, altro personaggio eccellente della scena heavy, molto conosciuto sia per i suoi dischi solisti, sia per le tante amicizie internazionali che ha coltivato nel tempo
(anche rilevanti: basti dire che nei suoi album solisti, hanno suonato, tra gli altri, personaggi del calibro di Eric Singer, Tommy Aldridge, Bernie Marsden, Bruce Kulick, Micky Moody, Glenn Hughes, Pat Travers, Bobby Kimball - NdA).
Grazie a lui ho conosciuto Alexander Frey, il maestro che ha diretto l’orchestra sinfonica calabrese, e Fernando Petry, bassista brasiliano eccezionale che ha suonato su tutto l’album.
Poi c’è Rino Amato, alle tastiere, che lavora nei trailer di film e ha musicato cose relative alla danza classica, con cui abbiamo redatto tutta l’orchestrazione.
Quasi tutti i mix sono stati fatti a Los Angeles da Fabrizio Grossi che è un eccellente bassista, anche se in questo lavoro non ha toccato il suo strumento, limitandosi ai compiti tipici dell’ingegnere del suono.

A&B: In quarant’anni, la musica ha subito cambiamenti importanti (non necessariamente in meglio) e oggi la possibilità di suonare dal vivo (e si allude a festival contenuti, non quelli oceanici di allora) è un grosso problema, che colpisce le nuove band come quelle storiche, con poche eccezioni. In un tale clima, la tua band ha avuto il privilegio di suonare pochi anni, tra gli altri posti, anche in Giappone, ove è stato tratto un album dal vivo. Quale la differenza tra la scena italiana e quella giapponese?
Enzo Vita: L’organizzazione giapponese è incredibilmente efficiente e quando affermo questa cosa, alludo a tutti i campi.
La persona che mi ha portato in Giappone è Iaia De Capitani (manager della PFM e titolare di Aereostella - NdA) e ho trovato sia in lei, sia nella pianificazione giapponese una preparazione perfetta, cosa che in Italia raramente esiste.

A&B: Per il futuro, cosa hanno in serbo Enzo Vita e il Rovescio della Medaglia. 
Enzo Vita: Sono tanti anni che porto avanti questa storica sigla.
Inizialmente, era a disposizione di tutti i musicisti poi, quando ognuno è andato per la propria strada, sono andato avanti da solo.
Dopo varie traversie, ho deciso di fare di testa mia e nel 2011 ho pubblicato per la Sony (con “Microstorie”) e per la Sony/Cramps (con “Tribal Domestic”).
Due progetti diversi: il primo pubblicato anche per rientrare nel “gioco discografico”, il secondo di musica prog/rock, entrambi realizzati con ottimi musicisti come, tra gli altri, Roberto Tiranti, Cristiano Micalizzi, Chris Catena, John Macaluso ed altri ancora.
Per il futuro, ho quasi pronto un altro lavoro e vedrò “chi ci sarà” più in là….

 

 


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